Studio sul settore dei giochi in Italia: Il futuro della filiera è a rischio

Il comparto del Gioco Lecito per apparecchi da divertimento e da intrattenimento, che consentono vincite in denaro, è un mondo complesso: sono molte le aziende che svolgono diverse attività.

Accanto a coloro che gestiscono sale dedicate al gioco lecito, si trovano le VLT e le AWP. Ci sono poi le aziende che gestiscono questi apparecchi, collocandoli da terzi. Poi imprese della filiera, i produttori, manutentori e importatori degli apparecchi da gioco. Infine sono coinvolte anche aziende con un diverso core business, ma nei cui locali si trovano slot machine e i cui proventi contribuiscono ai loro risultati economici.

La molteplicità e la variabilità della attività che costituiscono la filiera è all'origine della difficoltà di rilevare con assoluta certezza il numero degli addetti a cui il Gioco Lecito dà effettivamente lavoro. I codici attività di queste imprese sono tra i più vari, di conseguenza le informazioni desunte da fonti ufficiali rischiano di sovrastimare il settore se si sceglie di rilevare tutti i lavoratori delle aziende che presentano i codici attività potenzialmente interessati, ovvero di sottostimarli se si sceglie di limitarsi al codice di attività tipico del settore.

In primo luogo si allarga lo sguardo e si presentano le informazioni, di fonte camerale, relative alle aziende del Gioco Lecito che hanno dichiarato come loro attività prevalente quella identificata dal codice ATECO nr 92 «Attività riguardanti le lotterie, le scommesse, le case da gioco». In secondo luogo, si restringe l’analisi e si presenta un focus basato su dati ufficiali, sempre di fonte camerale, relativo alle aziende che hanno dichiarato come loro attività prevalente quella identificata dal codice ATECO nr 92.00.02 «Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone». Risulta subito evidente che questo è il settore tipico, ma con altrettanta evidenza risulta subito chiaro che il comparto del Gioco Lecito tramite AWP e VLT ha dimensioni maggiori. Questo è dovuto al fatto che molte aziende del settore hanno codici attività diversi e quindi sfuggono alla rilevazione, inoltre non vengono colte le imprese dell’indotto (costruttori, riparatori, importatori etc), come pure non assume rilievo il peso del settore assimilato, cioè coloro che svolgono altre attività, ma nei cui locali vi sono le slot machine(che assicurano proventi).

Nello specifico del settore “Attività riguardanti le lotterie, le scommesse, le case da gioco”, si distinguono tre sottocodici: 92.00.01 “Ricevitorie del Lotto, SuperEnalotto, Totocalcio etc”; 92.00.02 “Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone”; 92.00.0’ “Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse”, tutte includenti gestioni di sale da gioco virtuali su internet, attività di bookmaker, scommesse, scommesse sulle corse, sale bingo, gestione di casinò, ideazione di giochi e concorsi a premi, inclusi croupier indipendenti.

I numeri della filiera dei Giochi: imprese attive e addetti di settore

Fino al 30 settembre 2018, nel settore Ateco si contavano 6.997 sedi di imprese attive, con un totale di 11,261 unità locali e 33.698 addetti di settore.

  • Lombardia, Lazio, Veneto, Campania, Emilia Romagna, Toscana sono le prime sei regioni che, da sole, rappresentano il 69% del totale addetti;
  • Roma, Milano, Napoli, Verona, Vicenza, Torino, Rimini, Brescia, Salerno, Bologna, Treviso, Firenze, Caserta, Varese, Lecce, Frosinone, Venezia, Bergamo ed Ancora sono le venti province che da sole rappresentano il 58% totale degli addetti.
  • A livello provinciale, circa la densità degli addetti ai lavori ogni 100mila abitanti per provincia, si nota una fitta densità in una fascia ad U che va da Roma-Chieti-Frosinone-Isernia fino a Pescara-Teramo-Ascoli Piceno-Fermo-Macerata ed Ancona. Aumenta nuovamente nel Veneto, in una fascia che comprende Vicenza, Verona, Rovigo, Mantova e Ferrara.

Il numero degli addetti del settore, se si escludono gli addetti tramite concessionari, è stata calcolato sulla base di più dati, a cominciare dallo studio dati del RIES, tenutosi presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, a cui si devono iscrivere tutti i soggetti del reparto gioco; dall'analisi di informazioni su studi di settore, di rilevazioni sulla categoria.

Sono state individuate, per le imprese interessate al Gioco Lecito tramite AWP e VLT, diverse categorie, per ognuna delle quali è stata utilizzata una differente metodologia di stima: a cominciare dall'attività integrata, comprendente imprese che svolgono anche altre attività di gioco lecito, come agenzie di scommesse, sale giochi, sale bingo, negozi di gioco, ma in cui la presenza delle AWP e VLT assume un apporto rilevante come integrazione dei ricavi e nel conseguimento di risultati economici; seguono attività di gestori, ovverosia coloro che gestiscono slot machine per terzi. Segue attività settore assimilato: imprese in cui si trovano AWP (come i bar). Infine attività dell’indotto: imprese che costruiscono ed assemblano AWP e VLT.

I numeri del sistema AWP-VLT

Il sistema AWP-VLT, in Italia, escludendo coloro i quali sono occupati tramite concessionari, dà lavoro a 56.000 persone. A livello fiscale, invece, il gettito derivante da AWP e VLT supera i 6 miliardi di euro, essendo quasi il 60% dell’intero gettito del comparto giochi, che produce 10 miliardi totale. Questo gettito corrisponde alle risorse che verranno spese per reddito e pensione di cittadinanza nel 2019. Con il venir meno di questo flusso si creerebbe un impasse: per rimpiazzare le perdite ogni famiglia italiana dovrebbe pagare 234 euro di tasse annue in più.

Legge di Bilancio 2019, Pensione e Reddito di Cittadinanza dipendenti dal PREU

Fino al 2012 raccolta e gettito sono cresciute a dismisura, dal 2013 si è assistito ad una stabilizzazione del settore, mentre il gettito è aumentato ancora, a causa della aspra tassazione (che oggi in Italia è la più alta d’Europa); l’inasprimento, che si prevede possa continuare ancora, porterà ad incrementi di tassazione nei prossimi anni. Gli inasprimenti della tassazione si realizzano tramite l’aumento delle aliquote del PREU, applicate alla raccolta, cioè al giocato, e solo apparentemente non elevate. Ma se rapportate al margine della filiera ci si rende facilmente conto del rilevante impatto della fiscalità.

Nel 2019, anno in corso, l’aliquota del PREU sulle AWP ha toccato quota 21,6% della raccolta una percentuale bassa ma alta se corrisposta al prelievo che oggi è pari al 67,5% del margine competente agli operatori di settore. Il margine, al netto del prelievo del PREU, corrisponde ai ricavi delle aziende della filiera, le quali detratti i costi di gestione, pagheranno sull’utile risultante le imposte dirette (irpef/ires) e tutti gli altri balzelli cui sono sottoposte le imprese. Il contributo del duo AWP-VLT al gettito è passato, in tredici anni e poco più, dal 30 al 60% del 2017, triplicando le entrate, da 2 a 6 miliardi. Per i progetti compresi nella Legge di Bilancio 2019, Pensione e Reddito di Cittadinanza, occorreranno 6,1 miliardi totali. Senza il gioco, occorrerebbe trovare misure aggiuntive ed alternative.

Gettito e fiscalità: il margine della filiera è destinato a crollare

In undici anni le APW hanno aumentato la raccolta del 70%, crescendo in termini di gettito del 133%. Per le stesse, fino al 2015, l’aumento del gettito è stato legato alla crescita della raccolta, mentre dal 2016 il tutto è cominciato a dipendere dall’aumento e dall’inasprimento delle aliquote PREU. Nello stesso periodo si è registrato un +40% sulle aliquote PREU. Per le VLT, in sei anni, si è registrato un 58% in più nella raccolta, creando così un gettito del 360%. Nel medesimo periodo le aliquote PREU sono aumentate del +200%. Per le stesse la crescita del gettito è legata indubbiamente all’aumento della raccolta, mentre la correlazione con l’inasprimento delle aliquote è maggioritario e più forte. A causa dell’inasprimento del PREU, la raccolta è rimasta stabile sul +0,5%, mentre l’Erario ha aumentato il suo peso per 1/3 del totale, +35,47%. Il margine della filiera è crollato, riducendosi del -14,62%.

E quali margini per il futuro? Dal 2016 si è sostanzialmente verificato un aumento del gettito che si accompagna, dallo scorso anno, ad una progressiva e sempre più continua riduzione della raccolta e del fatturato del comparto Valori in milioni di euro. Dal 2015 al 2021, infatti, si stima una crescita in maniera rilevante per il peso della fiscalità: si passerebbe dunque dal 2015, anno in cui l’erario raccoglieva il 48% del totale dalle vincite al 64,5% stimato tra due anni. Nel 2022 il ricavo della filiera scenderà al 35,5%, crollando a picco rispetto al 52% del 2015. A livello marco, oltre al PREU di 6 miliardi del 2018, è stato stimato l’apporto al gettito derivante dalla tassazione degli esercizi dedicati compresi i contributi ai dipendenti del settore assimilato. Al PREU va aggiunto un altro miliardo di euro (1.089 milioni) di entrate per l’amministrazione pubblica: un totale complessivo che supera i 7 miliardi di euro.

La gestione del Gioco Lecito in Italia e l'ombra dell'illegale

Lo Stato ha affidato l’organizzazione e la gestione del gioco lecito al MEF, che si avvale, nel suo lavoro, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La gestione può essere affidata, tramite appositi monopoli, a terzi, previa adeguata garanzia di idoneità. Gli apparecchi per il gioco lecito, AWP e VLT, sono soggetti a regime autorizzatorio: l’ADM rilascia un nulla osta apposito. Le prescrizioni in materia di gestione di sale gioco al Gioco lecito, invece, sono regolamentate dalla Legislazione Statale, Regionale, Comunale e dalla Questura. Chiaramente le attività economiche per il gioco pubblico sono soggette anche ad altri controlli: oltre che dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, anche dalla Polizia Locale e soprattutto dalla Guardia di Finanza. I controlli sono aumentati a dismisura, se si considera che la sola ADM nel 2017 ha controllato 1/3 dei locali totali.

Accanto all’universo legale vive o sopravvive, nell’ombra, il ramo illegale: non esistono dati sui guadagni ma solo stime che fanno del gioco illegale, secondo le ipotesi della Guardia di Finanza, una filiera “parallela” da 20 miliardi annui. Oltre alle scommesse illecite sopravvivono anche quelle via internet e tramite l’uso di macchinette non autorizzate. Il proliferare, nell'ultimo triennio, di leggi e misure, nazionali e regionali, vieppiù restrittive (distanziometro da luoghi sensibili, orari in cui giocare, n.d.r), ha da un lato paralizzato il gioco legale, dall'altro scavato un solco per il gioco illegale.

La mancata attuazione delle norme contenute nel Decreto "Balduzzi”, che prevedeva una progressiva pianificazione territoriale delle attività del gioco lecito in modo che fossero stabilite distanze minime da luoghi sensibili (istituti di istruzione primaria e secondaria, strutture sanitarie ed ospedaliere, luoghi di culto, centri socio-ricreativi e sportivi) ha dato il via a una regolamentazione frammentata e disomogenea. Si sta assistendo ad una nuova ondata di proibizionismo: in alcune regioni il distanziometro è stato ridotto, da 500 fino a 250 metri; si sono arricchiti i luoghi sensibili (asili nido e caserme, per esempio, che vanno ad aggiungersi a scuole e luoghi di culto, n.d.r). In Piemonte è entrata in vigore la Legge 9/2016 "Norme per la prevenzione e il contrasto del gioco d'azzardo patologico" i cui effetti si sono fatti sentire nel corso del 2018, prevalentemente per gli esercizi assimilati (bar, tabaccai, etc) e si faranno sentire da maggio 2019 per le sale dedicate. La normativa appare particolarmente restrittiva: prevede un nutrito elenco di "luoghi sensibili"; i comuni possono, a loro volta, individuare ulteriori luoghi sensibili; applica il divieto di collocare AWP e VLT in locali che si trovino nelle vicinanze di detti luoghi sensibili; a tal fine si stabilisce che le "macchinette" devono trovarsi a una distanza di almeno 300 metri per i comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti, che diventano 500 metri nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti; il divieto si applica anche agli esercenti che alla data di entrata in vigore della legge gestiscono apparecchi per il gioco lecito I luoghi sensibili previsti dalla Legge Piemontese: istituti scolastici di ogni ordine e grado; centri di formazione per giovani e adulti; luoghi di culto; impianti sportivi; ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario; strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile ed oratori; istituti di credito e sportelli bancomat; esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati; movicentro e stazioni ferroviarie. In 4 mesi dall’entrata in vigore del decreto, i Piemontesi hanno ridotto del -28% le giocate alle AWP, portando poi il caso ad una vera e propria esplosione: aumentando, cioè, il gettito illegale della filiera. La filiera legale ha perso soldi e guadagni, a vantaggio dell’illecito.

Il futuro del gioco legale: 18 mila posti di lavoro e centinaia di aziende a rischio chiusura

Nei prossimi anni il peso del fisco e della pressione fiscale aumenteranno ancora sul settore, date le premesse: Il 2019 sarà un anno particolarmente critico per il settore in quanto l'aumento della tassazione (aliquota PREU) avviene sin da gennaio 2019 mentre i tempi tecnici per la riduzione del payout (che compensa solo in minima parte l’effetto negativo legato all’aumento del PREU) richiederà un orizzonte temporale di parecchi mesi. Nel 2019 si stima una possibile perdita occupazionale di 10 mila unità che potrebbe tuttavia contenersi a regime (nel 2021) in una perdita netta di 6-7 mila unità (sempre che le imprese, nel frattempo, siano riuscite a sopravvivere). Viene così messa a rischio la sopravvivenza del settore intero, se non altro di moltissime aziende. E di conseguenza viene meno una fetta consistente di occupazione: quasi 7/8 mila posti di lavoro in meno che sommati a 10 mila posti di lavoro in meno determinati dagli effetti negativi dell’aumento del PREU sugli utili delle imprese del comparto porterebbe ad una contrazione occupazionale di circa 17/18 mila unità: circa il 30% dell’occupazione del settore è perciò a rischio.