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L'impatto del Coronavirus e lo stato di salute della filiera

apr 17

Il Coronavirus, con tutte le sue conseguenze, è ormai abitudine per la maggior parte del mondo. Tanto più in Italia.

Sul web oggi si ricomincia a parlare di riapertura delle attività e in particolare di riattivazione dell’offerta di gioco dello Stato. Va da sé che sia lecito interrogarsi sulle condizioni delle imprese nel settore, probabilmente tra i più colpiti a causa della pandemia e, più in generale, del lockdown esteso su tutto il territorio nazionale.

L'indagine realizzata da Jamma

I colleghi di Jamma hanno condotto una intervista su un campione piuttosto ampio, per cercare di capire la situazione attuale nel settore del gioco. Alla ricerca hanno partecipato titolari di attività (64,2%), amministratori (16,7%) e dipendenti (12%). La maggioranza del campione intervistato è particolarmente attiva nel settore degli apparecchi AWP (57,2%), delle scommesse per il 15,3% dei casi, delle sale Bingo/VLT nel 12,1% dei casi, delle scommesse e dei giochi online (il 4,7%), di giochi in tabaccheria (7%).

Dunque è emerso che:

  • il 67% delle aziende hanno fatto richiesta di Cassa Integrazione. Nel campione, un 33,8% non ha potuto pagare i dipendenti per il mese di marzo, ma per fortuna il 47,8% dei datori è riuscita a stipendiare i propri lavoratori.
  • Per quel che riguarda la tassazione, il 68,5% delle aziende è in regola con il pagamento delle imposte sui giochi (quelle indirette, come il PREU o il canone di concessione), mentre il 25,8% è in ritardo con l’ultima rendicontazione.
  • Per i contributi previdenziali, invece, più della metà del campione (56,5%) ha saldato i contributi di febbraio entro la metà di marzo, il 34,5% ha sfruttato la misura del Governo che invece ne prorogava la scadenza.
  • L’IVA invece è stata versata nei tempi previsti dal 33,3% del campione, ma non dalla maggioranza, corrispondente al 55,9%.
  • I fornitori sono stati saldati dal 50,9% del campione, il 38,7% non è invece riuscita a farlo.
  • Circa l’affitto di immobili, per il 90% sarebbe necessaria una moratoria sui canoni per il periodo del lockdown, a fronte di un 51,2% che ha saldato l’ultimo canone di affitto nei locali della propria attività.

Ma le aziende sono pronte a ripartire? E con che liquidità?

  • A queste domande solo il 32,4% ha risposto affermativamente, mentre la maggioranza non ha liquidità a sufficienza ed anzi, vive una preoccupazione tutta particolare per le limitazioni imposte all'offerta di gioco per la riduzione del contagio.
  • Ancora peggio vanno le cose quando si parla di lavoratori dipendenti: il 65,6% del campione ipotizza un taglio di personale nell'azienda. La riduzione per molti sarà del 50% del totale dei dipendenti.
  • Il 90% del campione pensa (e spera) in una lenta ripartenza da maggio, pronosticando una comprensibile riduzione del volume di affari. La metà ipotizza invece una riduzione del 50%, il 18% pensa a riduzioni vicine al 40%.

Nel campione preso in esame, l’86% gestisce slot machine, il 51,1% invece è riuscito a riprendere le monete degli hopper delle AWP ma tutte le aziende devono ancora acquistarle con il nuovo metodo di payout, per aggiornarle alla normativa vigente.