Distanziometro, strumento utile o dannoso?

dic 12

Il distanziometro è ormai una delle misure restrittive che ogni giorno è al centro di innumerevoli dibattiti a causa di idee contrastanti. Da una parte troviamo quelli che lo considerano come uno strumento efficace contro il gioco d’azzardo patologico, dall'altra quelli che sostengono che ghettizzare i luoghi di gioco può portare solo ad una ricomparsa del gioco illegale. Quest'ultimi, inoltre, sostengono la tesi che il giocatore patologico spesso si vergogna della sua condizione e quindi risulta assolutamente inadeguato offrirgli la possibilità di passare inosservato, mentre sarebbe meglio che fosse costretto, se vuole giocare ad una slot machine o Vlt, a passare davanti al centro città, magari alla scuola o alla piazza piuttosto che alla Chiesa del quartiere in modo da creare una sorta di effetto deterrente.

Insomma ognuno ha la sua idea su questo argomento così caldo e dibattuto, ma le amministrazioni comunali continuano ad applicare ogni giorno leggi che le diverse Regioni hanno stabilito apportando molteplici variazioni al tema. Le distanze da rispettare, secondo quanto stabilito dalla legge, vanno dai 300 ai 1000 metri ed i luoghi ritenuti sensibili possono variare a seconda delle Regioni o dei Comuni, ma il caos che regna sovrano nel comparto del Gioco d’azzardo e le decisioni del Governo rendono praticamente impossibile l'applicazione uniforme di strumenti per contrastare la ludopatia. In parole povere, non si è affatto capito quale sarà la direzione che si vorrà prendere in un panorama nel quale il vice premier Di Mario annuncia di voler inserire il distanziometro nella legislazione nazionale.

Il vero e forte rischio è sicuramente quello di creare il cosiddetto effetto espulsivo con un conseguente proibizionismo che può solo nuocere a tutto il comparto del Gioco d’azzardo che, fino a prova contraria, è un settore legale regolamentato dallo Stato e dal quale lo Stato ottiene ricavi in termini economici ai quali sarebbe difficile rinunciare. Se infatti il Governo si propone di riordinare il settore con mezzi come il distanziometro che vanno a ledere l’integrità di un settore intero o come il divieto assoluto di pubblicità, non si capisce come possa poi riuscire a far quadrare i conti di bilancio nonostante l’aumento delle tasse sul gioco d’azzardo.

Fatto certo è che ogni giorno nei tribunali di tutta Italia ci si trova davanti a procedimenti contro il gioco fisico nei quali si dibatte ampiamente e costantemente di effetto espulsivo e ghettizzazione delle sale da gioco e dei giocatori. A questo punto sono gli operatori stessi ad aspettare questo famoso e tanto pubblicizzato riordino del settore, che sarebbe già dovuto cominciare da mesi dopo che nel Decreto Dignità era stato già annunciato individuando nel garante per le Comunicazioni l’organo preposto a tale riorganizzazione.

Il dissenso più grande sta sicuramente nel fatto che il settore del gioco d’azzardo era già più che regolato a tal punto da essere un modello per molti Paesi Esteri che vedevano proprio nella normativa italiana sul gioco d’azzardo una guida da seguire per l’affermazione del gioco legale è la lotta all'illegalità sia come minaccia proprio nei confronti dei cittadini deboli e con tendenze al gioco patologico e sia come possibile danno alle tasche dello Stato.

Adesso invece si sta creando una gran confusione e forse a farne le spese saranno proprio i cittadini più deboli oltre ai lavoratori onesti del comparto del Gioco.