Perché la proposta governativa sul riordino del settore dei giochi non soddisfa l’industria

Scritto il Matteo Trevisan | 7th of September 2017
Perché la proposta governativa sul riordino del settore dei giochi non soddisfa l’industria

La proposta sul riordino del gioco pubblico presentata dal governo non soddisfa gli operatori dell’industria.

Sono diversi i motivi del malcontento: primo fra tutti si tratta di una proposta parziale e incompleta in quanto non presenta un chiaro piano distributivo del gioco fisico capace di stabilire criteri volti alla futura pianificazione industriale e alla gestione delle attuali attività in essere. In secondo luogo nella proposta non vengono specificate opportunamente le fasce orarie da assegnare alla vendita dei prodotti di gioco. Ultimo, ma non meno importante, la proposta governativa non offre una cornice normativa chiara di quelle che dovrebbero essere le funzioni attribuite agli Enti Locali: queste non vengono esplicitate ma solo accennate nel documento alla voce generica di “salvaguardia degli investimenti”. Non viene quindi precisato quale possa essere lo strumento normativo capace di modificare le disposizioni comunali e le Leggi Regionali vigenti ai nuovi dettami.

Questioni da approfondire

Sono altri i temi appena accennati dalla proposta che dovrebbero essere approfonditi considerato che la trattazione vaga del documento non consente di effettuare analisi dettagliate degli effetti. Tra questi l’introduzione di un nuovo modello di certificazione dei punti vendita, l’introduzione di una rete distributiva “a numero chiuso”, la definizione di tempistiche per la realizzazione di nuovi modelli tecnologici ancora non sottoposti al vaglio della Commissione Europea per la fase di stand still, la mutazione dei regimi fiscali.

A livello generale la questione principale rimane la salvaguardia della rete del gioco esistente, a prescindere dalla distanza dai luoghi sensibili. A tutela degli investimenti effettuati in questi anni dalle imprese, come stabilito nei principi costituzionali.

Questione distanziometro ed effetto espulsivo.

Due questioni rimaste in sospeso sulle quali governo ed Enti Locali non riescono ad accordarsi. Il distanziometro non ha regolamentato il tema delle distanze anzi, l’introduzione dei numerosissimi luoghi sensibili inseriti in ogni provvedimento regionale o comunale, hanno creato una vera e propria “espulsione” del gioco lecito dalle aree urbane. E’ proprio su questo tema potrebbe intervenire la conferenza o il governo in fase di attuazione delle norme, pensando all’introduzione di misure stabilite dagli Enti locali con la clausola però che queste non arrechino pregiudizio alle attività di gioco lecite e che vengano improntate su criteri che non comportano effetti espulsivi dell’offerta legale.

I criteri di dislocazione delle reti distributive del gioco dovrebbero essere elaborati dalle Regioni in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, deputata alla disciplina, organizzazione e gestione del gioco; senza una concertazione sarà difficile garantire il giusto bilanciamento tra gli interessi di tutela della pubblica sicurezza, che spetta esclusivamente allo Stato, e gli interessi di tutela della salute di competenza delle Regioni.

Un altro fattore della proposta che non convince affatto non solo l’industria ma anche gli esperti di gioco e normativa, è la previsione contenuta nel documento la quale recita che: “I punti di vendita di gioco previsti a regime sono distribuiti d’intesa tra le Regioni, proporzionalmente, sulla base della attuale distribuzione numerica”. Un criterio di proporzionalità distributiva delle reti di gioco lecito era già adottato nel bando di gara Bersani, ma venne poi abrogato a seguito della Sentenza della Corte di giustizia Europea, la cosiddetta “Costa-Cifone”.

Il tema fiscale

La questione fiscale preoccupa molto le imprese del settore, in particolare quelle degli apparecchi: l’aumento del Preu contenuto nell’ultima manovra, ha portato la redditività delle imprese ai minimi storici e al limite della sostenibilità. Gli operatori hanno chiesto una riduzione del payout o comunque un ritocco dei parametri di gioco al fine di adeguare i giochi alla nuova realtà fiscale e normativa. Tale riduzione potrebbe essere introdotta con il passaggio alle Awp da remoto: urgono tuttavia ulteriori chiarimenti.