Gioco pubblico: è scoccata l’ora della responsabilità

Scritto il Matteo Trevisan | 23rd of May 2018
Gioco pubblico: è scoccata l’ora della responsabilità

Ad oltre due mesi dalle elezioni, nonostante gli sforzi delle forze politiche, i vari richiami del Presidente della Repubblica, nonché moniti e preoccupazioni dell’Unione Europea, l’Italia non ha ancora una guida per i prossimi cinque anni.

Situazione simile a quanto accade per il settore del gioco d’azzardo, che sta facendo i conti con i primi risultati delle leggi regionali ma attende le mosse del legislatore per dare un senso ad un comparto che lo vede sia nelle vesti di ricettore delle tasse che in quelle di riformatore le leggi per dare nuova regolamentazione. Il precedente Governo ha infatti fallito la riorganizzazione dell’intero sistema: anziché puntare a cancellare gradatamente le negatività presenti sul territorio nazionale, come l’eccesso di distribuzione delle slot e l’eccessiva autonomia degli enti locali, ha invece soltanto compromesso l’attività delle imprese, riducendo in maniera totalmente arbitraria l’attività delle aziende, senza il supporto di altre attività di riqualificazione e, soprattutto, senza una vera e propria intesa tra lo Stato e le Regioni.

L’abbandono quasi definitivo delle azioni relative al gioco pubblico ha causato una preoccupante situazione di stallo e ora tutti gli attori protagonisti dovranno ritrovare nel più breve tempo possibile quel senso di responsabilità che sembra essere “passato di moda” in vista della naturale scadenza dell’attuale legislatura. Con il nuovo insediamento, Governo e Parlamento dovranno ritornare ad occuparsi dell’argomento ad ogni costo, per evitare che la deriva già descritta si allarghi ulteriormente a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, ma ad essi dovranno affiancarsi gli enti regionali, che a distanza di alcuni mesi dall’entrata in vigore delle leggi locali possono tracciare un bilancio ampiamente deficitario.

Specchio di questa situazione nazionale è quanto accade in Piemonte dove, nonostante l’entrata in vigore della nuova legge regionale, secondo il sindaco di Asti Maurizio Rasero chi giocava prima continua a giocare alimentando la sua ludopatia e continuando a rovinarsi dal punto di vista finanziario. In realtà, questo scenario era abbastanza prevedibile, dal momento che le restrizioni introdotte dagli enti locali sono limitate alle slot machine, con la conseguenza che i flussi di gioco non sono ridotti, ma solo spostati da una città all’altra, da un prodotto all’altro. Come se il fenomeno del gioco legale possa essere assimilato alla polvere da nascondere sotto il tappeto prima dell’arrivo degli ospiti e non ad una tematica seria da affrontare per la tutela della salute dei cittadini.

Esecutivo ed enti locali sono quindi chiamate ora a non nascondere più le criticità dell’intero sistema sotto una coltre facilmente notabile. Non saranno palliativi a portare una netta inversione di tendenza nel comparto dei giochi. Dal momento che le leggi locali sono già entrate in vigore e hanno ampiamente dimostrato la sterilità del loro impatto, i dati da cui ripartire già ci sono.

Regioni e province hanno il diritto, più volte rivendicato e riconosciuto, di intervenire laddove lo Stato non riesca ad intervenire, ma le soluzioni da individuare devono essere definitive, devono portare effetti tangibili e non sollevare altre problematiche. Le ultime misure hanno infatti avuto la tragica conseguenza di costringere diverse aziende sul lastrico, impossibilitate a mantenere in azienda migliaia di lavoratori. Attività cessate o licenziamenti sono al momento l’unica conseguenza reale delle leggi locali.

Qualora la revisione di queste leggi nell’ottica di non penalizzare un sistema di cui finora avevano beneficiato sia il tessuto aziendale che lo Stato stesso, sarà il nuovo Governo a dover rivedere quanto deciso dalle regioni. Visto che indipendenza e iniziative regionali non hanno portato novità di rilievo e hanno anzi penalizzato essenzialmente i lavoratori e le aziende, ora il nuovo Esecutivo non potrà più esimersi dall’affrontare la tematica, dal proporre leggi all’altezza, che siano applicate in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale e che possano fermare un declino a cui sembra destinato anche un settore che fino a qualche mese fa garantiva un discreto indotto anche allo Stato.