Meglio il riordino del settore dei giochi oggi e subito, anziché il collasso certo domani

set 18

Con la nascita del Conte Bis, sono stati nominati anche i sottosegretari al MEF e a tutti gli altri Ministeri: è tutto pronto per l’azione, manca giusto la delega ma tutto è compiuto per il nuovo Esecutivo che, nominati i 42 sottosegretari, è pronto ad avviare i lavori per risolvere tutti i problemi che attanagliano da troppo tempo l’Italia.

Si comincia dalla Manovra di Bilancio in vista del 2020, uno degli scogli principali e dei massimi obiettivi del nuovo Governo: due obiettivi, su tutti lo stop dell’aumento dell'IVA; in secundis, invece, tutto il vasto schieramento di riforme necessario per l’economia e la nazione.

Il Ministero più bollente, o tra quelli più bollenti, è quello dell’Economia: tanti cavilli da sbrogliare, da Autostrade alla questione TAV e tantissimi altri ancora. E tutti questi particolari possono influire in maniera netta e decisiva in una delle industrie maggiormente colpite negli ultimi 14 mesi, quella del gioco pubblico. Sul tavolo intanto balla tutta la questione delle concessioni pubbliche che, indirizzata alla modifica delle autorizzazioni per le società che gestiscono le infrastrutture, potrebbe determinare importanti cambiamenti su tutte quelle restanti. Anche in questo caso c’entra il gioco, soprattutto in vista dell’ormai imminente scadenza concessionaria dei principali protagonisti del gambling, da settore dei casinò online e betting al fisico, prevista per il 2022. Verranno anticipate le gare, come accaduto con il SuperEnalotto?

Intanto si continua a parlare con maggior insistenza di restrizioni significative per l’uso del contante come strumento della lotta all'evasione: un tema che potrebbe influire ancora di più sul settore giochi. Ed ultima, non per importanza, la manovra economica, chiaramente. Inutile ribadirlo che, però, tutto il settore attende un Riordino, annunciato sempre a chiare lettere da tre governi e puntualmente mancato. Non si è mai nemmeno più parlato, in concreto, della questione riforma del settore. Ed ancora oggi, quando siamo ai primi giorni di vita del Conte 2, non vi è alcun dossier relativo al comparto. Tace, finora, anche il discorso relativo alla delega ai giochi. Una assegnazione che pare essere scontata, proprio in virtù del riordino promesso a più riprese dal Governo. Assegnazione scontata, forse, ma dalle tempistiche incerte. Anzitutto perché incerto è il destinatario: chi sarà tra i due già titolari, Pier Paolo Baretta ed il già noto Alessio Villarosa, e la new entry all’Economia, Maria Cecilia Guerra?

Quel che è certo è che la riforma non ha più tempo da aspettare, perché si tratta di una impellenza tanto dell’industria quanto dei suoi componenti, tutti vittime di una baraonda normativa che ha sconquassato le sorti di una filiera da sempre tra le più virtuose, ma ormai costretta, anche e soprattutto per colpe della politica, ad una battaglia senza quartiere, prima con Regioni ed Enti Locali, e poi con lo Stato. Nella più totale ed incompleta capacità di gestire le troppe problematiche dovute ad una erronea regolamentazione. Quantomeno sulla carta, l’unione tra PD e M5S non è la miglior premessa per l’industria del gioco, dati i precedenti sia con il governo gialloverde nella sua componente grillina, sia per gli altri tre esecutivi a tinte dem, da Letta a Renzi a Gentiloni. Proprio con Renzi poi si entra in un campo più vasto dalle conseguenze enormi: la tassa sui 500 milioni voluta dall’ex segretario PD sugli apparecchi è ancora viva, senza che siano state incassate ancora tutte le cifre spettanti. Il resto è storia recente: il Decreto Dignità voluto veementemente da Luigi Di Maio ha impoverito e reso sterile un settore, laddove persiste una inapplicabilità formale e normativa ex lege. Il tutto ha messo in crisi ogni settore anche solo sfiorato dal gioco, come quello dello sport. Una condanna perenne, senza usare i giochi per rinverdire questi ed altri comparti pubblici, come avviene nel resto dei paesi europei dove il gioco ha una sua storia e tradizione.

Più nera della mezzanotte, si dice, non arriva mai: col governo cosiddetto giallorosso potrebbe però arrivare la tanto attesa riforma, dal momento che si tratterebbe di una opportunità, un po’ per tutti, anzitutto per la sicurezza e la tutela dei consumatori. Oltre a scongiurare la chiusura di tante realtà virtuose, baluardi della lotta all'illegale. Nella speranza che si ragioni, finalmente, per un riordino oggi. Per scongiurare il certo collasso di domani.

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