Dal tentato suicidio al ruolo di simbolo nella lotta contro la ludopatia. L’incredibile storia di Le

Dalla dipendenza patologica del gioco al ruolo di terapeuta. Lesa Densmore racconta la sua incredibile storia che l’aveva portata vicinissmo al suicidio. Adesso è uno dei simboli nella lotta contro la ludopatia.

Recentemente è stata pubblicata un’intervista di Lesa Densmore, coach specializzato nel recupero dalle tossicodipendenze, educatore e portavoce nazionale sul delicato tempo al centro del dibattito popolare a livello globale. Lesa era affetta da ludopatia e la sua ultima partita risale al marzo del 2009. Abbiamo deciso di riportare le sue parole perchè possano essere d’esempio per tutti.

Raccontaci della tua prima volta con il gambling?

“Il mio primo approccio risale ai tempi delle scuole elementari, quando attorno al tavolo della cucina ho partecipato ad una partita di ‘penny poker’. Durante l’adolescenza ho conosciuto il bingo e l’attrazione fatale per questa tipologia di gioco mi ha creato innumerevoli problemi nei miei primi vent’anni”.

Quali sono stati i primi sintomi evidenti della dipendenza dal gioco?

“Ero una libera professionista e ho iniziato a modificare il mio orario di lavoro per poter giocare frequentemente a bingo. Ero talmente competitiva che consideravo il gioco del bingo come una prova di abilità piuttosto che un gioco d’azzardo. Stavo cercando vanamente di batterlo”.

Che cosa è successo dopo?

“Ho iniziato a mentire alla mia famiglia e al mio fidanzato per continuare a coltivare di nascosto la mia passione per il gioco, inoltre mentivo ai clienti per uscire prima dal lavoro. Il mio interesse per il bingo è diminuito progressivamente, così sono passata al poker online prima di visitare con assiduità i casinò. Ho sperperato quasi tutto il denaro presente nelle mie carte di credito, non pagavo le bollette e spendevo tutto il mio tempo e le mie energie nel gambling. C’è stato sempre un lungo braccio di ferro tra la mia vita legata al gioco e quella reale di una lavoratrice autonoma adulta con responsabilità”.

Raccontaci il tuo momento peggiore di dipendenza dal gioco?

“C’erano molti casino a cui potevo accedere e di conseguenza ho iniziato a frequentarli assiduamente. Amavo campane e fischietti, e quel suono alterava lo stato della mia mente. Quando ho vinto enormi quantità di denaro, non ho mai investito nulla: il mio desiderio era quello di giocare. Questo è avvenuto per molti anni. Con un debito di diverse migliaia di euro, disperata e depressa, avevo cercato di suicidarmi ingerendo una dote eccessiva di pillole prescritte dal medico dopo un incidente stradale. Il giorno dopo mi sono svegliata e andai a giocare al casinò”.

Come hai chiesto aiuto?

“E’ stato molto difficile e far capire ai familiari e agli amici che avevo una dipendenza dal gioco e di conseguenza un’immane bisogno di un trattamento terapeutico. Una volta accettata la mia patalogia, ho effettuato delle ricerche per capire a chi rivolgermi, ma l’elevato costo del trattamento residenziale ha richiesto l’aiuto e l’intervento diretto della mia famiglia. Ci sono voluti molti anni per ottenere la loro assistenza”. “Nel marzo del 2009 - prosegue Lesa - sono entrata finalmente in una clinica specializzata a Baltimora, nel Maryland, dove un team di esperti lavora con passione e professionalità per aiutare le persone con dipendenze gioco d’azzardo. Il programma terapeutico non era basato sull’atto del gioco d’azzardo, ma era finalizzato all’analisi delle questioni di fondo che causano dipendenza. Da allora non ho mai più giocato”.

Come è cambiata la tua vita da quando hai smesso di giocare?

“Dopo cinque anni di terapia sto ancora lottando per uscire definitivamente dal tunnel della dipendenza. La fase di recupero mi ha permesso di capire molteplici aspetti della vita. Adesso ho una maggiore comprensione e tolleranza delle differenze tra le persone. Mi rendo conto che ognuno di noi ha una sua storia: talvolta queste finiscono con il bisogno di un autopunizione, altre con la possibilità di rinascere. Adesso, svolgo il ruolo di Coach nel recupero delle tossicodipendenze e quello di relatore nazionale sulla questione, questo è il “Potere Superiore” che mantiene saldo il mio equilibrio sapendo che sto facendo la differenza nella vita delle persone grazie alla formazione e alle iniziative di sensibilizzazione. La dipendenza dal gioco d’azzardo è curabile. La gente ha bisogno di sapere che c’è sempre un aiuto disponibile, e l’educazione e la consapevolezza di questo deve essere aumentata attraverso specifiche campagne nello Stato di New York e nell’intero paese. Io sto usando la mia esperienza per aiutare le persone a rendersi conto che non sono soli”.

Intervista tratta dall’articolo http://knowtheodds.org/blog/interview-with-lesa-densmore-recovering-problem-gambler-and-recovery-coach