Inchiesta Daphne Project: il gioco illecito tra Malta e Italia

“The Daphne Project” è il progetto avviato da 45 giornalisti provenienti da 18 diverse testate internazionali al fine di mantenere in vita le inchieste di Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa in un attentato lo scorso ottobre.

Il quotidiano La Repubblica è l’unica testata italiana che ha preso parte al progetto, che tra i vari temi, ha toccato anche quello del gioco. Dall’inchiesta è emerso che nell'isola del gaming esiste un'economia sommersa oltre che particolarmente florida, che rievoca molto quella dell'Italia degli anni '90 e di inizio Duemila, anni in cui esisteva il Totonero oltre all'illegalità diffusa sul territorio attraverso i “videopoker”, .

Fortunatamente, nonostante le scelte del legislatore per quanto concerne l’offerta di gioco, non si siano centrate sulla scelta di strumenti che potessero tutelare adeguatamente i consumatori, è pur vero che la legalizzazione del settore ha portato a risultati positivi, tanto che si possono ormai considerare come lontani i ricordi di attività illecite come quella del Totonero.

Tra gioco lecito e illecito

L'inchiesta consente inoltre di riflettere ulteriormente sullo stato attuale dell'offerta di gioco, di cui il Legislatore o il futuro governo, dovrebbero tenere conto.

Repubblica individua nell’inchiesta due dati in particolare, il primo dei quali riferito al volume di affari del gioco lecito in Italia: “Nel 2017 i giochi d'azzardo autorizzati in Italia hanno raccolto la cifra record di 102 miliardi di euro”, riporta il quotidiano. L'altro dato fa riferimento al segmento illegale capace di generare un volume d’affari di oltre 20 miliardi di euro l'anno, un bel “20%”, che "corrisponde alla stime fornita dalla Guardia di Finanza rispetto all'entità della quota di gioco illegale rispetto alla raccolta globale del gioco lecito”.

Il dato è veramente considerevole e rivela un aspetto particolarmente importante rispetto alla reale domanda di gioco nel nostro paese e delle vere "abitudini" degli italiani.

Secondo quanto riportano i giornalisti di Repubblica, “esiste un'offerta di gioco, descritta come molto praticata al Sud Italia, in virtù della quale dei centri di scommesse raccolgono giocate in contanti, facendo passare le puntate per dei server basati a Malta e privi di qualunque garanzia”. Considerando tali affermazioni è difficile credere che il giocatore stia scommettendo in maniera inconsapevole su un canale illecito. La stessa riflessione può essere estesa ad un altro fenomeno riportato dall'inchiesta secondo cui esistono siti di gioco illegali nei quali ci si può registrare anche dall'Italia, con tanto di nomi fasulli e scommettere così in tutta facilità, un fenomeno in controtendenza rispetto alla lotta alla legalità che sta portando avanti il segmento dei casinò online AAMS.

Da quanto descritto emerge quindi che esiste ancora una larga fetta di illegalità cui si deve in qualche modo far fronte e che esiste una domanda di gioco più ampia di quella che si potrebbe dedurre dai dati della raccolta del gioco legale.

Magistratura, Forze dell'ordine e Amministrazione stanno già facendo tanto per far fronte ai fenomeni illeciti, come rivelano le molteplici indagini che hanno portato a una raffica di arresti tra Sud della Penisola e Malta: vedi le recenti operazioni “Gambling”, “Game Over”, e “Anno Zero”, che vengono non a caso citate nel pezzo di Repubblica. Purtroppo però gli scarsi strumenti legislativi vigenti in Italia finiscono col vanificare gli sforzi degli inquirenti.

Bisogna poi considerare il fatto che sono molti i giocatori che cercano qualcosa di più dell'offerta autorizzata ed è per questo motivo che vengono legalizzati, di volta in volta, nuove forme di gioco al fine di portare questi gambler nel circuito legale. I risultati sulla crescita del gioco (legale) online italiano degli ultimi anni rivelano che questo obiettivo può essere pienamente raggiunto, poiché che i “nuovi giocatori” sono arrivati non per l'avvicinamento di altri utenti, ma grazie alla conversione al “punto it” da parte di molti siti, prima illeciti, che si sono portati dietro molti giocatori abituali.

Considerando il principio dell'adeguamento dell'offerta di gioco al fine di renderla competitiva rispetto agli standard internazionali, e perciò più appetibile per i giocatori, in Italia, questo concetto non riesce a passare, anzi viene ostacolata anche la più semplice attività amministrativa mediante polemiche politiche e mediatiche che invocano all'ulteriore allargamento dell'offerta quando si prova, invece, a tamponare situazioni scomode.

È il caso del poker “live” che veniva e viene ancora giocato illecitamente nei circoli privati: la decisione del Legislatore di legare il gioco a delle concessioni con l’obiettivo di mettere uno stop ai flussi di denaro sommersi e garantire la sicurezza dei giocatori attraverso un sistema legale, è stata ampiamente criticata costringendo l'amministrazione a fare dietro front.

Stessa situazione se si considera la liquidità internazionale sul gioco online, pensata, anche questa, al fine di frenare i flussi di giocate verso siti “punto.com” e per rendere più appetibile l'offerta nazionale. E sono ancora tanti i decreti, i bandi ed i provvedimenti attuativi, rimasti fermi, anche quando previsti espressamente da un legge (basta pensare alla gara sul Superenalotto).

Tutte condizioni che potrebbero determinare un ritorno all’illegalità e di cui il nuovo governo dovrà tenere conto anche considerando il contratto appena abbozzato da Movimento 5 Stelle e Lega, che contiene un paragrafo dedicato al gioco pubblico.