I veri numeri del gioco d’azzardo in Italia e il Decreto Dignità

La politica lo ha reso un fatto sociale. Ma quali sono i veri numeri del gioco d’azzardo in Italia? Andiamolo a scoprire, partendo dall'ambito fiscale: oggi la tassazione in Italia è superiore al 50%, ma allo stesso tempo sta crescendo la raccolta, con le entrate che restano stabili. Anzi: addirittura crescono, e ciò è dovuto in parte allo spostamento degli utenti verso giochi con payout più elevati. Non solo: la tassazione sul gioco in Italia è superiore rispetto agli altri Paesi: è il doppio di Francia e Regno Unito, addirittura il triplo della Germania. Quattro volte quello della Spagna.

Al momento, il CNR sostiene che ci sono 400mila giocatori problematici: l’1,6% dei giocatori totali, ed è un dato che è perfettamente in linea con gli altri paesi. Mentre la ludopatia resta all'ottavo posto tra le dipendenze degli italiani. Almeno una volta hanno giocato - nel 2017 - più di 17 milioni di italiani. E tra il 2000 e il 2015, il gioco d’azzardo ha posto in evidenza un piccolo incremento che ha portato dallo 0,12% al 3,4% totale il numero degli stessi giocatori.

Stando a quanto riportato dallo studio dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Centro Nazionale delle Ricerche, 5,5 milioni dei 17 che hanno giocato sono giovani adulti tra i 15 e i 34 anni. I risultati sono poco meno del 15% dei giocatori e presentano un comportamento di gioco definibile a basso rischio. Il termine ‘problematico’ compare solo per l’1,6%.

Ogni anno, lo Stato finanzia 50 milioni di euro per il fondo per il gioco d’azzardo patologico: tutto è nato grazie alla Legge di Stabilità 2016, che ha istituito il Fondo al fine di garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione. Il Fondo è servito inoltre per le campagne di informazione e sensibilizzazione, in particolare su scuole e nelle periferie. Sarebbe invece in calo il numero dei minori che giocano: durante il 2017 hanno giocato almeno una volta gli studenti tra i 15 e 19 anni, passando da 1,4 milioni a un solo milione nel 2017. Il rischio ludopatia, insomma, è il più basso degli ultimi dieci anni.

Sono state dunque bandite anche le pubblicità, sia nel calcio che in televisione: tutto questo per quanto riguarda i siti di casinò online e le agenzie di scommesse, ma anche sui giochi a premio. Ciononostante, l’industria del gioco resta una delle prime in Italia. Complessivamente, le imprese del settore sono 6.600 con oltre 100mila occupati. Il 20% di loro è all'interno di aziende o case di gioco. La parte restante fornisce un servizio diretto, come una tabaccheria.

Stagnaro: “Il Decreto Dignità cambierà pochi aspetti della ludopatia”

Carlo Stagnaro è il direttore dell’Osservatorio di Economia Digitale dell’Istituto Bruno Leoni. Secondo il noto professionista, il Decreto Dignità cambierà infatti pochi aspetti della ludopatia: “Come chiamereste una politica che produrrà risultati esattamente opposti a quelli dichiarati? Le norme sul gioco d’azzardo contenute nel Decreto Dignità sono un caso da manuale di applicazione del modello superfisso”, fa sapere Stagnaro.Che subito dopo aggiunge: “All'interno di tale schema mentale, ogni variabile è esogena a ogni altra, e dunque qualunque cambiamento autoritativo nelle condizioni al contorno non determinerà nessun mutamento nel comportamento degli agenti economici”.

Del resto, il decreto pone due misure di concreto contrasto: il primo è la sparizione della pubblicità diretta ai siti e centri di scommesse, e in questo calderone finiscono pure gli spot diretti sui giochi (ma non quelli di Stato); il secondo è la totale assenza di riferimenti a marchi di scommesse all'interno dei mondi su cui si può scommettere e puntare. Un esempio? L’ambito sportivo. Insomma, la legge di per sé vieta che se ne parli su tutti i prodotti mediali e mediatici: dalla carta stampata alla tv, da internet alle affissioni. Non ci saranno neanche sponsorizzazioni e le nuove norme avranno impatti decisamente differenti nel breve e nel lungo termine.

Cos’accadrà subito? Che chi usufruiva di grosse cifre dalle case di scommesse le perderà all'istante, e che le stesse case di gambling andranno via all'estero. L’advertising, che aveva una funzione anche ‘educativa’ al gioco, scomparirà totalmente: questo magari potrà invogliare meno al gioco stesso, però allo stesso tempo lascerà in balia gli utenti di siti poco chiare e dalle cattive intenzioni. I canali illegali, difatti, pulluleranno e raggiungeranno molto più facilmente gli individui poco ‘sgamati’ sul web: il confine sarà dunque più labile e i numeri sul gioco – a differenza di quanto dichiareranno – saranno chissà quanto minori.

Si combatte in questo modo la ludopatia? Assolutamente no. I giocatori incalliti non sono online: hanno il posto fisso nei bar, nelle sale slot. Avete mai visto una pubblicità delle VLT? No, perché non occorre farne. Dunque, queste norme – che hanno la presunzione di tutelare le persone affette da dipendenza – potrebbero addirittura diventare un’arma a doppio taglio: e cioè portare al gioco illegale. Magari allontanerà chi poteva prenderne una patologia, ma soltanto attraverso prevenzione e cura si può operare su un soggetto oggettivamente malato. Il governo potrebbe promuovere l’illegalità, a questo punto. Parole forti, ma figlie di uno scenario assolutamente plausibile.