L'industria del gioco, come tutto il Paese, attende riforme e riordini

Ancora attese per il Governo e la crescita economica: si dovrà aspettare giugno per conoscere meglio il futuro dell’attuale legislatura e delle sue mosse e misure per il Paese, non ancora attuate, come sottolineato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. Si dovrà aspettare, come ormai sovente avviene, il secondo semestre dell’anno in corso per le misure previste nel Decreto Dignità, nella “flat tax”, il cui costo è ancora sconosciuto ai più, per il semplice fatto che non ci sono mai stati calcoli e dati reali.

Conte, a gennaio, prometteva un 2019 di crescita, dopo un inizio quantomai lento. Ma, probabilmente, tutto resterà in stallo e così com'è, fino al prossimo 26 maggio, giorno delle elezioni europee: intanto l’Italia è oggettivamente bloccata. L’appuntamento è decisivo, alle europee, nonostante riguardi un organismo bistrattato e spesso maltrattato come il Parlamento Europeo. Intanto gli italiani aspettano un cambio di marcia ancora disatteso, dal momento che dalle riforme non arriva, o non è arrivato, per meglio dire, ancora nulla.

Da questo governo, da qui le ragioni della sua stessa esistenza, gli italiani si aspettavano, anzi pretendevano, un cambiamento, più volte annunciato ma mai attuato. Sarebbe anche quasi giunto il momento, ora, nel bene e nel male. D'altronde è cosa nota che le elezioni per Bruxelles non dovrebbero avere conseguenze dirette sui singoli governi nazionali ma le conseguenze indirette potrebbero sortire un certo effetto. Sia per l’attuale maggioranza, che potrebbe vedere consolidato il consenso per una parte a discapito dell’altra (Lega-5Stelle), sia per la minoranza, con il centro-sinistra e col PD, guidato dal neosegretario Zingaretti, chiamato ad una prima prova del nove per capire quanti e quali margini è possibile avere per ritornare in auge in Italia. Intanto, le chiacchiere stanno a zero e l’Italia aspetta giugno per futuri sviluppi.

E non sfugge, chiaramente, nemmeno il gioco pubblico: la scadenza fissata per l’entrata in vigore effettiva del Decreto Dignità resta a luglio, mentre si attendono le linee guida definitive che dovrà emanare AGCOM, soggette anch'esse a rinvii e destinate a slittare con ogni probabilità a dopo le elezioni. Intanto, di Riordino del settore nemmeno più si parla. Prima citato, poi annunciato dal governo e mai attuato, finanche ignorato in tempi più recenti.

Anche qui si attendono i risultati elettorali, o invece quelli economici? Non si sa, ma si spera che quanto prima se ne torni a parlare, evitando che la situazione degeneri in via definitiva, come le premesse sembrano far facilmente ipotizzare. Intanto gli addetti ai lavori devono muoversi sulla difensiva. Ma per il gioco pubblico, in una crisi che più crisi non si può, occorre guardare al futuro con una parvenza di ottimismo. Qualche passo, in questo senso, è stato compiuto, dalla nomina ad Alessio Mattia Villarosa, delegato ai giochi, come ratificato dal Consiglio dei Ministri. Un incarico che non era scontato. E se si pensa che tale delega va ad affiancare quella già assegnata in precedente all'altro sottosegretario Giancarlo Giorgetti di materia di match-fixing, quindi strettamente legata al mercato delle scommesse sportive, si può dire che il governo attuale sembra essere quello con le più ampie intenzioni di riforma rispetto al mercato del gioco.

Ma la partita resta aperta e si dovrà attendere i prossimi mesi per vedere qualche attuazione degna di nota: il Governo, intanto, avrà modo, col nuovo sottosegretario, di farsi un’idea sul settore, si spera stavolta priva di pregiudizi e dietrologie, prendendo una posizione, anche ideologica, che sostenga l’industria e che faccia il bene dell’intero paese. Senza una manovra aggiuntiva, infatti, dal gioco occorrerà prendere altri soldi, sempre e comunque. E il comparto, che assicura sempre una larga fetta di torta, non può permettersi di rischiare un collasso. Occorrono riforme, degne di tale definizione ed un Riordino irrinunciabile anche per il superamento delle singole questioni territoriali. Si spera che sia una priorità irrinunciabile, anche per l’attuale Governo.