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Come è cambiato il mondo del gioco online nell'era del Covid-19

giu 03

Il Coronavirus ha spinto molti ad interrogarsi su tanti aspetti. Su tutti quello del mondo digital. Samuele Fraternali, direttore dell’Osservatorio Gioco Online e Digital del Politecnico di Milano, assieme ad Andrea Manusardi, customer interaction & monitoring research manager di Doxa, hanno provato a rispondere analizzando gli scenari per il gioco online.

Il tema è stato affrontato sul numero di maggio della rivista di Gioco News, in uno speciale in cui è stata analizzata nel profondo la questione. Fraternali è partito da un assunto di fondo: capire l’evoluzione del gioco online e del mobile nei mesi di lockdown, che hanno innalzato la raccolta a marzo 2020. Durante il periodo di quarantena tutti i mercati digitali hanno visto un’accelerazione del consumatore verso i settori online a fronte della chiusura del retail: “In effetti sono cadute barriere di varia natura che allontanavano l'utente dai mercati online come la fiducia nel digitale, la sicurezza percepita e associata che era ancora molto bassa o anche la capacità di muoversi nel web” – ha detto.

Praticamente molti giocatori hanno provato l’online per la prima volta, finendo per esserne attratti dai casinò italiani e da altre piattaforme di gioco. Conoscendo nuovi canali, ne hanno apprezzato la virtù e gli ostacoli storici di cui sopra sono caduti. Perché, sostiene Fraternali, i giocatori hanno dovuto e hanno voluto abituarsi al digitale.

Per quel che riguarda i dati, si parla di un impatto esponenziale: i poker e i casinò hanno vissuto un bimestre d’oro, meno invece il mondo delle scommesse che ha subito un freno drastico. Ma il consumatore, superata del tutto la crisi, resterà fedele al digitale o compirà la migrazione inversa, tornando al gioco fisico? Secondo le stime del Politecnico di Milano e del pool di ricercatori di cui è capo Fraternali, si è passati da 1 a 10 nei consumi digital in Fase 1, ragion per cui in una ipotetica fase di “vita normale” si registrerà, in previsione, un calo magari spendendo però cifre consistenti: “Si tornerà anche all'esperienza fisica a patto che sia come prima del Covid-19. In ogni caso l'emergenza avrà fatto da volano per lo sviluppo di questi servizi che l'utente abiliterà in vari momenti della sua vita” - sentenzia Fraternali.

Ci sarà da analizzare le reazioni, nelle prossime fasi post crisi, da prodotto a prodotto. Tutti quei giochi online, legati al gioco fisico, continuano a soffrire, mentre altri potranno essere replicati più fedelmente e più facilmente. Ad oggi le limitazioni pur sempre vigenti, secondo Fraternali, porteranno gli utenti ad auto-imporsi delle abitudini molto simili a quelle vissute nella Fase 1 e per questo è prevedibile un calo iniziale, precedente ad un successivo periodo di crescita per i prodotti digital.

Assume sempre più centralità, per questo, il concetto di fidelizzazione, come dimostra il successo di Snai. Seppur il Decreto Dignità abbia imposto determinati limiti all’attività di marketing, la comunicazione responsabile deve essere alla base di ogni strategia, per non commettere alcun tipo di errore. Questo porterà, sostiene Fraternali, molti operatori ad attivare specifiche promo, come quella royalty o one-to-one per utenti e consumatori finali durante l’esperienza di gioco: “Un'offerta molto diretta, costruita ad hoc mentre si sta già giocando. Le aziende dovranno valorizzare al massimo quegli elementi che possano rendere sempre più gradevole l’esperienza digitale” – dice, per star sempre più vicino ai vecchi utenti e, soprattutto, prendersi cura dei nuovi.

Andrea Mansuardi invece è convinto che il lockdown abbia accelerato tutta una serie di processi che, per le società di gambling, sono fondamentali. Il Covid-19, è innegabile, ha penalizzato ma non bloccato. E Doxa, nei mesi di quarantena, ha continuano il suo lavoro. Secondo il suo parere la situazione lascerà degli strascichi importanti, dato che la situazione del mercato è tutt’altro che semplice. Con il taglio ai giochi, è andata in crisi tutta la situazione della cassa. Il gioco online consola, ma la riapertura come sarà? Mansuardi non ha dubbi: “Il mondo dei giochi tradizionali potrebbe riprendere in tempi piuttosto veloci, poiché l’online è fortemente legato alle scommesse ed è molto dipendente dal fenomeno sport”. Ovviamente, mancando i campionati, mancano anche i mercati e quindi la materia “prima”.


Quel che è certo è che le aziende pure di online vivono in una condizione di maggior agilità rispetto a quelle che invece operano anche nel settore fisico, massacrate dai Decreti degli ultimi mesi. Spiccano, in questa situazione, i casinò online, fondamentali per la spesa ma il confronto tra giocatori di casinò e quelli di scommesse è impietoso. Il poker, da par suo, ha vissuto un’autentica rinascita e come mezzo di intrattenimento ha raccolto parecchi consensi. Si va verso la soluzione della multicanalità? Si tratta, per Mansuardi, di un tassello fondamentale, soprattutto per il supporto del passaggio dei giocatori sul mezzo online: “Soprattutto perché sono ancora tantissimi gli utenti che non sono così evoluti dal punto di vista digitale. Per questo chi ha un canale fisico può sfruttarlo per cercare di avvicinare il giocatore al digital. Fisico e remoto dovranno integrarsi sempre di più e chi saprà farlo meglio avrà dei benefici” – ha sottolineato.

Quello per il settore digital è un momento d’oro: con tutte le costrizioni messe in atto la crescita è stata notevole in ogni campo. Ora per gli operatori la sfida più difficile, secondo il numero uno di Doxa: semplificare i passaggi perché per certi tipi di target è fondamentale approfittare di questo cambiamento e la gente dovrà sforzarsi anche a fare la spesa via online. La trasformazione del digital, da fenomeno di nicchia a certezza è appena cominciata.

E per gli eSports, invece, come è la situazione? Anche qui Mansuardi va sul sicuro: si tratta di un fenomeno di nicchia, con l’utente tradizionale che si trova a suo agio più coi virtual betting che coi videogiochi competitivi. Quello degli eSports è un fenomeno giovanile che si svilupperà, pur senza diventare un driver di sviluppo centrale: “Per i target più tradizionali credo che le virtual betting possano avere maggiore presa. Perché riproduce fenomeni in essere. Mancando il fattore di competenza e a quel momento la scommessa virtuale può sostituire un po’ di più le tradizionali rispetto agli esports. Lo stop del campionato, tra l'altro, ha rallentato anche le squadre virtuali” – ha concluso Mansuardi.