Probizionismo VS gioco responsabile: il fenomeno del gambling in Italia

L’Itala è al centro di un feroce dibattito tra i sostenitori del gioco responsabile e i proibizionisti a priori del gambling. In diverse regioni è in atto una vera lotta senza quartiere per limitare il raggio d’azione di tutte le attività legate al gambling, in particolare di slot machine e new slot.

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L’Itala è al centro di un feroce dibattito tra i sostenitori del gioco responsabile e i proibizionisti a priori del gambling. In diverse regioni è in atto una vera lotta senza quartiere per limitare il raggio d’azione di tutte le attività legate al gambling, in particolare di slot machine e new slot. Molti politici e associazioni stanno cavalcando l’onda della lotta alla ludopatia con il proibizionismo più assoluto, ovvero una sorta di censura che prevede incentivi e sgravi fiscali a tutti coloro che non disporranno e elimineranno le ‘macchinette’ dai propri locali. Dall’altro lato i vertici del settore hanno iniziato un dialogo costruttivo con il governo Renzi per regolamentare e rendere responsabile il gioco tramite campagne di informazione. In questa ‘Babele’ si intravvedono barlumi di speranza per la crescita di un settore utile ai fini dell’Agenzia Entrate e per lo sviluppo di una nuova filosofia di gioco legalizzato.

Il termometro dell’igaming in Italia

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L’industria del gambling sta attraversando una fase di assestamento nel nostro Paese. L’agenzia di stampa Agipronews ha incrociato i bilanci forniti dai principali operatori del settore tra gennaio e giugno 2014, evidenziando come “le giocate al netto delle vincite hanno toccato 225,4 milioni di euro, in calo del 9,6% rispetto ai 249,5 milioni del medesimo periodo del 2013”. Calo compensato dalla crescita nel primo semestre 2014 della spesa complessiva, 124,8 milioni di euro corrispondenti ad un + 9,4% sul 2013.

La categoria che ha registrato la maggiore crescita è stato quella delle slot machine online e delle VLT, vero e proprio fenomeno di massa in quell’Italia che domina la classifica europea di spesa pro-capite annua. La crescita esponenziale nel numero di account online, si è tradotta in un aumento delle entrate complessive per le ‘macchinette’. Altri fattori che hanno agito in maniera sinergica al boom sono stati lo sviluppo di modalità di gioco sempre più user-friendly, il naturale adattamento degli utenti ai nuovi metodi di pagamento disponibili sulla Rete e la promozione a 360° di prodotti di telefonia mobile come applicazioni sviluppate per iOS, Android e Windows Phone.

Ancora in discesa l’inflazionato mondo del poker online: la spesa complessiva nella modalità cash ha raggiunto quota 60,7 milioni di euro, contro i 78,4 milioni del periodo di riferimento 2013 (un preoccupante -22,5%). Buio pesto anche per i tornei di poker online, che si attestano a 39,9 milioni complessivi, il -30% rispetto ai 57,1 milioni dell’analogo periodo 2013.

La domanda più frequente tra gli esperti del settore è la seguente: il poker online italiano è in forte crisi a causa di minori budget investiti nel marketing, per un naturale calo di interesse nel gioco o per i colpi di coda della recessione che ha colpito il nostro paese? Diversi aspetti hanno influito negativamente, ma i numeri dimostrano come in Italia si gioca più di quanto possa sembrare, solo che una buona fetta di gamblers frequenta sempre più assiduamente le piattaforme non autorizzate dot com e i pro si sono trasferiti all’estero, in quanto l’offerta interna è poco attrattiva e la liquidità stenta ad essere sostenibile. Nel 2014 una nota piattaforma estera ha registrato action del 20% superiore rispetto a tutto il mercato .it, da questo dato si può capire come l’offerta non autorizzata, goda di maggior salute rispetto al poker firmato AAMS. Un altro importante fattore da non sottovalutare in tale bilancio sono i sacrifici imposti dall’attuale status economico, che ha gravato come ub macigno soprattutto sulla capacità di spesa dei giocatori con un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, cioè il target vocazionale per il gioco online. La contrazione della spesa in giochi online risulta in perfetta assonanza con il trend negativo della spesa in consumi finali delle famiglie italiane, registrato e misurato dall’Istat. Su questa fetta di target peraltro pesa inoltre la concorrenza rappresentata dalla vastissima offerta di giochi sui social network, principalmente Facebook, molti dei quali davvero simili ai giochi online con vincita in denaro.

Il profilo medio del giocatore del Bel Paese

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Sono mediamente 150mila i giocatori italiani che ogni giorno si collegano ad una piattaforma dedicata al gambling e puntano del denaro nel tentativo di incassare delle buone somme senza schiodarsi dal divano delle lore cose

Uno studio recente compiuto dagli analisti di Paddy Power per l’Italia ha evidenziato come l’84% dei giocatori online siano uomini, mentre le donne sono appena il 14% (percentuale in netta crescita rispetto al passato). Per quanto riguarda il target, parametro fondamentale nella pianificazione delle campagne pubblicitarie, l’età media oscilla tra i 25 e i 34 anni, ossia il 29% del totale, mentre la seconda fascia d’età gambling-friendly è quella tra i 35 ai 54 anni, che rappresenta il 27% assoluto. La new generation che va dai 18 ai 24 anni occupa il terzo posto costituendo il 18% degli utenti.

Un altro dato interessante, emerso dall’indagine, è quello della provenienza degli utenti. I giocatori che abitualmente frequentano i siti dedicati al gioco online provengono principalmente dal Italia Meridionale: il 42% degli utenti si connette da Roma in giù, mentre il 21% dal centro Italia e il restante 37% gioca dal nord.

Ludopatia: tutti i numeri della patologia

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La ludopatia o azzardopatia, ovvero la dipendenza ossessiva per i giochi d’azzardo di ogni tipo, è stato introdotta solo di recente nella letteratura dei disturbi patologici.

La giornalista del format televisivo Le Iene Nadia Toffa, coadiuvata dalla consulenza dello psicologo specializzato Cesare Guerreschi, ha racchiuso nel libro-inchiesta “Quando il gioco si fa duro” tutti i numeri del fenomeno ludopatia in Italia. Gli ‘azzardopatici’ nel nostro paese sono 800.000 (quasi l’1,65% dell’intera popolazione), mentre sono 2 milioni le persone le persone considerate a rischio di diventare dipendenti dal gioco d’azzardo. Alla fine del 2013, la percentuale di donne affette da ludopatia ha praticamente eguagliato il sesso forte, quando fino a qualche anno fa la forbice era nettamente favore del genere maschile.

Ma analizziamo nel dettaglio il target del fenomeno. La ludopatia è un è diffusa in maniera globale da Aosta a Lampedusa, e include nel suo bacino tutti i ceti sociali. Gli individui maggiormente a rischio dipendenza patologica dovuta al gioco, come evidenziale lo speciale pubblicato da Gaming Report, sono coloro con casi di ludopadia riscontrati in famiglia, le fasce della società più emarginate o comunque meno abbienti. All’interno di questa categoria spiccano gli “over 65”, in molti casi pensionati soli che preferiscono, alla solitudine, trascorrere le giornate all’interno di ricevitorie e tabaccherie. A rischio sono inoltre i soggetti ansiosi e depressi, mentre ad essere ancora più vulnerabili sono i soggetti impulsivi, spesso privi di una famiglia alle spalle.Un recente report pubblicato dal New York Times ha incoronato Pavia come “il paradiso” del gioco d’azzardo in Italia. La città lombarda è stata accostata a Las Vegas, in quanto presenta sul suo territorio una slot machine o vlt per ogni 104 abitanti. Un dato anomalo in termini di densità, che spiega la passione dei residenti per il gioco d’azzardo e il radicamento fenomeno nel nostro Paese.

Il termometro dei casinò dal vivo

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Segno più per i quattro Casinò italiani (Campione, Sanremo, Saint-Vincent e Venezia), che lentamente stanno rialzando la china dopo il nefasto. Gli incassi globali hanno ripreso quota l’anno passato raggiungendo la soglia dei 337,8 milioni di euro contro i 332 dell’anno precedente. I migliori risultati sono quelli registrati da Campione e Venezia che hanno incremento di quasi 3 milioni di euro gli incassi annuali. Trend positivo anche per il tormentato casinò di Saint-Vincent (da 76,6 a 77,1 mln), mentre cala di qualche spicciolo Sanremo (da 50,5 a 50,3 mln).

I segreti della rinascita vengono da molto lontano. Il modello marketing di Macao e Las Vegas, basato sulla trasformazione dei classici casinò in attrazioni turistiche, grazie alla presenza di ristoranti, spa benessere e centri commerciali, ha sortito un effetto estremamente positivo sul casinò di Campione d’Italia, salito per la prima volta sul podio europeo relativo ai maggiori incassi di gioco nell’anno 2013.

Trend del fenomeno e resto del mondo

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H2 Gambling Capital ha stilato recentemente una particolare classifica per nazioni, ovvero la top ten mondiale dei paesi più sfortunati, basata sulle perdite medie annue per persona nel gioco d’azzardo.

La gamma delle nazioni presenti in questa special list è sorprendente, poiché alterna paesi economicamente stabili e ricche, ad altre realtà fragili e povere. Tale dicotomia si riflette anche nel rapporto tra i governi centrali e l’approccio dei medesimi al gioco d’azzardo: dai paesi dove il gambling è praticamente illegale a quelli dove viene sostenuto incoraggiato, le perdite annuali per persona differiscono solo leggermente. L’Italia figura al sesto posto assoluto con i suoi 517 dollari in perdite annuali per persona, a soli 57 euro di distanza da un colosso dell’economia come il Canada e di ben due posizioni superiore rispetto a Honk Hong, la patria del gioco d’azzardo asiatico che ospita il paradiso di Macao.

L’enigma ha una soluzione piuttosto semplice: la crescente popolarità delle piattaforme di gambling ha abbattuto le frontiere dell’illegalità rendendo in ogni momento possibile l’accessibilità ai giochi online, così il proibizionismo imposto da alcuni governi non fa alcuna differenza per i giocatori abitudinari.