Agenda 2023, il Governo parla di tutto ed esclude (ancora) il gioco

feb 10


Sono settimane di apprensione e tensione, in casa Italia: nel mondo, e anche nel nostro Paese tiene banco la questione coronavirus, mentre il Governo mostra i primi, significativi segni di tracollo e il rebus-prescrizioni tiene tutti impegnati in un lungo, quanto annoso, dibattito. Intanto la maggioranza giallorossa, nel definire l’Agenda 2023, ha tenuto colpevolmente fuori, ancora una volta, il gioco pubblico. Troppo tardi, mentre di riordino non si parla e il settore è ad una crisi ormai storica.

Intanto, tra una crisi e qualche apparenza, i motori sono accesi per l’Agenda 2023, il piano di rilancio dell’esecutivo per quella che per tutti è la fase due dell’attuale maggioranza giallorossa, come sottolineato e voluto dal Premier Conte che, in prima persona, guiderà i tavoli di lavoro, otto in totale, fino al 18 febbraio. I temi sono tanti ed eterogenei, dal welfare alla crescita, alla semplificazione burocratica e l’immigrazione. Tema caldissimo ovviamente, manco a dirlo, la giustizia.

Il programma, s’intende, è ambizioso e si proietta automaticamente alla scadenza naturale, a quella che dovrebbe essere la scadenza naturale per questo Esecutivo, ovverosia per il 2023, obiettivo comune all'intera maggioranza. Da domani per il governo un nuovo inizio, tra i conti della Legge di Bilancio e la partita a scacchi condotta tra le forze di maggioranza. Evidente come dall'Agenda resti tagliato fuori il settore del gioco pubblico che, come è noto, è in attesa di riforme ormai da troppo tempo e vittima di promesse mai mantenute da parte degli ultimi tre Esecutivi. Dalla Conferenza Stato-Regioni del 2017 era emerso tutt’altro, ma nulla è mai stato fatto.

Un cantiere aperto, quello di Agenda 23, seppur senza traccia di gioco nonostante parecchie delle partite aperte riguardino, anche di striscio, il settore: il tema occupazione, ma soprattutto quello relativo alle politiche di welfare, ma anche e in particolare ogni discorso relativo a crescita e sviluppo sostenibile. Ma ancora anche la semplificazione normativa e burocratica e riforma fiscale. Senza, ovviamente, dimenticare la questione salute. Tematiche ampie e eterogenee, ma tutte convergenti sul settore del gioco ma non sembra per il governo, come sempre verrebbe da chiedersi. Anche se dovrebbe essere preoccupazione comune, soprattutto della politica, che dovrebbe quindi favorire e non distruggere, tra leggi, nazionali e regionali, che stanno fin troppo compromettendo le attività sul territorio. I rischi, in questo caso, sono altissimi. Anche e soprattutto per la sicurezza dei consumatori, oltre che per quella delle imprese.

Il presidente Filippo Patroni Griffi, presidente del Consiglio di Stato, ha quantomeno fatto dei cenni su questi temi, nell'inaugurare l’anno giudiziario 2020: “Le autorità competenti hanno l'obbligo di adottare provvedimenti appropriati al fine di scongiurare i rischi potenziali per la salute e per la sicurezza, e senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l'effettiva esistenza e la gravità di tali rischi" – ha detto. Il riferimento è ovviamente agli interventi limitativi nella regolamentazione delle attività di gioco in funzione di prevenzione delle ludopatie. La giustizia si è pronunciata, mentre il reparto, afflitto anche dalla Questione Territoriale, continua a subire mazzate senza trovare soluzioni politiche adeguate per i problemi.

Urgerebbe, si sa, una riforma generale. Che manca, e manca anche nell'agenda. Ma la sensazione è che il gioco è ad un punto di non ritorno, in questo 2020: o si interviene o altrimenti il settore muore. I conti iniziano a non tornare, il trend negativo legato alle questioni normative continua ad aumentare. Occorre un intervento, con urgenza: i prossimi mesi, tra epidemie e blocco del mercato in Asia, rischiano di scatenare un violentissimo terremoto in tutta l’economia. Anche in quella italiana e, stavolta, il gioco non resterebbe escluso.