Gli italiani spendono in media 420 euro all’anno in gioco d’azzardo

Secondo uno studio di Avviso Pubblico, presentato a Roma Venerdì 2 marzo, durante la tavola rotonda "Il gioco d’azzardo: i mille volti di un problema", gli italiani spendono in media, ogni anno, 420 euro in apparecchi da intrattenimento, (1 miliardo al mese), e la cifra è in aumento.

Lo studio è stato realizzato considerando i dati della spesa sul gioco d’azzardo in Italia, pubblicati lo scorso 4 gennaio dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, attraverso i quali è stato possibile tracciare una più attenta "mappatura territoriale della febbre da gioco" che ha colpito gli italiani negli ultimi anni.

Spesa in apparecchi da intrattenimento, Awp e videolottery

La spesa in queste due tipologie di gioco è stata pari a 15 miliardi e 800 milioni di euro in 18 mesi (dal 1 gennaio 2016 al giugno 2017). La spesa corrisponde al totale delle somme giocate, ossia la raccolta, sottratte le vincite. Awp e videolottery rappresentano oltre la metà della raccolta nel nostro paese (49,4 mld su un totale di 96,1 mld registrati in Italia nel 2016), le equivalenti terrestri delle migliori slot machine online.

Spesa pro-capite annuale

Arriva a toccare la quota di 419,44 euro. È stata calcolata considerando la popolazione attiva nel gioco d’azzardo, (secondo le stime un maggiorenne su due gioca almeno una volta nel singolo anno, per un totale di 25 milioni di persone), giocatori occasionali, abituali e patologici.

Confrontando i dati del 2016 (reali) e quelli del 2017 (in proiezione) emerge un aumento della spesa inferiore all’1%, che riflette tuttavia una situazione preoccupante non tanto per l’aumento in sé, ma per tutto ciò che ne consegue. Si potrebbe sostenere che le iniziative messe in atto dagli degli Enti locali, le campagne di sensibilizzazione che ha visto impegnate le associazioni, la sempre maggior attenzione sul tema rilevata in questi ultimi anni, hanno arginato gli effetti della crescente diffusione del gioco d’azzardo, ma il messaggio riferito ai pericoli e alle ricadute sociali, sanitarie ed economiche del fenomeno, fatica ancora ad essere recepito su tutto il territorio nazionale.

Classifiche per provincia e per Comuni capoluogo, della Spesa pro-capite in Awp e Vlt

Partendo dai dati forniti dall’Agenzia dei Monopoli, Avviso Pubblico ha stilato una classifica per provincia ed una per Comuni capoluogo riferite alla Spesa pro-capite in Awp e Vlt.

Per quanto riguarda le province, unendo i dati a disposizione riferiti al 2016 e al primo semestre del 2017, la classifica vede in testa Prato (749,22 euro pro-capite), seguita da Rovigo (508,93), Sondrio (481,15) e Olbia-Tempio (479,99).

La classifica dei Comuni capoluogo conferma la presenza delle città di Prato e Olbia seguite in terza posizione da Bolzano (solo al 53°posto come provincia). Indi Piacenza, Rovigo, Sondrio, Frosinone e Alessandria. Ad eccezione di Frosinone, il cui territorio provinciale è oltre la 40esima posizione in termini di Spesa pro-capite, sono tutti capoluoghi di province posizionate tra le prime 15 della relativa classifica.

Comuni con spesa in calo

Lo studio segnala anche i casi di alcuni Comuni nei quali è stato registrato un sensibile calo della spesa (calcolata in proiezione sull’intero 2017), nel comparto AWP e VLT. Tra questi Cremona (-23,2%), Verbania (-22%), Aosta (-17,15%), Biella (-15,30%) e Campobasso (-14,75%). La situazione può essere collegata alla recente approvazione di normative più restrittive sui giochi, a differenza di altri Comuni ai primi posti della graduatoria, come Olbia, Sondrio e Frosinone, nei quali invece non sono stati adottati regolamenti e/o ordinanze specifiche di limitazione.

Gioco sommerso

Le due classifiche vedono una predominanza di città e province del Centro-Nord nelle prime posizioni, cosa certamente non casuale, ma che non deve essere interpretata come una maggiore predisposizione del Nord verso il gioco d’azzardo rispetto al Sud. I dati confermano più che altro la presenza di gioco sommerso e illegale nel Meridione, riscontrabile, seppur in forma minore, anche al Centro-Nord. Qui le mafie che controllano il territorio, installano i propri apparecchi sostituendosi allo Stato e all’ ADM, come è emerso dalle numerose inchieste condotte nel corso degli anni dalla magistratura.

“La criminalità organizzata continua a gestire le bische clandestine, tradizionali o di nuova generazione, caratterizzate non più da sudicie carte da gioco o da consunte cartelle per le estrazioni, bensì da moderni computer connessi ad internet per la fruizione dei casinò on line, a organizzare il toto nero o il lotto clandestino”, riporta Giovanni Russo, Procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia nel libro "Lose For Life, Come salvare un Paese in overdose da gioco d’azzardo" realizzato da Avviso Pubblico.

A confermare il crescente interesse dei clan mafiosi nel settore dei giochi online, delle slot machine e delle scommesse sportive, il Rapporto annuale dell’UIF sull’attività svolta nel 2016. “A latere del circuito legale si rileva una sempre più rilevante attività svolta mediante la gestione su piattaforme illegali delle scommesse sportive e dei videopoker, con l’utilizzo di server ubicati in paesi esteri. D’altro canto il gioco on line è per natura transfrontaliero, i siti di gioco alternativi a quelli autorizzati sono facilmente accessibili attraverso la rete. Ne deriva la possibilità di un’offerta illegale di gioco on line, la cui entità è difficilmente stimabile”, scrive la Banca d’Italia.