La sconfitta elettorale del MoVimento 5 Stelle non è colpa della lobby del gioco

L’avvocato Massimo Piozzi, del Centro Studi AsTro, ha parlato delle ultime in materia di gioco pubblico in Italia attraverso una lettera aperta.

Piozzi ha tirato le somme del periodo storico particolare che stanno vivendo gli operatori del settore gioco, soggetti ad attacchi mediatici di ogni tipo, poi tradotti in interventi normativi, sia su scala nazionale, sia su scala locale. Si evince, dalle dichiarazioni rilasciate dall'avvocato del Centro Studi AsTro, come sia sempre più necessaria la regolamentazione ed il riordino del gioco legale, - tema analizzato anche dalla nostra redazione -, questione non affrontata con pragmatismo e senza il reale obiettivo, che è poi quello vero ed autentico, di prevenire ed attenuare gli effetti collaterali connessi all'azzardo, se non, sottolinea Piozzi, “in un’ottica puramente strumentale”.

La necessità di regolamentare il gioco legale - si legge nell'intervento di Piozzi - non è stata affrontata pragmaticamente, con il reale obiettivo di prevenire ed attenuare gli innegabili effetti ad esso connessi, ma solo in un’ottica strumentale. La riduzione dello spazio di manovra della politica nell'incidere concretamente sulla realtà, i vincoli che ne limitano l’azione nell'epoca della globalizzazione, della digitalizzazione e della riduzione della sovranità nazionale, inducono gli attori della politica a ricercare il consenso, deviando l’attenzione su quei settori della vita pubblica dove ancora residua uno spazio di manovra”. Ragion per cui, a parere dell’avvocato, si è elevato a rango di emergenza nazionale su problematiche che non sarebbero emergenze se analizzate con un briciolo di onestà intellettuale. A tal proposito vi consigliamo di leggere il report delle ultime rivelazioni pubblicate dall’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze.

Il riferimento, nemmeno troppo casuale, è alle dichiarazioni che il Ministro Luigi Di Maio, in campagna elettorale, ha fatto, utilizzando l’argomento della criminalizzazione del gioco legale come cavallo di Troia, a rivendicazione della bontà dell’azione del MoVimento 5 Stelle per le politiche intraprese in materia: “Si è addirittura spinto ad attribuire orgogliosamente all'aumento della tassazione sul gioco una valenza punitiva che, però, mal si addice allo spazio riservato alla funzione impositiva in uno Stato di diritto che non può che riguardare solo i redditi leciti, quali sono quelli prodotti dagli operatori del gioco”- prosegue Piozzi. Stando all'avvocato il contesto in cui Di Maio ha lanciato le sue ennesime provocazioni al mondo del gioco è un tipo di contesto giudicato idoneo a fini elettorali, nell'intento di plagiare, si potrebbe dire, parte dell’elettorato sottolineando la necessità della sua azione politica su un tema ritenuto problematico. Ma sempre alla luce delle sue convinzioni politiche.

Ma Di Maio, come sottolineato da Piozzi, non è il solo ed i casi emblematici sono in aumento esponenziale: “Altro caso emblematico è quello del Sindaco di Ventimiglia, la cui campagna elettorale è stata tutta impostata nel rivendicare la sua battaglia contro il gioco, nonostante il Comune da lui amministrato sia purtroppo afflitto da problematiche obiettivamente ben più gravi. In entrambi i casi citati l’insuccesso elettorale è stato inequivocabile, come pure quello della Giunta Chiamparino resasi autrice di una legge, finalizzata al contrasto alla ludopatia, che ha determinato l’espulsione dall'intero territorio regionale di un settore economico (quello appunto legato al gioco), riconosciuto invece lecito dallo Stato, senza peraltro che si siano evidenziati risultati tangibili nella lotta alla ludopatia”.

Ora la provocazione di Piozzi: data la sconfitta elettorale, c’è da aspettarsi che sia un prezzo pagato per la battaglia a spada tratta portata avanti contro il gioco d’azzardo? Sarà colpa della lobby dell’azzardo?

Piozzi, nel suo intervento, ha voluto altresì lanciare una riflessione utile a tutti, senza mettere in discussione alcuna legittimità politica e facendo riferimento a quel che per lui è stato un errore di strategia, commesso da quanti hanno ritenuto il gioco emergenza nazionale per l’opinione pubblica del Paese, al punto da incentrarvi una intera campagna elettorale, senza trovare alcuna soluzione cosa che ha portato: “In buona sostanza, il tema in discussione si risolve nella risposta al quesito che muove da un dato logicamente incontrovertibile: gli operatori del gioco, colpiti da messaggi politici e da interventi normativi da loro reputati (giustamente) offensivi ed afflittivi, sono stati inevitabilmente portati a punire elettoralmente le forze politiche autrici di tali condotte”.

Una battaglia, quella condotta contro il gioco, fin troppo elevata a priorità, perché ritenuta fondamentale per gli equilibri elettorali, cosa smentita nei fatti e nei risultati.