Gambling: la guerra delle associazioni contro un fenomeno dilagante

Gambling: la guerra delle associazioni contro un fenomeno dilagante

3 Ag 2017

Il gioco d'azzardo è sempre più un fenomeno di massa che rischia di creare nuovi poveri, per questo le associazioni puntano ad una legislazione forte.

In Italia esistono due correnti contrapposte per quel che riguarda il gambling. Da una parte vi è uno Stato incapace di porre un freno ad un fenomeno sempre più dilagante, dall'altro delle Associazioni che si battono per combattere una realtà, che rischia di creare una nuova classe sociale, quella dei malati di GAP.

Una nuova classe sociale

Quello del GAP è un fenomeno che in Italia fa discutere. Non vi sono dati certi su quanti siano i malati, né se questi lo siano effettivamente. Molti sociologi e psicologi vedono nel ludopata solo una persona, già affetta da altre sintomatologie, come ad esempio l'alcolismo, che cerca nel gioco una sorta di riscatto sociale.

Questa tesi va in contrasto con quanto stabilito dall'Associazione Psichiatri Americani nel 1980 che riconobbero nel GAP un "disturbo del controllo degli impulsi non classificati". Si tratta di un “comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco che comprende gli aspetti della vita personale, familiare e lavorativa del soggetto". Ciò che realmente manca in Italia è una casistica sui ludopatici, senza cui, è impossibile stilare un vero programma d'azione. La verità è che, in un paese come l'Italia, dove oltre 30 milioni di persone hanno giocato almeno una volta nell'ultimo anno, i malati di GAP sono in continuo aumento. Si tratta quasi di una nuova classe sociale perché sono persone che trascurano la propria vita per dedicarla unicamente al divertimento ludico. La ludopatia, dunque, non causa solo problemi economici, ma anche lavorativi e relazionali. Per questo motivo, molte associazioni si battono per tentare di fermare il gioco d'azzardo, ormai diventato terza industria dello stato dopo Eni e Fiat.

Le richieste delle associazioni

In una lettera aperta del 23 maggio scorso, alcune associazioni che da anni si battono contro il gioco d'azzardo (come ALEA, AGESC e AND) hanno chiesto formalmente al governo di agire in modo da limitare il più possibile il gambling. Uno dei punti cardine su cui le associazioni puntano è l'abolizione di ogni forma di pubblicità. Finora lo Stato ha solo deciso di vietarla nelle trasmissioni radiofoniche e televisive “generaliste” e in quelle indirizzate prevalentemente ad un pubblico di minori. Per le associazioni è inaccettabile che si dia la possibilità di fidelizzare il gioco attraverso azioni promozionali, neanche dietro la dicitura del “gioco responsabile” che considerano solo uno specchietto per le allodole. Connesso a questo problema, vi è quello delle banche dati delle case di gioco online. Si ritiene dannoso, infatti, che queste siano in possesso di informazioni da cui, ad esempio, è escluso il Ministero della Salute. Per questo si richiede che queste passino di mano per permettere un maggior controllo sui giocatori e sui loro flussi di gioco.

Regioni contro Stato

Il vero punto cardine della questione gambling, è, però, l'autonomia legislativa regionale rispetto allo Stato. Questa è stata riconosciuta anche da vari enti giuridici come la Corte costituzionale e il Consiglio di Stato che hanno confermato l' imprescindibilità del contributo normativo e regolamentare in materia di contrasto all’azzardo di Regioni e Comuni.

In uno Stato sempre più immobile sulla questione, per non andare contro i propri interessi economici, le Regioni e i Comuni vengono visti come unici paladini del gambling. Dare maggior potere a questi enti permetterebbe di limitare sul territorio le case da gioco e di combattere al meglio un fenomeno sempre più dilagante che rischia di spazzare via più di una generazione di italiani e creare una maggior diseguaglianza sociale.

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Gennaro Donnarumma

Giornalista, @Spazio_Napoli .it e poi Rompipallone.it. Mi piace raccontare ciò che vedo e vivo, a modo mio. Nel tempo libero studio

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