Gambling online: l’illusione dell’anonimato che la gente ignora

Scritto il Matteo Trevisan | 3rd of August 2017
Gambling online: l’illusione dell’anonimato che la gente ignora

I giocatori preferiscono usare la rete perchè si credono protetti da un anonimato che, in realtà, è solo apparente

Il gambling online ha cambiato il mondo del gioco e creato un paradosso. Le persone preferiscono giocare in rete perché qui, non hanno limiti temporali e spaziali, ma, soprattutto, possono farlo in totale anonimato. Proprio quest'ultima tematica merita una riflessione.

Anonimato reale e apparente

Il termine “anonimo” deriva dal greco e significa “senza nome”. In pratica, una persona anonima è una di cui non si conosce l'identità, sia essa fisica o identificativa. In un paese, dove, il gioco, viene visto come motivo di vergogna, l'industria del gambling online ha avuto vita facile. Perché andare in una tabaccheria o in una casa da gioco, sotto gli occhi di tutti, magari rischiando di incontrare qualcuno che si conosce, quando si può giocare davanti al computer o ad un cellulare, chiusi tranquillamente nella propria camera o anche all'aperto?

Ciò di cui molti non si rendono conto è che l'anonimato della rete è solo apparente e non reale. Oltre agli IP identificativi, da cui è facilmente rintracciabile il server e, dunque, l'identità di chi gioca, ci sono i dati di iscrizione che minano l'anonimato delle persone. In pratica, chi gioca è anonimo per chi lo conosce, (verso cui si può celare con nickname) ma non per le sconosciute case da gioco. A queste, infatti, nel momento dell'iscrizione, rivela tutto: dati anagrafici, codice fiscale, conti bancari e anche flusso di giocata.

Lo sfruttamento dei dati

Il paradosso dell'anonimato di rete sta nel fatto che le case da gioco, in realtà, detengono dati sensibili che, ad esempio, non sono accessibili a quelle offline. Attualmente l’organizzazione industriale del gioco d’azzardo online conosce il profilo di 3,4 milioni di cittadini italiani che giocano via web. Grazie a ciò è in grado di capire le abitudini di ogni singolo giocatore e presentargli offerte promozionali, spingendolo ad aumentare il flusso di giocata. In pratica, gli stessi giocatori, al momento dell'iscrizione, forniscono le informazioni, attraverso cui vengono poi “incastrati” e spinti verso il gambling.

Vi è perfino un'università, il Politecnico di Milano che svolge per conto dei concessionari del gioco d'azzardo online una pluralità di servizi in funzione del marketing, della "mappatura" dei consumatori di casinò e scommesse su piattaforma. E' chiaro che, da questo punto di vista, qualcosa non quadra.

Il paradosso della Privacy

Come è possibile che le case da gioco online possano accedere ad una varietà di informazioni su chi gioca in rete e quelli stessi dati non siano accessibili al Sistema Sanitario Nazionale, ovvero al Ministero della Salute? In pratica, si possono usare i dati per spingere le persone a giocare, ma non per curarle.

Proprio questa battaglia combatte l'associazione Alea. Nata nel 2000 e diretta dal sociologo Maurizio Fiasco, ha lo scopo di migliorare le condizioni di chi gioca d'azzardo con modalità problematiche. Per poter operare al meglio, però, l'associazione chiede da tempo che, i dati in possesso delle case da gioco online, diventino pubblici. In questo modo sarebbe possibile avere un quadro preciso delle problematiche dei giocatori online, permettendo di contrastare meglio il fenomeno del Gambling.

Quella della privacy è da sempre un campo complesso e su cui si dibatte senza esito. La rete ha abbattuto ogni vincolo di anonimato, rendendo pubblici ogni tipo di informazione che un utente decide volontariamente di inserire. Nel momento in cui, però, i dati, vengono usati da enti privati, viene coinvolto un altro concetto basilare della società moderna: la trasparenza. È su questo campo che Stato e case da gioco online devono confrontarsi per poter trovare un accordo su una questione che rischia di creare molti problemi.