Sapar ancora contro il Governo e Di Maio. Le motivazioni

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Ancora una volta è l’Associazione Sapar a prendere le difese dell’intera filiera del gioco, rispondendo alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in materia di divieto di pubblicità al gioco.

L’Associazione Sapar si è scagliata dialetticamente contro i provvedimenti varati dall'attuale Esecutivo. Con veemenza, Sapar ha gridato allo scandalo per via di provvedimenti che avrebbero "annullato le tutele del giocatore", con chiaro riferimento al fatto che per un giocatore è sempre più difficile distinguere un operatori di gioco regolamentati del circuito AAMS dalle piattaforme illegali, fuori sistema. L’attacco a Di Maio è senza mezzi termini e privo di alcun topo di velo: “Ha mai provato a ricercare su Google una keyword con casinò o casinò online?” si legge.

La stessa associazione ha poi divulgato una lettera pubblica a tutti i media, in cui è presente l’invito al Governo di esaminare la situazione del comparto giochi soprattutto alla luce dei recenti provvedimenti del Governo, su tutti la Manovra di Bilancio. Un “J’accuse” ancora più perentorio, dal momento che, sottolineano da Sapar, l’azzardo rappresenta da solo l’1% del PIL Italiano, con le aziende che sono presidio di legalità sui territori, con 150.000 lavoratori e costituita da 5.000 piccole e medie imprese. Non è un segreto che il gioco d’azzardo, con la sua tassazione, la più alta d’Europa, bastevole a coprire da sola Reddito di Cittadinanza e Quota100: "Siamo, ci teniamo a ribadirlo, un settore imprenditoriale legale. Siamo Sapar e rappresentiamo i gestori degli apparecchi da intrattenimento del gioco di Stato con e senza vincita in denaro, che con le attività di acquisto, assistenza ed aggiornamento del parco apparecchi versano nelle casse dello Stato – attraverso i concessionari – gli introiti derivanti dal gioco legale prodotto sul territorio nazionale", si legge nella nota.

I due governi Conte finiscono al centro della querelle a causa dei provvedimenti varati nell'ultimo anno, con Decreto Dignità in testa, la scorsa Legge di Bilancio e la cosiddetta “Manovrina” ma senza dare scosse alle multinazionali, creando invece solo danno alle piccole e medie imprese e a quello che viene definito il vero bancomat di Stato, costituito da apparecchi da intrattenimento: “L’unico ad avere una filiera occupazionale importante formata da 5mila piccole e medie aziende private e circa 150mila dipendenti. Lo Stato è il primo azionista del gioco intascando, nel caso degli apparecchi da intrattenimento, oltre il 70 percento dei ricavi del gioco”. Chiaramente per aumentare gli introiti le vincite vengono ridotte, di modo da innalzare la spesa e guadagnare, accusa Sapar, sulle spalle dei cittadini: “Tutte le altre offerte di gioco gestite direttamente dalle multinazionali dell’azzardo - continua Sapar - quali i GrattaeVinci, Lotto, Superenalotto, 10 e Lotto per citarne alcuni, non sono state minimamente intaccate dai provvedimenti del governo, il quale peraltro è stato velocissimo a far ritirare l’emendamento a firma Lotti al decreto Fiscale, solo perché indicava la via democratica ed equilibrata di spalmare la tassazione su tutta l’offerta di gioco, così da creare un livello di prelievo equo sul gioco pubblico, invece di gravare costantemente solo sul comparto degli apparecchi da intrattenimento, azzerando così i margini di remunerazione delle piccole e medie imprese del settore, senza toccare minimamente quelli delle multinazionali”. Multinazionali implicate anche nella concessione di Gratta&Vinci, come provocatoriamente detto da Sapar, circa la multinazionale con sede all'estero che, nel 2017, si è vista confermare la concessione per il gioco di Stato senza nessun bando di gara, per 800 milioni di euro a fronte di un raccolto che ha prodotto, nel 2018, circa 9 miliardi di euro.

La conclusione è quantomai tetra, con un futuro fatto più di ombre che di altro: “Il futuro non è affatto roseo: il Governo sta predisponendo un nuovo bando per consegnare definitivamente il settore degli apparecchi da gioco solamente a due o tre multinazionali dell’azzardo, alle quali poi sarà garantito un abbassamento della tassazione per garantirgli i giusti introiti. Ma nel frattempo lo Stato ha distrutto 5mile piccole e medie aziende di gestione del gioco pubblico e licenziato i loro 150mila dipendenti”.