Prelievo fiscale ai massimi livelli, è allarme sul sistema gioco in Italia

mar 09

In materia di gioco pubblico in Italia non mancano mai aggiornamenti. Con le ultime misure del governo gialloverde, infatti, è aumentato anche il prelievo fiscale sul settore ed in particolare sugli apparecchi di intrattenimento con vincita in denaro. Anzi, il prelievo è arrivato al massimo. E il sistema, tartassato in maniera ulteriore, potrebbe presto subire un vero e proprio crollo, stando alle analisi rese note da un comunicato del Sindacato Totoricevitori Sportivi.

Questo è quanto sottolineato da Acadi e Sistema Gioco Italia nelle audizioni svolte alle Commissioni Lavoro e Affari Sociali della Camera, seguiti poi a ruota dalla Federazione Italiana Tabaccai e dal Sindacato sopracitato nelle memorie presentate alle medesime commissioni riunite per discutere della conversione in legge del Decreto sul Reddito di Cittadinanza, una delle due misure del cosiddetto “Decretone” (l’altra è “Quota 100”, n.d.r) che sono andate ulteriormente a gravare sul settore del gioco pubblico italiano.

Il sistema gioco oramai non è più in grado di sostenere una pressione fiscale sempre più crescente e pressante, un fatto che rischia seriamente di ripercuotersi sull'economia reale, dal momento che sono cominciati licenziamenti e riduzioni drastiche degli investimenti in un settore storicamente prolifico nel nostro paese. Nonostante uno scenario semi-apocalittico, c’è chi ancora fatica a credere che delle stime possano concretamente trasformarsi in fatti e continua a usufruire di un comparto economico ritenuto ancora ricco di risorse. E si continuano ad evocare maggiori tassazioni e maggiori pressioni fiscali, all'insegna di uno sterile populismo che sta piegando in due l’economia italiana. Insomma, l’industria sta subendo un vero e proprio affossamento.

Il comparto gioco, in Italia, lo ricordiamo a chiarire ogni dubbio, ha prodotto un gettito erariale superiore ai dieci miliardi di euro l’anno, che significa 2,2% del gettito erariale complessivo e ancora 0,9% del PIL. Con numeri così, tartassare ancora il gioco pubblico significherebbe condannare industria e giocatori, che finirebbero alla mercé del gioco illegale, sempre più proliferante e capace di incassare circa 20 miliardi di euro. Una tendenza proibizionistica ed ostruzionista che sta ostacolando in ogni modo, a maggior ragione dopo l’approvazione nella scorsa estate del Decreto Dignità, una legale e consentita attività economica. Il curioso caso in cui lo Stato, datore di lavoro, si accanisce contro i dipendenti, diventandone il peggior nemico.

L’industria, intanto, continua a servire lo Stato. Basta pensare alle entrate erariali che, dal settore dei giochi, nel 2018, sono risultate pari a 14.552 milioni di euro, un +3,8%. A gennaio 2019, le entrate totali relative ai giochi, comprendenti anche le imposte classificate come entrate erariali dirette ed indirette, sono risultate pari a 1.389 milioni di euro, un +111 milioni di euro, ovverosia un +8,7% rispetto al 2018. Se solo si vogliono considerare le imposte indirette, il gettito delle attività di gioco è pari al +9,5%.