Decreto Dignità, una decisione che cancella il confine tra legalità e illegalità

Scritto il Matteo Trevisan | 5th of July 2018
Decreto Dignità, una decisione che cancella il confine tra legalità e illegalità

Siamo vicinissimi ad una svolta epocale, talmente unica da non avere alcun paragone e precedente in Europa. Il primo Paese, l’Italia, a vietare totalmente la pubblicità per il gioco d’azzardo: così ha voluto il nuovo Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Una decisione che ha fatto e farà discutere, che colpisce i lavoratori e le imprese, che cancella il confine fra legalità e illegalità.

Perché vietare a prescindere, senza alcun paletto o distinzione la pubblicità per il gioco d’azzardo, vuol dire agli occhi dei consumatori e della legge non far più risaltare ciò che è legale e cosa invece non lo è. Una vera mazzata soprattutto per quell’imponente movimento dell’online, il quale vive solo ed esclusivamente delle pubblicità, ora sarà costretto a privarsene vedendo inevitabilmente abbassare i propri introiti e lievitare le problematiche.

Il Ministro Di Maio ha concesso del tempo per chi aveva contratti in essere ma ha precisato che: “C’è chi è preoccupato per i contratti in essere: gli abbiamo dato un po’ di tempo per risolverli, ma dal giorno della firma del presidente della Repubblica la pubblicità del gioco d’azzardo sarà vietata. Saremo il primo paese in Europa che vieta totalmente la pubblicità del gioco d’azzardo”.

Qualità e merito, metodi e criteri di valutazione che ancora una volta nel nostro Belpaese vengono meno, andando a colpire tutti indistintamente. Eppure, con un pizzico di volontà, forse sarebbe bastato porre alcuni semplici accorgimenti alla fruizione della pubblicità relativa al gioco d’azzardo degli operatori del circuito online AAMS, affinché chi viveva di questa forma di diffusione del proprio brand e dei propri servizi non si fosse visto stroncare su due piedi la fonte principale dei propri guadagni. Ad esempio, partendo da ciò che più suscitava clamore e perplessità, come l’utilizzo di testimonial provenienti dal mondo dello sport, o anche dello spettacolo. Ridurre la diffusione di propaganda per gioco d’azzardo eccessiva su alcuni canali, sia televisivi che in rete: queste accortezze e altro, se necessario, per far vivere un settore virtuoso che si vedrà le gambe tagliate da simile provvedimento.

Non si vuol negare il mercato illecito del settore, ma proprio per questo occorre far menzione delle 2.400 operazioni svolte dallo Stato su quei 7 mila casi circa di aziende e agenzie fraudolente, ripulite e con introiti ridirezionati verso il mercato lecito. Una 'pulizia' che ha consentito la sopravvivenza delle pubblicità sui media e al tempo stesso dell'indotto che ruota intorno al gambling online e alle agenzie fisiche di betting.

Oggi gli occhi del cliente sono bendati, non saprà se si trova di fronte ad un’offerta seria e legale o sporca e illecita. Niente più pubblicità, niente più conoscenza di servizi e possibilità, si naviga nel buio e non è detto che ciò possa necessariamente rappresentare un bene, piuttosto invece la proliferazione ulteriore nell’ombra di società oscure che tentano di farsi spazio, sgomitando nel mare dell’illegalità, per sopperire alla mancanza di utenti e clienti scaturita dalla sparizione della pubblicità nel diffusissimo gioco d’azzardo, online e non.

I vicepremier italiani plaudono al divieto di pubblicità sul gioco

Per il vicepremier pentastellato, il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo, rappresentava uno dei punti del contratto di governo, in piena sintonia con la Lega e del suo leader Matteo Salvini che si dichiara soddisfatto del lavoro svolto da Di Maio. "Sicuramente arginare le delocalizzazioni, arginare il gioco d'azzardo e la ludopatia, che sta rovinando migliaia di famiglie, e tentare di mettere mano alla precarietà è un buon inizio su cui poi lavoreremo in Aula. Occorre fare di più ma sono contento del lavoro del collega Di Maio", ha affermato il ministro dell'Interno intervenendo sul gioco e sul decreto Dignità a margine dell'Assemblea Ania (Associazione imprese assicurative).

Secondo il capogruppo del M5S, strenuo difensore della scelta di vietare la pubblicità al gioco con le norme contenute nel decreto Dignità, la perdita degli incassi per lo Stato che deriverà dall’intervento, non ha alcuna importanza.

"Un mese fa abbiamo detto che avremmo affrontato il tema del gioco d'azzardo, della precarietà, della burocrazia delle delocalizzazioni della Terra dei fuochi e l'abbiamo fatto. Il tempo di scrivere le norme e di farle analizzare degli uffici legislativi. Non sono risolutive tutte le norme che abbiamo individuato ma non ci sono solo annunci, ci sono fatti e i primi atti di questo Governo riguardano questi temi. Noi abbiamo abolito la pubblicità al gioco e ci hanno detto che c'è una perdita degli incassi per lo Stato. A me non interessa. Abbiamo sentito l'Agenzia delle dogane e dei monopoli e ci hanno detto che per compensare basta introdurre questi strumenti per combattere il gioco illegale e si recupereranno risorse che venivano dal gioco 'legale', tra virgolette, legale ma comunque sbagliato, per quanto mi riguarda", ha commentato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico durante il suo intervento a Casal di Principe svolto insieme al ministro Sergio Costa per illustrare il decreto sulla Terra dei fuochi, soffermandosi sulle norme del divieto di pubblicità al gioco.

"Di spot in televisione non ne vedrete più da quando il presidente della Repubblica firmerà il decreto. È già un primo passo che rappresenta le radici della mia terra, dove il mio parroco si occupava delle famiglie che hanno perso tutto al gioco", ha ribadito Di Maio.

Intanto, facendo riferimento alle possibili coperture relazionate alla volontà di vietare la pubblicità di gioco, che costerà a regime circa 200 milioni l'anno, il Governo sta pensando di muoversi in due possibili direzioni.

Secondo quanto riporta ‘Il Messaggero’, la "soluzione più drastica, vista come il fumo negli occhi dalle società di gioco, sarebbe un aumento dello 0,5 percento del Preu sulle slot machine, il prelievo unico erariale, la parte della raccolta delle giocate che finisce nelle casse dello Stato". Ma sarebbe "un gioco a somma zero. Quello 0,5 percento andrebbe sottratto o alle vincite dei giocatori o alla quota che spetta ai concessionari. Se la decisione fosse quella di colpire le società, al danno della mancata possibilità di effettuare spot pubblicitari, si aggiungerebbe anche la beffa di una riduzione degli introiti". La seconda possibilità fa riferimento all’idea di ridurre le vincite dei giocatori, ovvero il cosiddetto payout. Si tratterebbe di una soluzione migliore per le società di scommesse che hanno già margini alquanto ridotti.