Prediction Market: gli Stati Uniti si schierano, ma la UE rimane ancora in bilico tra scommesse e criptovalute


La regolamentazione dei prediction markets è una delle questioni ancora aperte nel settore del gioco d'azzardo. Da tempo ci si interroga sulla possibilità di assimilare questo mercato alle scommesse.
Negli Stati Uniti, due sentenze hanno dato ragione alle autorità statali, seppure con motivazioni differenti, entrambe a sfavore di Kalshi, piattaforma specializzata nei mercati predittivi. Ad agosto, il 'Nono Circuito' si è schierato dalla parte dello Stato del Nevada, che chiedeva di considerare i contratti sportivi di Kalshi una forma di scommessa. Secondo i giudici, infatti, «si tratta di scommesse sportive, a prescindere dal fatto che Kalshi le definisce swap».
Ricordiamo che con «swap» si intende un contratto in cui due parti si scambiano flussi di cassa o pagamenti basati su un sottostante.
Il 25 settembre, inoltre, la Corte d’Appello del Sesto Circuito ha stabilito all'unanimità che tali contratti non sono swap e che Ohio e Tennessee possono applicare le proprie leggi sul gioco. Le due sentenze riportano alla ribalta anche in Europa un dibattito sul quale non si è ancora raggiunta una posizione definitiva.
Come sono regolamentati i prediction markets in Europa?
A differenza degli Stati Uniti, l'Unione europea non ha ancora adottato una normativa specifica per i prediction markets, mentre in Gran Bretagna vengono assimilati al gioco d'azzardo.
Recentemente, la Commissione europea ha avviato una consultazione sulla revisione del MiCA (Markets in Crypto-Assets). Nel documento viene affrontato anche il tema dei mercati predittivi, nei quali è possibile scommettere sull'esito di eventi futuri in diversi ambiti. Una definizione che, da sola, non risolve il problema della loro classificazione giuridica.
L'UE non ha quindi ancora definito un quadro normativo unitario per un mercato in rapida crescita, lasciando aperti diversi interrogativi sulla sua regolamentazione.
La sentenza del Sesto Circuito ha adottato un criterio preciso per valutare la natura dei contratti, concentrandosi sulle caratteristiche del prodotto anziché sulla denominazione utilizzata. Un principio richiamato anche dall'ESMA (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), secondo cui il nome commerciale scelto dall'impresa non è determinante per stabilire se uno strumento rientri nell'ambito della MiFID II. Attualmente, però, i prediction markets possono ricadere in regimi differenti, a seconda delle caratteristiche dei contratti. Se vengono assimilati al gioco d'azzardo, si applicano le normative dei singoli Stati membri.
Diverso è il caso dei prodotti che possono rientrare nell'ambito del MiCA. Per questi strumenti potrebbe entrare in gioco il sistema europeo delle autorizzazioni, ma ciò non significa che una piattaforma possa automaticamente distribuire in Italia qualsiasi contratto legato a eventi futuri, soprattutto se considerato una forma di scommessa dalla normativa nazionale.
I prediction markets sono legali in Italia?
Attualmente, l'ADM può oscurare una piattaforma come Polymarket ritenendo che raccolga scommesse senza la necessaria concessione. Qualora, però, determinati prodotti rientrassero nell'ambito del MiCA e fossero commercializzati da un operatore autorizzato a livello europeo, potrebbe aprirsi un confronto sulla loro qualificazione giuridica e sull'applicabilità della normativa italiana sul gioco.
La questione resta aperta e il suo esito potrebbe incidere in maniera significativa sul futuro dei prediction markets e sul loro rapporto con il mercato delle scommesse.
