Blackout pubblicità, ora per il gioco d'azzardo si fa dura

lug 17

Da lunedì 15 luglio 2019 è ormai ufficiale: vengono bandite diverse forma di pubblicità sul gioco su media e sport, con l’effettiva entrata in vigore, in via definitiva, del Decreto Dignità, approvato lo scorso anno su forte volontà della parte grillina dell’attuale Governo. Ha vinto Di Maio, intanto benvenuti nell'anno zero del gioco pubblico in Italia.

Esattamente un anno fa il Decreto Dignità faceva il suo debutto sulla scena e a cominciare dal 14 luglio 2019 la pubblicità viene, tranne le dovute eccezioni, bandita tramite mass media generalisti. Era stata questa la decisione voluta dal Ministro Luigi Di Maio, a favore del contrasto contro il gioco d’azzardo patologico e, nonostante le perplessità ed i tanti dubbi, soprattutto dovuti alle recenti Linee Guida elaborate dall’Agcom, l’Italia è arrivata al blackout sul gioco.

Ma il confine tra divieto assoluto e parziale è ancora molto sottile, seppur non per lo sport, che da oggi dovrà rinunciare al finanziamento da parte del gaming, vitale negli ultimi anni: la Serie A, secondo le stime, perderà 35 milioni a causa del divieto. Perde anche il mondo dei media: l’Associazione Pubblicitari dovrà fare i conti con minori introiti, perdendo circa 150 milioni.

L’industria del gioco è altresì reduce da un anno difficile, quasi di crisi, studiando e ponderando tutti i possibili effetti del Decreto Dignità, che bandisce, lo ricordiamo, ogni forma di comunicazione del gioco con vincita in denaro.

Nonostante l’anno di transizione concesso, si fa per dire, dal Governo, le cose non sono andate per il meglio. Il Decreto Legge ha lasciato varie perplessità e le stesse linee guida volute da AGCOM non hanno rassicurato l’industria, dando solo una parziale lettura della legge: il gioco va via da giornali, dalla tv e dalla pay-tv ma resta sulla stampa di settore. Il Decreto, ovviamente, colpisce tutta la filiera, coinvolgendo anche terzi. In tutto ciò il Governo non ha dato risposte chiare a quanti da un anno vanno ponendo domande.

L’industria, in questo momento storico, è ferma ad una richiesta volta al mantenimento del presidio di legalità e sicurezza garantito dal sistema del gioco legale, senza voler per forza aumentare il profitto ed espandere il business. Il riordino, tanto atteso, è rimasto una promessa non mantenuta, neanche dinanzi alle richieste di Regioni e Comuni, desiderosi di chiarezza. L’unica risposta del Governo? Il divieto di pubblicità. La risposta a quanti hanno investito e stanno ancora investendo nel gioco legale? Il divieto di pubblicità.

Intanto, però, ad occuparsi di questo vero e proprio paradosso, sarà l'iGB Live di Amsterdam, l' la principale kermesse dedicato al settore del gioco online a livello internazionale, in programma dal 16 al 19 luglio, nel quale si proverà a fare il punto della situazione, per capire come è stato recepito il divieto dalle aziende che operano nel comparto e quali conseguenze potrà avere sul mercato e sugli altri paesi europei che hanno sempre visto nell'Italia un punto di riferimento nella regolamentazione del gioco.

In tutto ciò la caccia al gioco avviata dal governo si è placata ed ad oggi restano numerosi interrogativi, soprattutto da parte degli operatori. Considerando il fatto che, senza gioco, lo Stato perde risorse fondamentali per l’economia. Il Governo, però, nel 2018-2019, ha provato a mettere le mani sul gioco, da un punto di vista economico, creandone addirittura dei nuovi come il restyling del Totocalcio e dal punto di vista politico con l'oscuramento della pubblicità dalla vista degli italiani. Nuove forme che possono rappresentare una opportunità per l’atteso riordino.