Gioco d'azzardo: la geolocalizzazione come nuovo strumento di tutela dei giocatori
In un'intervista rilasciata ai colleghi di Jamma, Manu Gambhir, CEO di Xpoint, ha affrontato l'argomento della geolocalizzazione, tecnologia diventata fondamentale per il gioco online regolamentato. Gambhir ha effettuato una panoramica di un settore, che, dopo essere nato negli Stati Uniti si sta espandendo a livello globale.
Dagli Stati Uniti al Medio Oriente. Come nasce l’esigenza di controllare la posizione del giocatore
Manu Gambhir nella sua analisi sul mercato della geolocalizzazione nel gioco regolamentato è partito dalla sua azienda, Xpoint, fondata nel 2019 e oggi oggi uno dei principali fornitori di soluzioni di geolocalizzazione per l’industria del gioco online.
Il motivo del successo dell'azienda sta nei cambiamenti che si stanno vivendo in questo periodo. Come ha dichiarato Gambhir, viviamo in un mercato sempre più attento alla conformità regolatoria, alla prevenzione delle frodi e alla responsabilità sociale. La geolocalizzazione si sta affermando come una tecnologia strategica. Per questo motivo oggi Xpoint è approvata in 27 Stati degli USA, in Ontario e Canada, e fornisce i propri servizi a piattaforme digitali di scommesse sportive e fantasy betting come Bet365, PrizePicks e Sporttrade.
Nel corso dell'intervista ha anzitutto parlato di come è nata la necessità di geolocalizzare il giocatore. Come ha spiegato Gambhir «Quando il New Jersey è stato il primo Stato a legalizzare il gioco online, è emersa rapidamente un’esigenza fondamentale: garantire che non venissero accettate scommesse nemmeno a pochi metri oltre i confini statali, perché ciò avrebbe costituito un reato federale». Dunque questa tecnologia ha preso piede per evitare un crimine.
A oggi, però, non sono solo gli Stati Uniti a utilizzarla. Da quando fu creata, otto anni fa, si è sviluppati in altre parti del mondo come Canada, Brasile ed Emirati Arabi Uniti. Qui, a differenza degli Stati Uniti, la motivazione dell'utilizzo non era legata al controllo del rispetto delle norme, bensì a quello di creare barriere differenti.
Come afferma Gamvhir «Ci sono altri Paesi in cui le sensibilità religiose e culturali sono tali che i fornitori di geolocalizzazione, tra cui Xpoint, hanno creato barriere geografiche attorno a moschee ed edifici governativi. Se una persona entra fisicamente in queste aree, l’accesso al gioco viene automaticamente bloccato. Non appena la persona esce, può tornare a giocare».
Tuttavia, esistono anche situazioni differenti in cui viene utilizzata la geolocalizzazione. Uno di questi è ad esempio creare geofence attorno a tutte le scuole superiori del Paese, frequentate da minorenni. In questo caso non si tratta di un obbligo di legge o religioso, ma di una scelta.
Geolocalizzazione per contrastare le frodi
Manu Gambhir, nel corso dell'intervista a Jamma ha parlato anche dell'utilizzo della geolocalizzazione per contrastare i tentativi di frode. Una delle pratiche più diffuse tra i truffatori, infatti, è quella di creare migliaia di account utilizzando identità e carte di credito rubate, spesso per sfruttare i bonus di benvenuto offerti dalle piattaforme di scommesse. La geolocalizzazione previene proprio queste pratiche dato che il solo controllo dell'indirizzo IP non è sufficiente. Come spiega il dirigente «Il metodo basato sull’indirizzo IP può essere impreciso anche nel 20–30% dei casi, soprattutto sui dispositivi mobili o nelle aree di confine. Inoltre, è facilmente aggirabile tramite VPN o strumenti più sofisticati».
Proprio per il suo largo utilizzo, secondo il Ceo di Xpoint è necessario investire nella geolocalizzazione. Come fa notare «i benefici vanno oltre la conformità. Una tecnologia più avanzata consente di ridurre le frodi, rafforzare la responsabilità sociale e prepararsi a futuri obblighi fiscali o regolatori. Molti operatori capiscono che un investimento iniziale più alto può tradursi in risparmi e maggiore sicurezza nel medio termine».
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