Nuovo DPCM, il gioco trema: un nuovo lockdown segnerebbe la fine per il settore in Italia

data di creazione: ott 22
Scritto da Luigi Fontana

Le prossime ore diventano decisive. Non dovrà aspettare più una settimana, come sembrava in precedenza, il gioco d’azzardo per conoscere il suo destino. Entro domenica sera potrebbe arrivare un nuovo DPCM che sancirà, quasi sicuramente, la chiusura di tutte le attività non essenziali. A rischio restano il gioco, certamente, ma anche piscine e circoli sportivi.

L’impennata di contagi delle ultime ore non ammette mezze misure e sulla scia di alcune realtà regionali, non ultima la Campania, il Governo va verso l’applicazione di misure più che straordinarie, che riguardano tutte una sorta di mini-lockdown per salvare la situazione, in primis economica, prima che sia troppo tardi.

Ore di incessanti discussioni tra i fronti del Governo.

Gli intransigenti, con a capo Roberto Speranza, chiedono un lockdown su scala nazionale. I moderati, guidati dal Premier Giuseppe Conte, invece perseguono una linea più soft, che non preveda chiusura per scuole, commercio, artigianato, ma che vada a tamponare su trasporti ed occasioni pubbliche. Chi ne fa le spese è dunque tutta quella serie di attività non “essenziali”, quantomeno ritenute tali.

Il gioco, già vittima in primavera di restrizioni e limitazioni, è il primo della lista. Una scelta così forte è forse inevitabile ma metterà in ginocchio un settore già compromesso da oltre cento giorni di chiusura, vittima di perdite assurde e inascoltato dal Governo per quel che riguarda sussidi e aiuti di natura economica. L’intero segmento del gioco oggi chiede lo spostamento dei termini di pagamento del PREU, anche alla luce di un mutato cambio di scenari.

Per ora solo silenzio e una possibilità, quella del coprifuoco mixato al lockdown esteso per due settimane quantomeno per tamponare dei numeri che cominciano ad avere il sapore di tragedia. Intanto, in attesa di nuove notizie dal Governo, le Regioni proseguono sulla loro linea. Coprifuochi ormai partiti in Piemonte, Umbria, in Campania, dove il presidente De Luca è al lavoro per un piano socio-economico che possa quantomeno garantire una forma di sostentamento per attività che vanno inesorabilmente verso la chiusura. Infine la Liguria, dove invece le limitazioni sono già molto più invasive: dalle 18.00 di ogni sera dovranno cessare le attività non solo le sale ma anche le stesse slot installate nei bar e nelle tabaccherie. Un colpo al settore, piccolo per ora. E solo per ora. I tempi che seguiranno, ormai, sembrano quanto più bui.