Giochi, il testacoda italiano. Il doppio rischio dell'azzardo

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Si chiamano "mancatisti", sono coloro che sostengono che l'Italia abbia sciupato, negli anni '70, la grande opportunità di dare una spolverata al proprio apparato produttivo ammodernando l'economia del paese, in modo tale da arrivare tirata a lucido alla grande svolta della New Economy.

Il mancato cambio di passo avrebbe invece costretto la Penisola ad arrancare rispetto ai paesi più competitivi. Una tesi su cui si può ragionare, e che pare possa tornare utile per dare una spiegazione al rapporto fratricida tra Stato e settore del gioco. L'aggettivo non è usato a caso: il gioco versa miliardi nelle casse statali, risultando una delle principali voci di bilancio. Allora, che succede?

Il proibizionismo rischia di mettere in ginocchio un settore all'avanguardia

Il Governo Gialloverde non ha perso tempo, e già le primissime misure hanno palesato l'intenzione di condurre una guerra aperta contro il gioco d'azzardo. Un proibizionismo senza precedenti, che è intervenuto a gamba tesissima sugli operatori del settore, in particolare sui casinò online con licenza AAMS, mettendo a rischio uno degli spezzoni più sviluppati del paese (con l'appendice di migliaia di posti di lavoro). La risposta naturalmente non si è fatta attendere, ma le orecchie da mercante dei ministri hanno impedito la costruzione di un proficuo rapporto per rivedere i termini del faccia a faccia. Il timore, ben fondato, è quello di vedere un settore all'avanguardia messo in ginocchio a causa di pregiudizi radicati e in buona parte ingiustificati verso il gioco d'azzardo.

Ludopatia e intrattenimento

Il "caso italiano" è diventato oggetto di dibattuto a livello europeo. Ciò da un lato ha certificato l'importanza ricoperta dal nostro paese nello scacchiere del gioco, dall'altro tuttavia ha messo in rilievo le forti preoccupazioni delle principali industrie mondiali, elemento che potrebbe avere pesanti ripercussioni per l'Italia. Se ne è parlato a Malta, se ne è riparlato di recente a Londra. Il caso italiano spaventa tutti; un mercato formidabile, leader e carro trainante di una fetta importante del settore, rischia di tramutarsi in un fardello, in un fanalino di coda da cui fuggire il prima possibile.

Ma c'è dell'altro. La ferocia proibizionista, che si è manifestata tanto a livello statale (leggasi Decreto Dignità), quanto, e forse in maniera più preoccupante, a livello regionale, attraverso chiusure di sale giochi, limitazioni orari, distanziometri e quant'altro, si sta di recente indirizzando anche verso l'intrattenimento, conosciuto nel gergo del settore con il nome inglese di "amusement". Il tutto motivato dalla lotta alla ludopatia. Sicuri che si sia sulla strada giusta?

Il doppio rischio del settore dei giochi

Il settore dell'intrattenimento ha da sempre visto l'Italia all'avanguardia. Con il termine "amusement" si fa riferimento al gioco senza vincita, quello che si pratica per il puro gusto di giocare, come avviene nella sezione del nostro sito dedicata alle slot machine online gratis. Navigava a vele spiegate il "Ticket Redemption", la cui differenza con le slot machine consisteva nell'erogare dei ticket al posto del denaro, con i quali si potevano ottenere premi. Usiamo l'imperfetto perché anche qui rischiamo di rimanere con un pugno di mosche in mano.

E' scattata la moratoria anche per affossare l'intrattenimento, visto come anticamera per la ludopatia nei minori. Il problema qui, oltre agli strumenti, è la prospettiva. Sono davvero soluzioni efficaci quelle adottate dal governo? Il dubbio è lecito. Combattere il gioco legale significa (ri)dare spazio a quello illegale, che di certo non ha tra le sue principali preoccupazioni quella di tutelare il consumatore, maggiorenne o meno. Meglio pensare a vie alternative, che partano da un proficuo dialogo tra gli interlocutori.

Gli operatori hanno fatto moltissimi passi avanti per il contrasto alla ludopatia e al gioco minorile (richiesta di documenti, limite ai versamenti, sospensione volontaria dell'account, sono solo alcuni degli elementi pensati per rendere il gioco sempre più amico dei consumatori), dare una sforbiciata a questi sforzi non pare l'opzione più allettante. Più interessante invece pensare ad approcci più lungimiranti, quali ad esempio l'uso della matematica nelle scuole per insegnare ai ragazzi a calcolare le probabilità di vincita, per non farsi irretire dalle false promesse di guadagni facili. In questo modo, l'amusement rimarrebbe quello che è, il semplice gioco per divertimento, e la crescita del settore, a 360°, verrebbe guidata e accompagnata verso mete sempre più floride. In caso contrario, il ritorno in auge dei "mancatisti" apparirebbe la prospettiva più probabile, di certo non la più allettante.