Gioco d’azzardo: quanto incassa lo stato dal mercato del gambling italiano?

Scritto il Matteo Trevisan | 10th of September 2017
Gioco d’azzardo: quanto incassa lo stato dal mercato del gambling italiano?

Il mercato del gioco d’azzardo possiede un grande potenziale di sviluppo nel nostro paese. I dati dimostrano una costante crescita del settore sia in termini di raccolta che di spesa. L’evoluzione delle nuove tecnologie e la possibilità di giocare anche da dispositivi mobile ha inoltre contribuito alla diffusione del fenomeno.

In tale contesto sorge una plausibile domanda: chi trae i maggiori benefici dallo sviluppo del gioco d’azzardo? Da un lato troviamo gli operatori di gioco che entrano a far parte del mercato regolamentato italiano i quali adottano strategie finalizzate alla redditività dei loro investimenti. Dall’altra vi sono coloro che demonizzano il gioco d’azzardo considerandolo come un fenomeno che causa dipendenza e diversi rischi per i giocatori.

Tra coloro che beneficiano degli effetti dello sviluppo del settore, rientrano i fornitori di software e contenuti di gioco per i migliori casinò AAMS, il cui obiettivo è quello di differenziare costantemente l’offerta al fine di fidelizzare sempre più giocatori. Sul nostro mercato operano diversi provider di software di gioco online ed offline, nazionali e internazionali che contribuiscono, con i loro prodotti e servizi, allo sviluppo del settore.

Del gioco d’azzardo beneficia anche lo Stato: quando gli operatori stranieri entrano a far parte del mercato del gioco d’azzardo italiano, fanno investimenti di milioni di euro e pagano i rispettivi canoni. Generando profitti, queste società contribuiscono con le imposte al bilancio statale.

È comunemente risaputo che quando si gioca contro il casinò le probabilità di vincere, per il giocatore, sono nettamente inferiori a quelle di perdere. Esiste il vantaggio del banco e percentuali di vincite predefinite. Solo se si è abbastanza fortunati, aumenta il bankroll. Per natura nel gioco d’azzardo non esiste una situazione in cui entrambe le parti vincono, quindi in tale contesto, saranno sempre i giocatori a perdere e che scommettendo i propri soldi, contribuiscono all’aumento delle entrate erariali.

Le tassazioni sul gioco d’azzardo in Italia

Come contribuiamo ad arricchire le casse dello stato quando puntiamo i nostri soldi?

Per rispondere a tale quesito bisogna anzitutto operare una differenza tra la quantità di somme giocate e la base imponibile. La raccolta, ossia la base imponibile, fa riferimento all’importo delle puntate dei players. La spesa è la differenza tra la raccolta e le vincite, ossia la somma che viene sottoposta a tassazione.

New Slot

Facendo riferimento alle recenti disposizioni contenute nella “Manovrina” il prelievo erariale unico per le New Slot è pari al 19% del volume delle giocate e del 6% per le VLT. Le vincite dei giocatori non possono superare il 70%. In aggiunta, viene dedotta una tassa per la concessione di rete che varia a seconda del gestore.

Per diventare operativa, ogni New Slot deve possedere determinati documenti, rilasciati dall’ Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, tra cui il nulla osta di distribuzione indicante il costruttore e l’attestato di conformità indicante il gestore dell’apparecchio. Ogni operatore per installare un apparecchio di gioco, deve ottenere un nulla osta di messa in esercizio. Sempre secondo le disposizioni della “Manovrina”, il numero totale dei nulla osta dovrebbe ridursi a 265.000. In sostanza, con questa nuova legge, lo Stato aumenta la percentuale delle imposte e riduce il numero degli apparecchi.

Giochi online

In riferimento a questo segmento, lo scorso anno è stata bandita una procedura di gara secondo cui 120 nuove concessioni di gioco d’azzardo a distanza dovrebbero essere emesse da ADM entro il 31 dicembre 2022. Agli operatori spetta pagare una somma di 200.000 €. Il regime fiscale applicabile al gioco d’azzardo online è basato sulla raccolta, o per meglio dire sul cosiddetto GGR (Gross Gaming Revenue). L’aliquota fiscale è fissata al 20% per i giochi di abilità, tra i quali rientrano i tornei di poker, i giochi da casinò, i giochi di carte e il bingo. Le scommesse sportive sono tassate del 22% dal GGR.

Bisogna poi aggiungere che ai sensi della Manovra Bis, a partire dal 1° ottobre 2017, il PREU sulle vincite dei giochi di lotto sarà aumentato dal 6% all’8% e il prelievo sulle vincite che superano i 500€ ammonterà al 12%.

Quanto giocano gli italiani?

Secondo il “Rapporto 2017 della Fondazione Bruno Visentini sulla percezione sociale del gioco d’azzardo in Italia", nell’ultimo anno il 44% dei cittadini italiani di età compresa tra 18 e 75 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta. Il gioco più amato è il Gratta e Vinci; seguono New Slot e VLT. Proprio su questi tipi di giochi è stato deciso l’aumento del PREU. Secondo la stessa ricerca il gioco d’azzardo rappresenta l’1,1% del PIL nazionale.

Lo scorso anno i players italiani hanno giocato 96 miliardi di euro, ossia 260 milioni al giorno e 3.012€ ogni secondo, in aumento dell’8% rispetto agli 88 miliardi registrati nel 2015. Le vincite dei giocatori sono state pari a 77 miliardi di euro e la spesa effettiva ha toccato la cifra di 19 miliardi di euro. (Occorre precisare che la spesa deve essere considerata anche quando le imposte sono riferite alla raccolta)

Alcune stime indicano che le slot machine da sole generano la metà delle entrate erariali legate ai giochi. Secondo alcuni dati riferiti al 2016 Slot e le VLT hanno generato il 51,6% del totale della raccolta nel settore: 26,3 miliardi le slot, e 22,8 miliardi le VLT. I giochi online hanno generato 15,6 miliardi, registrando un +19% su base annua. Le giocate al Lotto hanno toccato la cifra di quasi 8 milioni di euro, in crescita dell’11%.

In base a quanto riportato, più si gioca maggiore è il contributo che si andrà a fare alle casse erariali. Il giocatore spesso non si rende conto di queste cose, perché il suo scopo, quando entra in una sala da gioco, non è certo quello di arricchire le tasche di altri, bensì le proprie.