Giochi: il proibizionismo delle leggi regionali e il ritorno all'illegalità

"Il divieto di pubblicità al gioco è una delle misure valide ed essendo 'una' significa che non è l'unica. Vietare la pubblicità deve essere un cavallo di battaglia anche perché è assurdo che uno Stato consenta la pubblicità di una pratica che provoca una 'malattia' ai propri cittadini".

È quanto ha dichiarato Ilaria Dal Zovo, portavoce del M5S in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia nel commentare le misure sul gioco contenute nel Decreto Dignità e riferendosi, in particolare, al divieto di pubblicità.

Al contrario di quanti credono che nonostante il divieto di pubblicità i giocatori continueranno comunque a giocare, nel peggiore dei casi, rivolgendosi a siti illegali, Dal Zovo ritiene che sostenere tale ipotesi non ha alcun senso.

"Se ciò avviene senza pubblicità, significa che può accadere anche con la pubblicità. Il decreto non si rivolge solo ai compulsivi ma vuole prevenire anche che nuovi giocatori diventino vittime dell' azzardopatia. Chi si rivolge a siti illegali lo fa perché li cerca, non certo perché non trova più la pubblicità di quelli legali", ha concluso Zovo

Interrogata sul ruolo ed i poteri degli enti locali in materia di regolamentazione del gioco e contrasto al Gap, la portavoce friulana del M5s sostiene che i Comuni dovrebbero assumere un ruolo di controllo elevato al fine di tutelare le proprie comunità. Inoltre è bene che soprattutto quelli più piccoli, conoscano i propri cittadini accertandosi di coloro che hanno già ha dei problemi di qualche tipo relazionati al gioco.

Sul divieto pubblicità ha espresso la sua opinione anche Marika Cassimatis, presidente associazione Progetto Genova ed ex candidata per il Movimento 5 Stelle al consiglio comunale alle amministrative di Genova del giugno 2017, la quale ritiene che il provvedimento, da solo, non rappresenti una misura davvero efficace.

“Basta pensare a quanto avviene per le sigarette. Serve invece una campagna capillare di informazione sui rischi e sulle dipendenze in generale anche tramite la scuola. Il giocatore compulsivo è un malato e come tale va trattato. Con interventi psicologici e dissuasivi nel comportamento. Non sono d'accordo sul fatto che lo Stato debba lucrare sul gioco d'azzardo che può diventare dipendenza, come per il fumo. L'imprenditore deve essere tassato il giusto se ha un comportamento lecito per un esercizio del gioco che sia effettivamente ludico", specifica.

Secondo Cassimatis una misura che può rivelarsi efficace nella lotta al gioco compulsivo, è l’utilizzo della tessera sanitaria per accedere a giochi e macchinette, con blocco automatico superato un certo limite.

Servono inoltre severità e sanzioni per chi non rispetta le distanze rispetto a punti sensibili (scuole) e punti di prelievo bancomat ed una campagna di prevenzione e sensibilizzazione alla corretta pratica del gioco”, aggiunge.

Infine, spetta ai Comuni effettuare controlli e imporre limitazioni specifiche in relazione ai luoghi sensibili, ed eliminare tutte le insegne luminose esterne agli esercizi.

Giochi: il proibizionismo delle leggi regionali e il ritorno all’illegalità

Nei mesi scorsi diverse regioni hanno adottato misure e provvedimenti volti a limitare l’attività di gioco. Gli effetti derivanti dalla loro applicazione non sono però stati quelli sperati in quanto hanno portato unicamente all'espulsione dal territorio del gioco legale e al trasferimento dei giocatori verso offerte di gioco non regolamentato.

Piemonte. Secondo la polizia amministrativa del Piemonte “la legge regionale ha avuto un effetto espulsivo favorendo il gioco illegale”. Infatti a Torino e in altre città gli internet point si sono convertiti in delle vere e proprie sale scommesse. Nei mesi scorsi gli agenti hanno individuato decine di locali che offrivano scommesse clandestine. L’escamotage è stato ideato al fine di aggirare la normativa regionale che limita l’ubicazione delle sale giochi e scommesse e fissa il distanziometro a 500 metri (300 nei Comuni sotto i 5 mila abitanti) da luoghi ritenuti sensibili. Il 98,5% del territorio di Torino e provincia è infatti ‘off limits’ per il gioco.

Il risultato è stato un incremento del gioco illegale un effetto espulsivo della norma. Con questo proibizionismo, abbiamo favorito l’illegalità”, ha dichiarato Luca Cassiani, consigliere regionale Pd.

Emilia Romagna. La stessa situazione si sta verificando in Emilia Romagna, una delle prime in lotta contro il gioco d’azzardo. Edicole ed internet point sono diventati dei centri scommesse abusivi, con apparecchi da gioco illegali nascosti nei retrobottega dei bar e in circoli privati. I militari della Guardia di Finanza di Bologna hanno eseguito nell'ultimo anno decine di controlli al fine di stanare il gioco d’azzardo illegale ed attualmente si trovano a dover lottare contro un paradosso: mentre le istituzioni sono impegnate a combattere i rischi derivati dal gioco ricorrendo all'utilizzo degli strumenti più svariati, (riduzione slot, orari part time di accensione degli apparecchi da intrattenimento, distanziometri), si rischia l’esplosione del gioco sommerso. “Temiamo un ritorno al passato. E’ probabile il ritorno delle bische clandestine, magari in locali in disuso. In autunno ci aspettiamo di trovarne”, ha affermato il maggiore della GdF Alessio Costagliola.

Roma. E anche nella Capitale la situazione non è delle migliori. Prima dell’estate è entrata in vigore l’ordinanza che impone ai gestori delle sale di spegnere le macchinette da mezzogiorno alle 18 e poi dalle 23 alle 9 di mattina al fine di scoraggiare l’afflusso di giocatori. Di controlli però se ne fanno ben pochi. E’ chiaro che l’ordinanza senza un controllo adeguato e capillare volto a bloccare gli abusi, invece di mettere ordine nel settore, finisce col penalizzare solo chi deve stare in regola. Ed in ballo ci sono centinaia di posti di lavoro: senza gli incassi delle slot e con la contrazione degli orari di attività, gran parte del personale sarà costretto a rimanere a casa.