Il 25% delle famiglie italiane a rischio indebitamento a causa del gioco d’azzardo. La secca smentita di Sapar

mag 29

Remigio del Grosso torna ad attaccare l’esposizione mediatica del gioco d’azzardo sostenendo “che all'estero il calcio italiano venga associato alle scommesse sembra non interessi alla Lega di Serie A, ma che venga associato il marchio Tim al gioco d’azzardo forse a Gubitosi interessa”. Attraverso queste dichiarazioni, del Grosso chiama in causa direttamente l’amministratore delegato di Tim Gubitosi, a pochi giorni d’aver lanciato l’ultimo strale (rifacendosi a delle statistiche non veritiere) nei confronti del settore dei giochi.

Il vicepresidente del CNU di Agcom aveva dichiarato che il 25% delle famiglie italiane è a rischio indebitamento a causa del gioco d’azzardo. Dopo le prime reazioni a tali dichiarazioni, ha diffuso una parziale smentita spiegando che il suo intervento non voleva essere un attacco al gioco legale.

“Non bisogna confondere il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo, con il divieto di giocare. Ma dovrebbe esserci una sensibilità, da parte di chi opera nel mondo dello sport, di non promuovere le scommesse sul calcio”.

Non si è fatta attendere la reazione di Sapar che ha messo in dubbio la veridicità delle dichiarazioni di del Grosso basate su dati e cifre erronee.

Ricordiamo a Del Grosso che quando si rilasciano dichiarazioni di questo tipo, sarebbe più serio segnalare anche le fonti da cui provengono dati e cifre del genere. Ci dica quindi da dove proviene questo dato secondo il quale 1 famiglia su 4 sarebbe a rischio indebitamento per azzardo”, scrive Sapar in una nota.

L’associazione ha precisato inoltre che il settore del gioco “impegna 150mila lavoratori e migliaia di aziende e che le legittime richieste di un intero comparto produttivo non possono essere liquidate con ‘esperti di gaming che si sentono perseguitati”.

Nel frattempo in questo clima di dibattiti e contrasti sempre accesi sul settore, si sta rilevando come il divieto di pubblicità stia lentamente portando l’offerta dell’online verso l’offline, ovvero il terrestre.

Non potendo più far conoscere l’offerta degli operatori legali, indispensabile per garantire anche la sicurezza, certificata dall'Adm, non resta che trasferirsi sulla rete terrestre, e non potrebbe essere diversamente. Dall'altra parte le restrizioni come il distanziometro rendono impossibile la realizzazione di quella rete di distribuzione prevista dal bando delle scommesse (oltre 14.000 punti). Qualcuno ci dirà cosa si può fare?”.

E’ quanto ha chiosato Salvatore Vullo, di Kogem/Consulenze giochi online, durante il convegno “A che gioco giochiamo” organizzato dall’Università di Salerno con la collaborazione dell’Osservatorio internazionale sul gioco e della città di Fisciano.