Sale giochi e slot machine favoriscono il contagio da Covid-19?

data di creazione: gen 13
Scritto da Gennaro Donnarumma

Il contagio da Covid-19 può o meno avvenire in luoghi come sale giochi o sale slot? Se per l’Avvocatura dello Stato non ci sarebbero dubbi circa la diretta connessione tra la riapertura delle sale un incremento dei contagi, per gli operatori si tratta a tutti gli effetti di un vero e proprio pregiudizio nei confronti del settore.

Alcuni studi effettuati negli Stati Uniti, infatti, confermano questa teoria: In particolare, i ricercatori dell’Università di Stanford, in California, hanno analizzato le localizzazioni anonime dei cellulari di quasi 100 milioni di cittadini americani residenti nelle dieci principali aree urbane, per definire i posti che avevano frequentato per comprendere come, se gestiti nel modo corretto, i dati dei tracciamenti possano generare una serie informazioni utili. E infatti, tra i principali luoghi di contagio, ristoranti, palestre, bar, hotel, motel. Esclusi i locali da gioco. Questi, infatti, secondo lo studio, non rappresenterebbero fonti di contagio.

Ma oltre agli studi di Stanford è uscito anche un altro lavoro sul New England Journal of Medicine, relativo alla vita in comunità che rappresenta come il virus sia quindi diffuso anche nell’ambiente. Anche nel caso del gioco pubblico, essendo stato questo uno dei settori maggiormente colpito dalle restrizioni e il primo ad essere chiuso dal nostro governo, nonostante nessuna evidenza di criticità dal punto di vista dei contagi.

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Ha destato quindi un certo scalpore, ma soprattutto indignazione, il contenuto della memoria presentata dalla Avvocatura dello Stato nel ricorso di alcune società di gestione di apparecchi da intrattenimento contro il DPCM che impone la sospensione delle sale giochi e delle slot nei pubblici esercizi. Infatti, è stata ampiamente e dettagliatamente contestata nella memoria presentata dai ricorrenti, e redatta dall’avvocato Cino Benelli che rappresenta gli imprenditori in questo giudizio davanti al TAR Lazio, che ha così commentato: “Le restrizioni in questione non possono essere applicate indistintamente su tutto il territorio nazionale, dovendo le medesime essere necessariamente differenziate a seconda del grado di diffusione del contagio da “Covid-19” nelle singoli porzioni di esso. Ai ‘colori‘ dei territori colpiti dal contagio dovrebbe corrispondere, infatti, anche una diversa ‘ colorazione‘ delle restrizioni apportate alle attività economiche. Il Comitato non entra esattamente nel merito della supposta ‘pericolosità’ della apertura degli apparecchi da gioco rispetto ad altri giochi che invece non sono mai stati sospesi e il cui accesso è consentito per esempio all’interno delle tabaccherie. Il CTS “non esprime alcuna valutazione tecnico-scientifica riferita alle tipologie di gioco inibite né tantomeno a quelle consentite”.

Nel nostro paese, in realtà, la scelta che continua ad essere presa nei confronti del gioco, è presumibilmente di opinione politica e in nessun modo scientifica. Il governo Conte, infatti, ha avviato una vera e propria stretta contro la filiera del gioco, iniziata con il Decreto Dignità e inasprita con l’aumento progressivo del Preu. Il settore dei giochi, allo stesso modo di altri colpiti dalle chiusure forzate dai DPCM, rischia di dover tagliare centinaia di migliaia di posti di lavoro e condurre molte piccole aziende della filiera alla chiusura. Si spera che nelle prossime settimane il Governo possa accordarsi con le associazioni di settore per trovare delle misure adeguate a tutelare la filiera del gioco e i suoi lavoratori, oltre ad avviare quel dialogo interrotto sul processo di riordino del settore.