Gioco, per l’Italia l’ennesima occasione mancata?

Lo storico Franco Amatori li definisce “mancatisti”. Sono coloro che coltivano il mito dell’”occasione mancata”, sostenendo che l’Italia avesse, negli anni Sessanta, le carte in regola per mettersi sullo stesso piano delle economie più avanzate del mondo, e che tale occasione fu perduta a causa di alcuni limiti strutturali e di mentalità. Una tesi in buona parte smentita dai fatti (negli anni Ottanta, l’economia italiana volava al quinto posto tra i paesi industrializzati), ma che torna molto utile per argomentare quanto sta avvenendo in questi mesi.

Un intero comparto, forte di un sostegno al bilancio statale di circa 10 miliardi, è costantemente sotto attacco da parte del governo italiano. Stiamo parlando del settore del gioco d’azzardo, fiore all'occhiello della Penisola a forte rischio di appassimento.

Cosa è successo al Sigma Malta

Si è tenuta recentemente l’annuale edizione di Sigma Malta, la kermesse punto di riferimento per il gioco online europeo e non solo. Circa 12.500 gli ospiti giunti nell'isola durante la tre giorni dell’evento, di cui 200 relatori che hanno animato dibattiti e proposte. Uno dei principali cicli di conferenze ha riguardato nello specifico il caso italiano, finito nell'occhio del ciclone degli sponsor internazionali legati ai casinò online AAMS a causa del corpo a corpo ingaggiato con l’esecutivo giallo-verde fin dall'inizio della legislatura. Una tensione assai inopportuna, proprio in una fase in cui il gioco online sta sperimentando le nuove frontiere degli eSports e dei Fantasy Sport, un terreno che proprio nel nostro paese ha già conosciuto una certa diffusione, assai fruttuosa. Al tema degli sport elettronici è stato dedicato un’intera sessione.

Un paese in retroguardia

Come altri settori della nostra economia, anche il gioco sta pagando cara la fase di incertezza. Nel caso specifico, oltre ad essa, occorre aggiungere anche il peso di una serie di misure, dal distanziometro al divieto di pubblicità per le aziende che operano nel mondo delle scommesse; una furia proibizionista che ha come scopo quello di contrastare il fenomeno della ludopatia, ma che nel concreto rischia di fare più danni di quelli a cui vuole porre rimedio. Come detto, il gioco rappresenta la terza voce nel bilancio statale in termini di gettito fiscale, ed attorno al comparto ruotano circa 150000 lavoratori. Difficile non tenere conto di questi numeri, nonostante le orecchie da mercante di Palazzo Chigi e dintorni.

All'atteggiamento intimidatorio del governo, gli investitori hanno risposto guardando altrove, fattore che rischia di mettere in ginocchio uno dei settori più vivaci e dinamici dell’economia italiana. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda gli operatori italiani, scoraggiati dalla scarsa disponibilità del governo a sedere attorno ad un tavolo; anche in tal caso, la fuga all'estero appare la soluzione inevitabile.

A farne le spese, ça va sans dire, un paese che rischia di sciupare un’occasione più unica che rara. In un’economia non particolarmente all'avanguardia, il gambling online rappresenta una punta di diamante che ci pone al centro dell’attenzione da parte dei principali colossi mondiali. Rifiutare questa posizione per un gretto provincialismo sarebbe un errore clamoroso.