Crisi economica da pandemia: i numeri preoccupanti delle aziende del gioco pubblico

Crisi economica da pandemia: i numeri preoccupanti delle aziende del gioco pubblico

24 Genn 2021

Le aziende europee avranno bisogno di mille miliardi per salvarsi, i numeri sono preoccupanti. Il settore del gioco tra i meno considerati dai governi

Ormai è passato un anno da quando i primi casi di Coronavirus sono entrati nel mondo occidentale. Mediaticamente il racconto è controverso: si parlava e si parla tuttora di un pericolo arrivato dalla Cina, eppure la realtà ci dice che i primi casi giravano già da qualche mese. Indipendentemente dal racconto di come la pandemia sia entrata a far parte del nostro quotidiano, è ora di tracciare un bilancio su quali effetti abbia avuto sull'economia. A livello globale è un periodo non difficile, di più. Le immagini che arrivano da ogni parte del mondo ci mostrano una situazione diffusa di indigenza, difficoltà, crisi. Dai piani più alti del meccanismo produttivo sociale fino ai gradini più bassi: sono in pochi quelli che non hanno accusato gli effetti che il Coronavirus ha avuto sull'economia.

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Prima i tre mesi di lockdown e di chiusura forzata, poi un piano di riaperture e ristori che non ha mai sortito l'effetto sperato e che ha ridotto sul lastrico numerose aziende. Il momento è difficile ed è ora di calcolare le perdite: il 2020 è alle spalle, c'è bisogno di guardare al futuro con speranza e fiducia, grazie ai risultati ottenuti dai casinò online italiani, ma anche di voltarsi e contare i danni.

Lo studio in questione è stato condotto dall'Associazione dei mercati finanziari europei (Afme) e da PwC, ed è stato pubblicato sul Sole 24 Ore. Parte da un assunto molto semplice: il 10% delle società europee ha delle riserve economiche liquide per durare soltanto sei mesi.

Di lì in poi si apre la triste strada verso il fallimento. Si delinea, soprattutto, uno scenario che non deve e non può preoccupare soltanto le singole aziende ma anche i singoli governi, anche quello italiano. La differenza tra i ristori ipotizzati dai governi per le aziende e quelli di cui queste avranno realmente bisogno è abissale. Si calcola infatti che le aziende dell'Unione Europea avranno bisogno di mille miliardi di aiuti economici per sopravvivere. 175 di questi saranno necessari per le aziende italiane. Un altro problema dell'aiuto economico è che i finanziamenti che hanno sostituito i mancati introiti nel periodo di inattività non sono altro che debiti. Dunque, se e quando la pandemia finirà, le aziende si ritroveranno con montagne di debiti messi in piedi soltanto per salvarsi nei periodi di inattività.

In questo contesto, qual è il ruolo che svolge il settore del gioco pubblico?

Si tratta di una filiera in gravissima difficoltà perché, oltre alle difficoltà economiche, deve far fronte anche alla noncuranza di un governo che non ha mai preso vere posizioni. Il settore si è dichiarato pronto ad una strategia di lacrime e sangue pur di riaprire eppure non è mai stato seriamente preso in considerazione. Tutte le aziende si sono munite di piani per mettere a punto una riapertura in totale sicurezza e nel rispetto dei più rigidi protocolli.

Oltre alla riapertura, però, ci sarebbero altre manovre di cui il mondo del gioco avrebbe un disperato bisogno. La sospensione del prelievo erariale unico, oltre a sgravi fiscali importanti per sopperire alla mancanza di introiti. L'allarme è di quelli seri: sono a rischio 25-30 mila posti di lavoro per quanto riguarda il settore del gioco pubblico su territorio. Se il settore online protegge gli introiti e attutisce la caduta netta, il gioco in agenzia, nei casinò terrestri e nelle sale da slot rischia di scomparire. E con essi il capitale umano di decine di migliaia di posti di lavoro, di agenzie, di punti di scommessa e gioco a conduzione familiare.

Non avevano aiutato, d'altronde, gli interventi eccessivamente penalizzanti del governo sul gioco pubblico. A partire dal decreto dignità, le ultime leggi in materia sono state sempre più restrittive. I fattori penalizzanti sono stati: gli interventi normativi sull'aliquota delle scommesse, il minor reddito disponibile dei giocatori, la riduzione della rete dei negozi, l'espulsione del gioco legale dai centri urbani in applicazione delle leggi regionali e comunali.

Tra le riforme auspicate da tutti gli addetti ai lavori, c'è quella di creare un Testo unico che raccolga e sintetizzi tutta la normativa, la devoluzione di una parte delle entrate dei giochi a Regioni e Comuni e l'intensificazione del controllo del territorio per contrastare il gioco illegale.

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Vittorio Perrone

Giornalista pubblicista poliedrico. Si occupa per Giochidislots della redazione di articoli, report e infografiche sul settore del gioco legale italiano e internazionale. Collabora attivamente anche con il quotidiano online sportivo SpazioNapoli e il magazine Sportcafe24.com

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