Gioco d'azzardo illegale in costante aumento senza adeguate contromisure: i casi studio di Stati Uniti e Europa
Durante il panel «How can Europe effectively tackle the growing illegal gambling epidemic?» si è parlata dell'espansione del gioco illegale online, analizzando il caso degli Stati Uniti in relazione alla teoria della canalizzazione che afferma come basti offrire un’alternativa legale attraente per assorbire naturalmente la domanda dal mercato nero.
Il caso degli Stati Uniti: l'esempio perfetto
Gli Stati Uniti sono l'esempio perfetto di cosa succede quando si legalizza un mercato dopo decenni di restrizioni. Per comprendere i vari passaggi bisogna seguire il contesto in cui si è sviluppato il gioco d'azzardo.
Prima della sentenza Murphy v. NCAA del 2018, il PASPA (Professional and Amateur Sports Protection Act) negli Stati era vietato legalizzare le scommesse sportive, mentre il Wire Act e l’UIGEA regolavano i pagamenti online. Ciò finiva per creare un quadro frammentato tra normative federali e statali.
La situazione è cambiata dopo la sentenza della Corte Suprema. A quel punto circa quaranta Stati più il District of Columbia hanno introdotto forme di scommesse legali. Attualmente trentadue di quei quaranta stati offrono anche canali online dove scommettere. Questo però non ha fatto altro che creare una maggior confusione che ha favorito il mercato nero. Secondo una felice definizione dell'imprenditore Matt Zarb-Cousin si è passati a un fenomeno di supplementazione piuttosto che di sostituzione.
Infatti, il mercato regolamentato ha creato nuove domande attirando giocatori che prima non scommettevano affatto o lo facevano sporadicamente. Tuttavia, coloro che giocavano illegalmente sono rimasti nel settore nero perchè consolidati in anni di monopolio de facto. A oggi, secondo gli ultimi dati, circa un terzo del mercato statunitense è composto dal gioco illegale e circa un giocatore su dieci usa esclusivamente canali illegali.
I motivi di questa «resistenza» sono da cercare in limiti di puntata più alti, nell'assenza di verifica fiscale sulle vincite e nei prodotti di gioco vietati nelle giurisdizioni regolamentate.
Qual è la situazione in Europa?
Durante il panel si è analizzato anche il quadro europeo, la cui situazione risulta peggiore di quella americana. I dati parlano chiaro. Secondo il report Yield Sec per la European Casino Association nel 2024, il 71% del mercato online dell’Unione europea in termini di ricavi lordi è finito su operatori non autorizzati. Ciò ha portato a oltre ottanta miliardi di ricavi lordi e circa venti miliardi di euro di gettito fiscale mancato.
Questi dati segnano il crollo della teoria della canalizzazione. Non basta aprire le porte del casinò legale senza un’azione repressiva seria. Per combattere il gioco d’azzardo sarebbe necessario trattarlo con la stessa determinazione riservata al traffico di stupefacenti o alla vendita di prodotti contraffatti.
Il problema però, sta nella differente regolamentazione tra il gioco nero e le altre forme di illegalità. Oggi, in Europa l’enforcement è affidato a unità sottodimensionate all’interno delle autorità di regolamentazione e hanno budget molto bassi. Non c'è neanche una unità di polizia o comunque di forze dell'ordine che abbia una formazione tale per contrastare questa piaga. Insomma: c'è assoluta impreparazione a contrastare il gioco illegale.
Tutto ciò nasce da una mancanza politica. A oggi il gioco illegale non è visto come un reale pericolo, ma più come un fastidio che prima o poi si risolverà da sé.
Per debellare questa piaga occorre una presa di coscienza da parte delle istituzioni. Sarebbe necessario alzare gli standard nel mercato regolamentato, con la creazione di task force che combatta esclusivamente il gioco nero. In questo modo si impedirebbe l'accesso ai giocatori ai canali illegali. Ovviamente, questa azione andrebbe intrapresa anche con campagne comunicative a spese degli stati e non delle aziende mirate a informare gli utenti.
In assenza di queste misure, il gioco illegale continuerà a prosperare e la situazione non potrà che peggiorare.
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