Legge di Stabilità e Gioco d'azzardo: l'analisi numerica di una controversia tutta italiana

La Legge di Stabilità 2016 si avvia verso la stesura definitiva. Tra polemiche, proposte di riforma, emendamenti, per il settore dei giochi di casa nostra è arrivato il momento di tirare le somme. Certo bisognerà attendere l’inizio del nuovo anno per conoscere i dati definitivi relativi al 2015, ma quelli che già abbiamo a disposizione sul gioco, sia terrestre che online, si prestano perfettamente ad alcuni spunti di riflessione.

Partiamo dai due dati statistici che annualmente vengono adottati dagli analisti per misurare lo stato di salute del sistema. La spesa netta in gioca d'azzardo nel 2015 sarà di circa 16,8 miliardi di euro, in calo del 3,6% rispetto ai 17,5 miliardi dell'anno precedente. In crescita notevole invece la raccolta complessiva (giocate) che supererà la soglia degli 88 miliardi di euro contro gli 84,2 del 2014. Il contrasto tra questi due parametri di valutazione trova una spiegazione nella crescita complessiva del payout e di conseguenza nelle vincite restituite ai giocatori, che hanno ridotto la spesa finale complessiva.

Secondo le proiezioni Agimeg gli apparecchi da intrattenimento (new slot e vlt) si confermano al vertice della catena alimentare dei giochi con 9,4 miliardi di euro (il 56% della spesa totale), nonostante il lieve calo dell’1,7% rispetto ai 9,6 miliardi incassati nel 2014. Se la spesa nelle new slot ha sfiorato i 6,7 miliardi (+3,7%), quella nelle Vlt è scesa del 12,8% assestandosi 2,78 miliardi.

Slot Machine e Vlt: i numeri del comparto macchine e la lotta contro l'illegalità del settore

Più volte nell’occhio del ciclone, demonizzate da politici e opinione pubblica per via della distribuzione selvaggia nei territori delle varie regioni italiane, il numero delle slot machine è diminuito notevolmente rispetto al 2014. In Italia sono attualmente in funzione 340.785 new slot, le classiche slot machine che troviamo nei bar e nelle ricevitorie. mentre sono 34.077 le slot ricoverate nei magazzini. La distribuzione degli apparecchi a livello provinciale, vede in vetta sempre Roma Capitale con 21.005 slot machine, seguita da Milano con 15.723 e Napoli con 14.804. In fondo alla classifica troviamo Enna con 516, Ogliastra con 365 e Pesaro con solo 85 slot.

51.939, è il numero delle vlt censite in 4.864 sale da gioco italiane. La distribuzione degli apparecchi a livello provinciale secondo le tabelle erogate dal Ministero vede in testa la Lombardia, che consolida il primato con 9.798 apparecchi e 804 sale distribuite sul territorio; seconda piazza per il Lazio con 6.480 macchine in 538 sale, mentre l'Emilia Romagna chiude il podio con 5.215 apparecchi in 431 sale. Le tre regioni con la più bassa densità di vlt sono il Molise con 258 apparecchi in 29 sale, la Basilicata con 270 macchine in 37 sale e la Valle d’Aosta con 105 macchine in 8 sale.

A dispetto delle continue polemiche centrate sui controlli ritenuti insufficienti e inadeguati per un settore con ampi margini di illegalità, possiamo invece affermare che ad oggi sono stati sottoposti a verifica quasi il 50% degli esercizi in cui sono presenti macchinette per il gioco. Secondo quanto dichiarato recentemente da Iaccarino, direttore dell’ufficio accertamento dei Monopoli di Stato, “si tratta di un dato che trova difficilmente riscontro in qualunque altro comparto dell'economia nazionale, eppure si continua a parlare di settore fuori controllo' in vari dibattiti, se non addirittura in alcuni ambienti politici”.

Svolta Europea: "Le vincite nei casinò esteri saranno soggette al regime fiscale italiano"

Con una norma inserita nella legge comunitaria 2015, approvata il 4 dicembre scorso dal Consiglio dei ministri, il governo Renzi ha fatto chiarezza su una questione che era stata sollevata più volte, negli ultimi anni dai cittadini italiani che avevano conseguito dei premi in denaro presso dei casinò dell’Unione europea, ovvero se il denaro vinto dovesse essere assoggettato a tassazione diretta, come se si trattasse di un reddito percepito al di fuori dell’Italia, o se trattasse di un premio assimilabile ad una vincita conseguita in una casa da gioca italiana, e quindi assorbita dall’imposta sugli intrattenimenti e spettacoli gravante sul casinò e pertanto, e come tale da non inserire nella dichiarazione dei redditi. Il governo, ha stabilito, in ossequio alla giurisprudenza comunitaria, che il trattamento dovrà essere lo stesso, e pertanto il regime fiscale delle vincite conseguite in case da gioco di altri Stati membri sarà lo stesso delle vincite conseguite presso le case da gioco nazionali. (Fonte AGV News)

Poker Online e Casino Games: cresce del 22% la raccolta complessiva. Regolamentazione e investimenti al top

Altre importanti riflessioni derivano dal settore del gioco online. Negli ultimi anni i Monopoli di Stato, si sono visti impegnati in un costante lavoro di regolamentazione e repressione. Dal punto di vista della “regolamentazione”, è stata ampliata l’offerta di gioco offrendo nuove opportunità ai giocatori, quali betting exchange, le slot virtuali e altri giochi. Ciò ha comportato un duplice vantaggio: quello di rendere il gioco legale più competitivo rispetto a quello illegale; gli operatori .com hanno cominciato a indirizzarsi verso il sistema concessorio italiano. L’altra faccia della medaglia, quella della “repressione”, fa riferimento all’accordo tra l’ amministrazione italiana e le software house internazionali che forniscono le piattaforme di gioco ai principali operatori. L’accordo ha rappresentato un vero e proprio salto di qualità giacchè ha avuto lo scopo intrinseco di vietare o interrompere la fornitura di giochi alle piattaforme illecite presenti in Italia. Ciò significa che le puntate destinate dai giocatori ai siti illegali, convergono verso il circuito statale e della legalità. E i dati parlano chiaro, con una raccolta che potrebbe aumentare, a fine anno, di oltre il 22 %, e un contributo erariale destinato a salire di oltre il 28 percento.

Mantenere un’offerta altamente sicura e allo stesso tempo competitiva, allontanando i pericoli dell’illegalità, dovrebbe essere la direzione cui lo Stato dovrebbe puntare nel prendere le sue decisioni in merito alle questioni che sorgono intorno al settore dei giochi. Trovare soluzioni troppo rigide, vedi ad esempio l’inasprimento della tassazione per gli apparecchi di intrattenimento, (presente nella legge di stabilità 2015 e pronta ad essere riproposta con ulteriori inasprimenti nella nuova del 2016), potrebbe riportare in auge il gioco illecito e alla scomparsa di quello lecito, annullando margini di impresa e competitività del prodotto.

La spesa effettiva delle Regioni Italiane nel 2015

Secondo le ultimissime proiezioni sono sette le regioni italiane che a fine 2015 hanno sfidato la dea bendata puntando più di un miliardo di euro. Nel dato non è contemplato il gioco online vista l’impossibilità di stabilire con esattezza la provenienza geografica delle puntate via internet. La Lombardia guida la “classifica delle 7 regioni”, con una spesa effettiva (giocate al netto delle vincite) di 3,1 miliardi di euro. Il dato si avvicina al 20% della spesa nazionale totale e risulta essere in calo del 3,1% rispetto a quanto rilevato nel 2014. Al secondo posto troviamo il Lazio, con una spesa di 1,7 miliardi e un -2,7% confrontato al 2014, seguito dalla Campania con 1,6 miliardi e un -2,4% sempre rispetto allo stesso anno. Insieme, queste tre regioni, rappresentano il 40% della spesa complessiva nei giochi per un valore di 6,5 miliardi. Rientrano nella “classifica dei 7” anche l’Emilia Romagna, con 1,31 miliardi (e un -2,4% al 2014) e il Veneto, 1,29 miliardi (-3,1%), il Piemonte con 1,1 miliardi,( -3%) e la Toscana con 1 miliardo, (-2,2%).

Continuando “fuori classifica” seguono Sicilia (958 milioni, -4,1), Puglia (942 milioni, -2,4%) e a pari merito, in decima posizione l’ Abruzzo e la Liguria (con 438 milioni a testa, rispettivamente -3,3% e -3,5% sul 2014). In Valle d’Aosta e Umbria si è verificato il maggior calo percentuale in termini di spesa, rispettivamente -8,6% e -8,1%. con 32 e 227 milioni di euro.

La classifica relativa alla raccolta si riflette in quella relativa alla spesa in termini di distribuzione geografica. Troviamo ancora la Lombardia al primo posto con oltre 13,8 miliardi, seguita dal Lazio con 7,6 miliardi e dalla Campania con 6,8 miliardi di euro. Seguono Emilia Romagna (6 miliardi), Veneto (5,8 miliardi), Piemonte (4,9 miliardi), Toscana (4,5 miliardi), Puglia (4 miliardi), Sicilia (3,8 miliardi), e Abruzzo e Liguria con 1,9 miliardi. Rispetto al 2014 in tutte le regioni si è registrata una raccolta superiore fatta eccezione per il Trentino Alto Adige, in cui si è registrato un - 3,4%.