Decreto Dignità Giochi: gli enti locali rivendicano il loro ruolo nella lotta la Gap

Al coro di reazioni politiche sui provvedimenti riguardanti il gioco contenuti nel Decreto Dignità, si unisce la voce degli enti locali che rivendicano il loro ruolo nella lotta contro il Gap.

I rappresentanti di Regioni e Comuni si sono espressi sulla riforma generale del comparto annunciata dal Governo la cui approvazione è prevista entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Legge. Considerata l’assenza di una normativa quadro nazionale e nonostante il riordino deciso in Conferenza Unificata Stato-Regioni circa un anno fa, la riforma avrà ripercussioni anche sulla libertà d'azione degli enti locali, principali depositari della regolamentazione della materia.

"Senza dubbio il divieto di pubblicità del gioco è un deterrente per la sua diffusione. Il problema è come impedirne la promozione sulla rete. Perché i divieti e limiti devono riguardare anche il gioco online", ha sottolineato Sergio Rossetti, consigliere della Regione Liguria nelle file del Pd, il quale si dichiara favorevole all'aumento del Preu, che però dovrebbe essere "finalizzato anche al reperimento di fondi per la redenzione e la cura di chi non riesce a smettere".

Esprimendosi sul futuro riordino Rossetti ritiene che bisogna partire dall'accordo Stato-Regioni del 2017. "È una corretta base di partenza”, sostiene, “così come il 30% percento in meno di offerta. Bene si è fatto a ridurre le occasioni per giocare, aggiungere il divieto di pubblicità e intraprendere la lotta all'online che è la sfida più difficile. Inoltre, vanno definiti criteri non relativi solo alle distanze per consentire o meno l'apertura delle sale. Sul piano preventivo, informativo e curativo bisogna potenziare il lavoro degli enti pubblici, delle associazioni e delle organizzazioni private”.

La proposta di Rossetti (Regione Liguria)

Secondo il consigliere del PD le Regioni dovrebbero esercitare un'azione sinergica che tenga conto sia della tassazione che del tessuto sociale, cercando non solo di stabilire delle regole, ma trovando la strada più giusta per farle osservare. Inoltre, entro i limiti delle normative nazionali, le Regioni possono legiferare sulle autorizzazioni d'intesa con l'Anci, predisporre sistemi di detassazione per gli esercizi che non usano le slot machine, aprire un tavolo di crisi per verificare quali siano i reali impatti occupazionali sul sistema e creare iniziative per chi perde il lavoro a causa della riduzione del gioco. Oltre a ciò, devono attivare risorse per l'informazione, la prevenzione e la cura dei giocatori compulsivi. Devono collaborare con le agenzie educative, in primis la scuola, le aziende sanitarie e le associazioni che si occupano del gioco e dei giocatori.

Per quanto riguarda i Comuni Rossetti ritiene che devono poter agire sul piano dei controlli, negli incentivi a togliere le slot dagli esercizi commerciali e nei criteri per consentire l'apertura delle nuove sale.

Sul tema Regioni, si è espressa anche Viviana Beccalossi, consigliere in Lombardia per il Gruppo Misto, promotrice della legge vigente sul Gap.

"Credo che nessuna misura, presa singolarmente, possa avere effetti determinanti. Sono però convinta che il governo, a partire dal decreto Dignità, abbia preso una buona decisione, perché sta passando il messaggio che il gioco non può essere considerato, quasi con leggerezza, un mero strumento di guadagno per lo Stato. Però, visto che non sono solo i divieti a risolvere i problemi, serve la volontà di proseguire la lotta contro i rischi del Gap partendo dall'informazione e dalla prevenzione”. Secondo Beccalossi, prima di domandarsi 'dove' andranno a rivolgersi i giocatori compulsivi, e presagire un ritorno del settore all'illegalità, bisognerebbe considerare quali strumenti lo Stato intende mettere in atto per evitare gli eccessi ed i rischi della ludopatia. Auspica il varo di una legge nazionale che possa tenere in considerazione quanto di buono c’è nei vari provvedimenti varati a livello locale e una valida campagna di sensibilizzazione ed informazione sui rischi derivanti dal gioco.

Se oltre al decreto Dignità il Governo avesse davvero intenzione di continuare questo percorso, servirebbe una legge nazionale che prenda il meglio dai tanti provvedimenti varati in questi anni a livello locale, a partire da quello della Lombardia. Si dovrebbe puntare di più, prima che sulla repressione, sulla comunicazione, a partire dalle scuole. Oggi per un ragazzo è molto più facile essere raggiunto da un’offerta sproporzionata di occasioni per provare l’azzardo piuttosto che da un’informazione sui rischi della deriva patologica. Inoltre, credo che il modello di prevenzione e cura dei malati che abbiamo varato in Lombardia possa rappresentare un ulteriore punto di riferimento anche a livello nazionale".

Luca Cassiani (Piemonte) punta su formazione e Gioco Responsabile

Secondo il consigliere piemontese del Pd Luca Cassiani, al divieto di pubblicità dovrebbero accompagnarsi delle politiche attive che contrastino il Gap, quali formazione nelle scuole, campagne nazionali sul gioco responsabile, investimento sulla formazione per gli esercenti: elementi essenziali senza i quali il divieto di pubblicità è da considerarsi pura demagogia. “Anzi, punisce le sponsorizzazioni sportive e le aziende che promuovono il gioco lecito e controllato. Se poi parallelamente il Governo autorizza una nuova serie di gratta e vinci, anche da 20 euro per un solo biglietto, siamo di fronte a scelte ipocrite, che si commentano da sole".

Esprimendosi sulla riforma complessiva del settore, Cassiani sostiene che il Governo dovrebbe pensare ad una riduzione orizzontale di tutti i giochi, allo stesso modo in cui è stata attuata per le slot machine, e non introdurre nuove forme di lotto istantaneo e gratta e vinci; dovrebbe inoltre considerare l'introduzione dell’uso obbligatorio del codice fiscale per accedere agli apparecchi di intrattenimento, regolamentare le sale da gioco e far fronte alla criminalità e all'illegalità considerando il coinvolgimento di Regioni ed enti locali nelle politiche di contrasto al gioco patologico.

A tal fine, "parte del prelievo fiscale sul gioco - questi i numeri raccolti dalla nostra redazione - dovrebbe restare sul territorio per finanziare campagne sui media e nelle scuole, oltre ai fondi per il sostegno alle famiglie delle persone affette da Gap”.

Inoltre aggiunge “è necessario agire con intelligenza evitando crociate proibizioniste, inefficaci e demagogiche, che tendono a criminalizzare il gioco lecito e non i suoi eccessi patologici. Così come un bicchiere di vino al giorno non provoca danni e non ci trasforma in alcolisti, anche il gioco responsabile è una libera scelta ludica ed un passatempo come tanti altri, da gestire in maniera accorta e responsabile".

La situazione dei Comuni riassunta dal sindaco di Pavia

Quanto ai Comuni, altro convitato di pietra al tavolo della futura riforma del gioco, è intervenuta Angela Gregorini, vicesindaco e assessore al Commercio di Pavia, da tempo in prima linea contro il Gap. Anche lei favorevole alle scelte del governo giallo verde, ma con alcuni distinguo. "Ho sempre sostenuto che la pubblicità al gioco d'azzardo dovesse essere vietata così come è stato fatto a suo tempo con quella sulle sigarette", rispedendo al mittente l'ipotesi che la misura possa indirizzare i giocatori verso forme di gioco non lecito.

"Non è certo permettendo la pubblicità che si argina il fenomeno dell'illegalità. Il giocatore compulsivo va aiutato e l'illegalità combattuta con le regole e i controlli. Oltre al divieto di pubblicità penso si debba continuare ad andare nella direzione tracciata dal governo precedente, ovvero ridurre i punti gioco e prevederne le caratteristiche attraverso una regolamentazione a livello nazionale che però lasci autonomia agli enti locali in merito ad alcuni temi quali ad esempio individuazione e distanze dai luoghi sensibili nonché orari di utilizzo e vendita dei giochi. Sarebbe poi auspicabile che si affrontasse finalmente il tema dell'online e della introduzione della tessera sanitaria per accedere ai giochi. I Comuni insieme alle Aziende socio sanitarie territoriali hanno il polso della situazione sul loro territorio pertanto devono poter entrare nel merito delle singole situazioni anche in merito a formazione e sensibilizzazione della popolazione rispetto al tema. È chiaro che per farlo servono risorse dedicate che devono essere messe a disposizione dallo Stato".