Gioco, i primi effetti economici delle politiche restrittive sul settore

Il gioco d’azzardo sta vivendo, storicamente, una fase parecchio complicata in Italia. L’industria tutta, messa alla berlina dal Decreto Dignità e condannata a più riprese dal Governo, nei suoi vertici rappresentato da Luigi Di Maio, e da enti ed associazioni contro il gioco d’azzardo, è in balia delle onde. Difficile dire se e quando migliorerà la situazione, con premesse e epiloghi traumatici e drammatici.

Intanto, i primi risultati di questa oscillazione si cominciano a registrare. Se la raccolta di gioco d’azzardo ha segnato un incremento, è la spesa ad aver registrato un clamoroso reflusso nell'ultimo anno, il 2018, in cui c’è stato un sensibile calo di giocate. Colpa delle politiche del governo, dell’incapacità di reagire come altri modelli (vedasi il Regno Unito, n.d.r) e delle nuove misure economico-finanziarie che tartassano il gioco, sfruttandolo al meglio delle possibilità.

Dopo un triennio di crescita come quello 2014-2017, l’evoluzione delle entrate da giochi ha fatto registrare una flessione, attestata sui 10 miliardi, il che vuol dire un nettissimo -3%, poco solo a livello numerico, nonostante una raccolta lorda, ovverosia il reale dato circa il volume d’affari del settore, che è andata aumentando di una percentuale analoga, portandosi dai 101,8 miliardi ai 104,9 totali.

La spesa netta totale degli italiani per il gioco, ottenuta tramite sottrazione dell’importo delle vincite (86,2 miliardi) alla raccolta lorda, nel 2018 è arrivata a 18,7 miliardi, con un crollo di circa 500 milioni al valore dell’esercizio precedente. Aumenta, sì, la raccolta lorda (al +4%) anche dell’ammontare delle vincite, e di conseguenza anche la tassazione totale del settore (10,0 miliardi, ovverosia lo 0,6% del PIL, al 2,2 % delle entrate tributarie e al 4,7% di quelle indirette), risulta pari a circa il 53,7% della spesa netta, in linea con quella del 2017.

Complessivamente, il settore ha inciso sulla raccolta netta con un rendimento effettivo che, secondo le precisazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha consentito di valutare in maniera corretta l’incidenza della tassazione che, commisurata alla raccolta lorda, potrebbe sembrare poco più che modesta.

Le categorie di giochi che hanno registrato maggior raccolta lorda sono apparecchi da intrattenimento, slot machine e giochi di abilità a distanza, le quali presentano un rendimento totale del 63% in un caso, e del 20% in un altro. La macro-categoria degli Apparecchi contribuisce da sola alla quasi metà della raccolta totale lorda (46%) e al 65% delle entrate erariali. Si tratta della tipologia di gioco sulla quale maggiormente si sono abbattute le modifiche alle normative, sia negli anni precedenti sia a cominciare dal settembre del 2018. Ciò in ragione del fatto che il settore dei giochi si caratterizza per logiche di gestione imprenditoriali e che la domanda dei consumatori finali si orienta di più su tipologie di gioco che assicurano una alta percentuale ridistributiva ai giocatori della raccolta lorda: è il cosiddetto payout, prevedendo, così, un intervallo di tempo breve tra la giocata e l’evento, come avviene con le new slot e le VLT. Sulla categoria in questione è inoltre applicata una aliquota dello 0,3% della raccolta, a titolo di canone concessorio.