Inghilterra, il gioco legale rischia di crollare

mar 23

Betting and Gaming Council, l’appello al Ministro del Tesoro: “Così il settore gioco rischia di crollare”

La Gambling Commission, ente regolatore del gioco pubblico nel Regno Unito, omologandosi alle disposizioni del governo centrale, ha emanato una serie di linee guida per tutti gli operatori della filiera britannica, fisica e online, sulla gestione del settore in un momento di emergenza totale come quella che il virus sta scatenando in Inghilterra.

Ora, il Betting and Gaming Council, organizzazione che rappresenta la quasi totalità del settore delle scommesse e dei giochi britannici, ivi comprese sale scommesse, gioco online, bingo e casinò, ha rivolto un appello scritto al cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, circa l’esclusione dalle misure di salvataggio di oltre 300 miliardi per la crisi scatenata dal Covid-19.

Anche in Italia, la situazione è ancora poco chiara. Sindacati e associazioni di settore chiedono espressamente l'abbassamento o eliminazione del Preu, lo stop ai distanziometri (in questo momento una assurdità) e l'abolizione del divieto di pubblicità, che ha provocato danni ingenti al settore dei casinò online e delle scommesse sportive.

I numeri della filiera inglese esclusa dalle misure di salvataggio

La notizia è che le sale da gioco e scommesse britanniche sono state escluse dal piano di salvataggio varato dal governo: si tratta di un ramo che impegna oltre 70.000 persone, per circa 3 miliardi di tasse pagate e svariati milioni versati a diversi settori, come quello dell’ippica e dell’industria turistica britannica. In questo senso, dalla Camera dei Comuni, lo scorso 17 marzo erano arrivate rassicurazioni circa il sostegno che avrebbe ricevuto l’economia britannica tutta, in un momento di forte crisi come questa. E quindi sostegno alle imprese, al di là del valore e del contributo. Esenzione dalle tasse per 12 mesi totali, alle imprese, ai punti di vendita al dettaglio, all'ospitalità e chi più ne ha più ne metta.

I freni sono arrivati, appunto, dal Ministro del Tesoro, che ha deciso di escludere dal provvedimento tutte le società di gioco, che quindi non riceveranno alcuna riduzione della tassazione. La Guida alle autorità locali sulle tariffe commerciali infatti tiene deliberatamente fuori i casinò e i club di gioco d’azzardo, quindi probabilmente anche le sale bingo. I negozi di scommesse invece vengono classificati come “servizi finanziari”.

Lo scenario è dei peggiori

Senza un reale cambiamento nell'approccio del governo, in pochi mesi molti casinò saranno insolventi e si correrà il rischio che molte attività vadano a chiusura permanente. Si tratta di imprese al dettaglio, come i punti scommesse, che sostengono la maggior parte dell’occupazione del settore: rischiano, in una sola parola, 64.000 posti di lavoro. Senza la possibilità di generare entrate dal calcio e dall'ippica, quasi il totale del mercato, il 75% per quel che riguarda le scommesse sportive con licenza nel Regno Unito. Una situazione drammatica, a dir poco.