Pregi e difetti del 2018 del gioco italiano

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Quali sono i punti di forza e quali gli aspetti da rivedere per l’industria del gioco italiano? Vediamolo insieme, per capire cosa aspettarci dal 2019.

Quello che si è appena concluso è stato un anno assolutamente positivo per l’industria del gioco in Italia. Nonostante le politiche restrittive, volute dal governo giallo-verde di Giuseppe Conte, che ne limitano la sfera d’influenza e nonostante l’assenza di una normativa omogenea, compatta e uniforme in tutto lo stivale, il gambling è ancora uno dei fiori all'occhiello della nostra economia.

Giochi, numeri e prime proiezioni del 2018

Lo dicono i numeri del 2018, che mettono in evidenza una spesa netta di 18.7 miliardi da parte dei giocatori, pari ad un +4% rispetto all’anno precedente. Oltre il 50% della spesa è veicolata ancora dagli apparecchi da intrattenimento (slot machine e vlt), poi figurano le lotterie a quota 30%, senza dimenticare le scommesse sportive, virtuali, e il segmento dei casinò online.

Anche Mauro De Fabritiis, partner Mag, è d’accordo nel dare rilievo alla crescita esponenziale del comparto legato ad internet: l’evoluzione dell’online, infatti, ha quasi raddoppiato l’incidenza sulla spesa rispetto a soli tre anni fa, un segnale di quanto l’Italia si stia allineando ai trend internazionali.

Fattore negativo: la crisi del modello tradizionale dei casinò

Accanto a questi numeri positivi c’è, ovviamente, anche qualche fattore negativo. Come quello della chiusura di molti casinò, come quello di Campione d’Italia, e la crisi di altri, come quello di Saint Vincent. Un fenomeno che trova spiegazione nel cambiamento dei modelli di consumo, con l’evoluzione dell’offerta dei giochi che ha incrementato la facilità di accesso dell’utente. Accanto a questo c’è anche il problema degli elevati costi di gestione, i continui interventi per la promozione delle strutture, le spese interne. Tutti fattori che hanno portato, progressivamente, alla crisi del modello tradizionale dei casinò.

Tra gli altri aspetti poco chiari di questo 2018 c’è, senza dubbio, il Decreto Dignità, fortemente voluto in particolar modo dal Ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Una riforma che ha suscitato paure, timori, contrazione della domanda e rischio di notevoli perdite, sia dal punto di vista economico che occupazionale.

Pubblicità e regolamentazione: il nodo cruciale del 2019

Nodo cruciale della questione, anche nell'analisi di De Fabritiis, è quello relativo alla pubblicità. Qui si potrà registrare il danno maggiore, - come aveva anticipato in un articolo sul Total Adv Ban -, in particolare per i concessionari online puri, costretti a ricostruire da capo la loro base di clienti. Potrebbe trattarsi, però, solo di una fase preliminare, superata la quale e compresa in maniera migliore la normativa si potrà ritagliare uno spazio nuovo per l’industria del gioco italiano. Che continua a mantenere un posto di assoluto livello nel panorama europeo. Soprattutto dal punto di vista dei modelli di regolamentazione.

L’Italia è stata infatti tra i primi paesi a regolare il gioco e il suo sistema è stato a lungo studiato e copiato nel continente. Ora, stando all'analisi di De Fabritiis, è fondamentale che l’Italia inizi a guardare, a confrontarsi e a relazionarsi anche in materia normativa, con l’esterno, soprattutto per quanto riguarda i temi del contro del gioco, della protezione dei giocatori e dei minori. Magari prendendo ispirazione dalla Spagna, che ha previsto un’autorità responsabile del controllo dei messaggi pubblicitari, l’Autocontrol, e uno specifico codice di comportamento, chiamato “Codigo de conducta”, sulle comunicazioni commerciali delle attività di gioco.

Bisogna, quindi, essere aggiornati e attrattivi anche dal punto di vista normativo. Sistemi troppo ristrettivi, chiusi e vincolati, infatti, rischiano di spingere lontano l’interesse di operatori ed investitori internazionali. Passa, quindi, anche attraverso le leggi e i regolamenti il benessere e lo sviluppo del gambling italiano.