Il gap non si combatte vietando la pubblicità del gioco legale

Il Vicepresidente della Commissione Finanze Sestino Giacomoni (FI) critica il provvedimento sul gioco contenuto nel Dl Dignità sostenendo che il suo esame si è svolto nella totale disattenzione dei membri del governo e della maggioranza.

"Combattere la ludopatia vietando la pubblicità dei giochi legali è come combattere l’alcolismo vietando la pubblicità dell’Amaro Averna”, ha chiosato il deputato delle file di Forza Italia e vice presidente della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati.

Giacomoni riconosce la ludopatia come un problema da affrontare, ragion per cui ritiene condivisibile che il governo cerchi di mettere in atto misure che possano contrastarlo. Ciò che non è invece condivisibile è l’idea che il gioco patologico si possa combattere vietando la pubblicità di qualsiasi gioco legale. Inoltre, il provvedimento, come già hanno sostenuto in molti, rischia di aumentare il gioco illegale finanziando la malavita organizzata piuttosto che lo Stato. Il nostro sottolinea che la pubblicità sui giochi legali non andrebbe vietata, ma utilizzata per educare i giocatori al gioco consapevole e responsabile, mettendo in tal modo definitivamente al bando i giochi illegali.

Un’ulteriore preoccupazione espressa dal vicepresidente è che l'esame del Dl Dignità e delle norme sul gioco sta avvenendo nella totale disattenzione dei membri del governo e della maggioranza.

"Purtroppo l’esame dell’art.9 del Dl Di Maio in commissione inerente la ludopatia rappresenta un esempio di come l’esame del testo stia avvenendo nella totale disattenzione dei membri del governo e della maggioranza. Per questo ho chiesto al presidente della Commissione di sospendere i lavori per dare il tempo ai deputati della maggioranza e soprattutto a quelli della Lega di leggere almeno la prima pagina del Corriere della Sera, in cui c’è testualmente scritto: 'Decreto Dignità: rivolta contro le nuove norme. I 600 industriali veneti: il governo ci rovina. Noi vi abbiamo votato, ma così ci rovinate'”.

Si tratta di imprenditori che si sentono traditi soprattutto a causa dei vincoli e dei costi sui contratti a tempo determinato così come riformati dal decreto. Spero perciò che il governo e i parlamentari della maggioranza possano porre riparo agli errori già fatti. Mi auguro che in Commissione, quando passeremo all’esame degli articoli inerenti il mercato del lavoro, la maggioranza possa accettare i nostri emendamenti migliorativi di un decreto che non ha, purtroppo, nulla di dignitoso" conclude Giacomoni.

Anche altri deputati hanno espresso il loro parere contrario nei confronti del Decreto.

Secondo Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia non è frutto di un’elaborazione culturale compiuta e manca di visione prospettica rispetto al cambiamento in corso nel mondo del lavoro. Nel provvedimento infatti sono presenti norme dal contenuto assai difforme, che spazia dai contratti di lavoro a termine, agli investimenti, al contrasto alla ludopatia: se il filo conduttore deve essere quello della dignità, molte altre disposizioni avrebbero dovuto trovare spazio nel provvedimento”.

A detta di Debora Serracchiani del Pdsarebbe più coerente che il Governo preannunciasse l’intenzione di porre la questione di fiducia sul decreto Dignità, vista la totale indisponibilità al dialogo da parte dell’Esecutivo su temi come la lotta al precariato, le delocalizzazioni selvagge e il contrasto alla ludopatia sui quali ovviamente si sarebbe potuto trovare un punto di incontro".

Pareri positivi, invece, da parte di Paolo Paternoster (Lega), che dichiarandosi sorpreso per perplessità manifestate dagli imprenditori veneti citati da Giacomoni, sostiene che le norme contenute nel decreto rivestono estrema rilevanza, perché affrontano finalmente gravi problemi, quali la ludopatia e le delocalizzazioni; e di Stanislao Di Piazza (M5S) il quale ha espresso la sua soddisfazione per le misure restrittive contenute nel Dl Dignità in materia di pubblicità del gioco d’azzardo che interessano un comparto in varia misura interessato dall’attività delle organizzazioni criminali.