Blocco dei pagamenti, un allarme dagli USA all'Europa. Rischia anche l’Italia

dic 06

Il Governo ha inserito, nella legge di Bilancio, una misura, che è quella del blocco dei pagamenti, che rischia già di trasformarsi in un boomerang.

La misura di contrasto al gioco illegale trae ispirazione chiaramente da quella omonima approvata negli USA, in vigore dal 2010, capace di far inciampare gli operatori illegali e di paralizzare, al contempo, quelli legali. Gli accrediti sono stati infatti bloccati. In Europa molti paesi hanno seguito il modello statunitense ma i risultati sono ancora da verificare, laddove però si tratta di Paesi che hanno un bacino di mercato molto ristretto. Il caso dell’Italia è tutto particolare, trattandosi di uno dei paesi dal mercato più ampio e dalla raccolta maggiore. E la stessa Italia ha introdotto una sorta di blocco nel 2011, con una normativa che è lì ma è disapplicata.

Il fallimento del sistema UIGEA

Con l'UIGEAdel 2006, gli USA hanno varato una legge federale di divieto a qualsiasi forma di gioco online eccezion fatta per l’ippica. Ma i risultati sono stati drammatici: sono stati bloccati il 50% delle transazioni destinate agli operatori di gioco legali, mentre il mercato illegale ben presto si è adattato. Gli USA hanno effettuato il blocco basandosi sul Merchant Category Code e i payment processor, per suddividere le transazioni, utilizzano questo sistema di codici a seconda della categoria merceologica del bene o del servizio acquistato. Con il divieto le compagnie gestenti delle carte di credito come Visa o Mastercard hanno fatto ricorso ai sottocodici di attuazione del blocco, in un sistema che ha dimostrato falle varie, per motivi diversi legati alla specificità del mercato States, dove ogni Stato ha una sua giurisdizione e regole.

Praticamente le banche che emettono carte di credito hanno potuto decidere se sostenere o meno il gioco: molti istituti bancari statunitensi hanno deciso di non farlo, spingendo i loro clienti a non effettuare trasferimenti di denaro verso operatori legali. Dunque i giocatori stessi hanno trovato delle alternative, utilizzando altri strumenti, con carte di credito/debito differenti, dove i controlli sono minori. Le operazioni bloccate, dicevamo, sono state molte, mentre l’illegale si è presto adattato con altri strumenti, utilizzando PayPal o assegni elettronici e via dicendo.

Come dicevamo il blocco dagli USA si è spostato in Europa, dove 17 Stati hanno adottato il divieto ma solo 8 di essi lo hanno applicato sistematicamente: tra questi si annoverano Repubblica Ceca, Grecia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi. Ma le competenze degli enti che regolano i giochi non sono ampie al punto tale da coprire il mercato dei pagamenti, come riassume la Commissione Europea, che ritiene questa una misura addirittura meno efficiente della blacklist, che ha previsto l’oscuramento dei siti di gioco vietati. Ci sono da considerare fattori contingenti: i pagamenti possono essere gestiti da società internazionali che magari non hanno sedi all'interno dello Stato che impone il divieto; le licenze di gioco valgono nel Paese che le ha emesse, ma non hanno alcun valore negli altri: di conseguenza un operatore può essere del tutto legale in uno Stato e non avere licenza per quello accanto, per le compagnie che gestiscono i pagamenti districarsi può essere complicato; e ancora ci sono una serie di strumenti come e-wallet e criptovalute a cui il blocco non si può applicare.

La reazione dell'EGBA

Dall'EGBA, l’associazione che rappresenta tutti gli operatori comunitari dell’online, tra cui rientrano i migliori casinò online italiani, è intervenuto Maarten Haijer, segretario generale, che ha parlato del blocco dei pagamenti come di uno strumento “per rafforzare confini nazionali, mentre internet di confini non ne ha”. Difatti, nel caso dell’online, parliamo di un mercato transnazionale. Bloccare i pagamenti, per l’EGBA, rientra nel novero degli abusi.

L’Italia, da par suo, ha approvato la norma, dicevamo, nel 2011, con l’ultimo Governo Berlusconi ed in questo caso, banche e istituti finanziari devono segnalare ai Monopoli chi compie transazioni verso operatori non autorizzati. Piazza Mastai avrebbe dovuto predisporre un elenco di queste compagnie. La misura però non è mai entrata in vigore, secondo la Commissione Europea che su questo aspetto cita esperti del settore i Ministeri competenti non hanno mai raggiunto un’intesa. Né Bankitalia né l’Associazione delle Banche d’Italia hanno preso poi posizioni.

La lista delle transazioni può essere sicuramente verificata dal circuito di emissione della carta di pagamento stessa, ma non in toto. Quando si effettua un pagamento con carta di credito l’operazione prevede la partecipazione di soggetti differenti, dal circuito che emette la carta alla banca dove si ha il conto corrente. I circuiti sono però soggetti esteri che difficilmente potranno essere sanzionati per non aver imposto il blocco. Tra gli acquirer, invece, ci sono anche delle compagnie italiane, che a questo punto sono i veri destinatari della norma: ogni volta che consentiranno a un giocatore di accreditare una manciata di euro su un conto di gioco estero, potrebbero essere costretti a pagare una multa da 300mila a 1,3 milioni.

In uno scenario in cui non sarà facile distinguere un operatore di gioco legale da un operatore illegale. I concessionari italiani, tuttavia, hanno applaudito alla manovra del Governo, a detta loro attesa da anni e finalmente ascoltata, nonostante venga meno sempre più il supporto delle banche per il settore del gioco. Infatti alcuni istituti di credito italiani rifiutano la concessione di fideiussioni e l’apertura di conti correnti ai concessionari. Ma dalle stesse banche vengono rilasciate carte con cui si può giocare su siti senza concessione. Una situazione paradossale che va sbrogliata quanto prima.