Conferenza Unificata tra Governo ed Enti locali: i nodi ludopatia e distanziometri

Si è conclusa con un nulla di fatto il primo capitolo della Conferenza Unificata tra Governo ed Enti locali, che andrà a definire le nuove strategie del mercato del gioco italiano per gli anni a venire. Le Regioni hanno espressamente chiesto più tempo per esaminare le proposte presentate dal governo: “non si può pensare di chiudere tutto in pochi giorni, senza le approfondite valutazioni”.

Dal primo incontro tra i rappresentati del governo Renzi e gli Enti locali sono emersi diversi spunti interessanti, che saranno sicuramente materia di discussione nella prossima riunone fissata nel mese di agosto. La commissione Affari finanziari sta valutando di suddividere i luoghi autorizzati in due classi A e B, una proposta che potrebbe condurre ad una “parziale disapplicazione” delle leggi regionali in tema di distanze dai luoghi sensibili: secondo la proposta del governo Renzi, infatti, le sale di tipo A sarebbero esenti dal rispettare il distanziometro, ma il problema nell'approvazione di tale punto deriva dal fatto che ben 10 le Regioni italiane che hanno legiferato a riguardo, stabilendo nero su bianco la corretta metratura e distribuzione sul territorio: Lombardia, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta prevedono 500 metri; Abruzzo, Liguria e Trentino Alto Adige 300 metri.

La commissione Salute, dal suo canto, ha fissato un nuovo incontro la settimana prossima, per analizzare insieme ai rappresentanti delle Regioni l'aspetto più sociale del provvedimento, ovvero il rischio ludopatia: “il settore va riformato ma la priorità è la salute dei cittadini”, hanno commentanto i rappresentanti del Governo ai media di settore.

Nel frattempo le Regioni, per bocca del presidente dell'Emilia Romagna Bonaccini, ha chiesto al governo di accelerare i tempi al governo per definire le ultime criticità emerse, ponendo l'accento sulla questione di rispetto delle distanze dai luoghi sensibili. Per questo incontro, che si terrà con ogni probabilità la prossima settimana, si cercherà di coinvolgere anche la Presidenza del Consiglio. In definitiva, si prevede un vero e proprio 'regolamento dei contiì che dovrebbe sciogliere gli ultimi nodi in vista della prossima Conferenza delle Regioni del 3 agosto, data in cui sia Baretta sia Bonaccini puntano a chiudere la disputa e siglare un'intesa definitiva. “Se chiudiamo il 3 dipende dall’incontro con il governo”, osserva l’assessore emiliano Garavaglia lasciando aperte così anche altre interpretazioni e nuove proposte.

Alcuni dati significativi della diffusione del gioco nel nostro Paese

Il sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta, aveva illustrato agli enti locali, durante il tavolo tecnico tenutosi la scorsa settimana, un documento contenente diversi dati significativi sulla diffusione del gioco nel nostro Paese: numero di apparecchi, numero di esercizi e relativa media divisa per province. Nel documento emerge che la media di apparecchi presenti in un bar o esercizio è di 3,45; la media di apparecchi presenti in una rivendita tabacchi e/o ricevitoria Lotto è di 3,08.

I dati variano a seconda delle province. Rilevanti i dati riferiti a Bolzano e Nuoro, che presentano la media più alta di apparecchi presenti nelle tabaccherie , rispettivamente 4,54 e 4,08, e Prato che detiene il record di apparecchi nei bar, 4,3 apparecchi ad esercizio. Il caso della provincia toscana potrebbe essere relazionato con la massiccia presenza della comunità cinese nel territorio.

Per converso, sono 6 le province “virtuose”, per quanto riguarda la tipologia di esercizio, che presentano una media di apparecchi inferiore a 2,5. Rimini in testa con 2,22; segue Agrigento (2,36), Macerata (2,40), Viterbo (2,42), Enna (2,44), Ferrara (2,46), Trieste (2,46). Il dato più “virtuoso” arriva da Lecce, che conta solo 5 bar con apparecchi, nei quali è presente una sola macchinetta per locale.

L'effetto distanziometri sulle Regioni Italiane

Sono dieci le regioni italiane che ad oggi hanno adottato i distanziometri nel loro territorio. Si prevede che le distanze minime dai luoghi sensibili, potrebbero determinare la chiusura legale del 97,5% delle agenzie di scommesse, il 100% delle sale bingo, e oltre il 90% di punti slot.

Analizzando i dati a livello regionale emerge che:

  • In Abruzzo, Liguria e Trentino Alto Adige è stata imposta una distanza di 300 metri dai luoghi sensibili.
  • In Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta, la distanza minima di 500 metri.
  • Considerando le agenzie di scommesse, il Trentino Alto Adige figura tra le regioni con la percentuale più alta di sale: il 69% dei punti non rispetta il distanziometro, perciò 116 punti su 168 non sono a norma.
  • In Puglia il 97,5% delle sale è invece troppo vicino ad un luogo sensibile (1204 su 1235).
  • Per quanto riguarda il Bingo, un terzo delle sale presenti in Abruzzo non rispetta le distanze (2 su 6); in Liguria (6 sale), Puglia (7), Trentino Alto Adige (2) e Umbria (2) tutte le sale sono fuorilegge.
  • Considerando infine le slot, le sale irregolari vanno dal 66,3% della Valle d’Aosta (114 su 172), al 94,2% della Puglia (4.378 su su 4.648).

Rivedere e rendere più flessibili le leggi regionali, riducendo l’elenco dei luoghi considerati sensibili, potrebbe produrre effetti più contenuti.

Ad esempio, considerando solo le scuole, nel caso delle agenzie di scommesse si avrebbe una forbice che va dal 50,6% dei punti irregolari in Trentino (la cerchia dei punti irregolari scenderebbe da 116 a 85), al 96,2 della Puglia (ora si arriva al 97,5%, in pratica si passerebbe dalle attuali 1.204 agenzie irregolari, a 1.188).

Se come luoghi sensibili venissero scelti i soli impianti sportivi, in Abruzzo solo il 19,3% delle agenzie di scommesse sarebbe fuori norma, contro il 75,1% attuale (in pratica da 327 agenzie fuori norma, si passerebbe a 84). Più marcati gli effetti in Valle d’Aosta, dove il 55,5% delle agenzie violerebbe comunque il distanziometro (ora sono il 77,8%). Tre regioni poi sono comunque vicine al 50%: Liguria (46,1%), Toscana (47,7%) e Friuli Venezia Giulia (49,5%).