Gioco d’azzardo, la partita tra operatori e governo è ancora aperta

Tavoli, mobilitazioni, petizioni. Gli operatori del gioco d’azzardo le stanno provando tutte, con l’appoggio sia dei sindacati che di Confindustria, per convincere il governo a rivedere, almeno in parte, le posizioni ostili che ha palesato in questi mesi, soprattutto per voce del ministro Di Maio in persona, nei confronti di questo importante settore dell’economia italiana, terza voce di entrata per il bilancio statale grazie ai 10 miliardi che annualmente porta in dote.

I MOTIVI DEL CONTENDERE

Le cause di tale stato di agitazione sono da ricercare nelle scelte del governo in tema di politica economica, cristallizzate prima nel Decreto Dignità e poi nella Manovra. In sostanza, l’esecutivo gialloverde ha individuato nel settore del gioco d’azzardo una sorta di bancomat per finanziare gli interventi previsti in materia di spesa pubblica; un modo per evitare l’aumento di altre imposte (quali, ad esempio, l’IVA), azione che sarebbe percepita come largamente impopolare.

Ma non è solo l’aumento della pressione fiscale sul settore delle scommesse a tenere in scacco gli operatori. Ha fatto molto scalpore, infatti, anche in virtù della sua incidenza su un terreno che coinvolge milioni di italiani, il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, che ha messo in subbuglio in particolar modo il mondo del calcio. L’obiettivo del governo, in tal senso, è quello di porre un freno alla piaga sociale della Ludopatia. Va da sé che tale misura ha incontrato una ferma opposizione tanto da parte di Sistema Gioco Italia (l’associazione delle imprese del settore) quanto da parte della Lega Calcio.

LA PETIZIONE

Sulla piattaforma Change.org è stata lanciata una petizione, che attualmente ha sfondato il muro delle 3000 firme, per chiedere un intervento al presidente Mattarella, al fine di tutelare il gioco legale e gli occupati che gravitano attorno al settore. Nel testo si possono leggere le rivendicazioni mosse dagli operatori del mondo delle scommesse. I timori sono giustificati, dal punto di vista degli imprenditori, da un atteggiamento ai limiti del proibizionismo messo in atto non solo dal governo, ma anche dalle amministrazioni locali. Limiti orari, aumento della tassazione, delocalizzazioni, tutti strumenti che secondo gli operatori non producono reali benefici ma, al contrario, rischiano di riportare a galla il gioco d’azzardo illegale, con conseguenti danni per i concessionari onesti e per l’intera economia statale.

Di seguito uno stralcio della petizione:

Con questa petizione si chiede che il Governo tuteli, al pari degli altri lavoratori in questo grave momento di crisi occupazionale, il posto di lavoro e la dignità delle migliaia di persone occupate nel settore lecito del gioco pubblico, che vedono messo in pericolo il loro lavoro a causa di normative regionali e comunali volte al proibizionismo stanno che vietando l’esercizio delle attività già insediate e gestite da imprenditori Concessionari oltre che da terzi incaricati alla raccolta del gioco pubblico da parte dello Stato Italiano, autorizzati e vigilati dalle Questure. Stiamo scrivendo di baristi, tabaccai, gestori ed occupati in sale da gioco, scommesse e sale Bingo. Le sigle sindacali CGIL, CISL e UIL stimano oltre 150.000 cittadini occupati diretti o indiretti nel settore del gioco in concessione

LA MOBILITAZIONE

Sindacati e Confindustria sono schierati fianco a fianco per sostenere questo testa a testa con il governo. Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs hanno chiamato una mobilitazione nazionale per il 16 novembre, in difesa dei 150.000 occupati del mondo delle scommesse, che secondo le sigle sindacali rischierebbero di veder ridimensionato il proprio numero a causa degli interventi del governo. Il timore dei sindacati è che le manovre dell’esecutivo possano creare un terreno fertile per il gioco illegale e per fenomeni di elusione fiscale, senza al contempo contrastare realmente gli effetti negativi della diffusione della Ludopatia. Sotto la lente di ingrandimento delle sigle anche il gioco online, passato quasi indenne alla calata di scure del governo e lato cieco sostanzialmente incontrollabile dal punto di vista delle ricadute sociali.

Per queste ragioni, i sindacati hanno chiesto a più riprese l’apertura di un tavolo concertativo con il ministro Di Maio per studiare soluzioni accettabili per tutti. Il presidente di Sistema Gioco Italia, Stefano Zapponini, si è posto sulla medesima frequenza dei sindacati, sostenendo la stessa piattaforma rivendicativa e caldeggiando a sua volta un incontro con il governo.

La partita è ancora aperta.