Le tasse sul gioco d'azzardo funzionano davvero?

Una recente ricerca dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università La Cattolica di Milano ha rilevato che “non c’è evidenza del fatto che gli aumenti di tassazione possano essere considerati strumenti efficaci per contrastare il gioco d’azzardo”.

Secondo lo studio recante il titolo “Ma le tasse sul gioco d’azzardo funzionano davvero?” che nasce dal confronto tra i numeri del gioco, le misure imposte dal governo sulla tassazione riferita al settore dei Giochi hanno trovato consenso presso l’opinione pubblica in quanto si ritiene che abbiano l’effetto di scoraggiare la piaga del gioco d’azzardo, ma non ci sono evidenze che confermano che l’aumento dell’imposizione fiscale sia uno strumento efficace di contrasto al gioco. Specifica inoltre che alcune modalità di aumento dell’imposizione fiscale finiranno per gravare principalmente sui giocatori, i quali spesso non rinunciano a dedicarsi all'attività perché affetti da gravi forme di dipendenza.

La convinzione che l’aumento dell’imposizione fiscale nel settore dei giochi rappresenta un valido strumento per contrastare la crescita del gioco d’azzardo, insieme alla necessità di reperire risorse finanziarie, ha indotto il governo a disporre aumenti delle imposte sul settore dei giochi all'interno del Decreto Dignità, della Legge di Bilancio e del Decreto su Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Tuttavia non esiste una chiara evidenza empirica capace di dimostrare che la tassazione sia stata uno strumento efficace per contrastare il gioco nel nostro Paese.

La raccolta dei Giochi è cresciuta negli ultimi 12 anni nonostante l'aumento della tassazione

L’evidenza arriva dal fatto che, nonostante l’aumento dell’imposizione fiscale di tutti i governi degli ultimi anni, dal 2006 la raccolta dei giochi è sempre cresciuta, fatta eccezione per il biennio che va dal 2012 al 2014, ma è inverosimile che il calo possa essere collegato agli aumenti fiscali sulle varie tipologie di giochi perché il totale giocato è tornato a crescere nel 2015 e nel 2016. Con i recenti provvedimenti del governo le aliquote del Preu sono state aumentate dal 19 al 21,25% per le Awp (le slot machine) e dal 6 al 7,5% per le Vlt (videolottery). E il payout minimo di legge è stato ridotto dal 70 al 68 per cento per le Awp e dall’85 all’84 per cento per le Vlt”, spiegano i ricercatori.

Inoltre, come ha specificato l’economista Carlo Valdes, uno dei curatori dello studio, il gettito atteso dai provvedimenti è di un miliardo all'anno per il prossimo triennio e la maggior tassazione del gioco d’azzardo rappresenta una importante fonte di finanziamento per il governo.

Consideriamo più da vicino l’analisi riportata dallo studio che conferma l’inutilità degli aumenti di tassazione e il modo in cui questa grava in primis sui giocatori.

Iter aumento tassazione AWP e VLT

Secondo l'excursus storico della tassazione descritto dallo studio, negli anni passati gli aumenti hanno riguardato principalmente le AWP, ovvero le comuni slot machine presenti nei bar e nei tabacchini, e le VLT, apparecchi più avanzati delle AWP presenti nelle sale giochi e nelle sale bingo. Le somme giocate in questi apparecchi costituiscono una parte importante di tutta la raccolta del settore: gli ultimi dati disponibili rivelano che in AWP e VLT sono stati giocati ben 48,6 miliardi di euro. Il dato rappresenta il 48% della raccolta totale del settore e garantisce il 57% del gettito complessivo. Sulla raccolta di questi apparecchi, i concessionari sono tenuti al pagamento del PREU (Prelievo Erariale Unico), imposta il cui ammontare è determinato da un’aliquota specifica per ogni tipologia di gioco. Considerando gli aumenti di tassazione degli ultimi anni si evidenzia che tra il 2012 e il 2015, la tassazione è aumentata gradualmente.

Facendo riferimento alle AWP, l’aliquota del PREU è aumentata dall'11,8 al 13% nel periodo considerato mentre il payout (ossia il rapporto medio tra vincite e giocate che deve essere restituito ai giocatori) è stato ridotto dal 75 al 74%. In questo periodo, si è effettivamente registrata una contrazione della raccolta per le AWP in percentuale di Pil. Si potrebbe dedurre che la diminuzione del gioco nelle AWP sia da ricollegarsi all'aumento delle imposte; la contrazione però era già cominciata nel 2012, un anno prima dell’inasprimento fiscale quindi - spiegano i ricercatori - la diminuzione può essere determinata da altri fattori tra i quali rientra, ad esempio, la diffusione dei casinò online.

Guardando alle VLT, l’aliquota fiscale è aumentata dal 2 al 5% tra il 2011 e il 2015. Dopo un importante aumento della raccolta delle VLT in percentuale di Pil tra il 2011 e il 2012, imputabile all'ingresso di questi apparecchi nel mercato nel 2010, la raccolta è rimasta pressoché invariata nonostante l’aliquota fiscale sia più che raddoppiata nello stesso periodo. Si deduce quindi che gli incrementi di imposizione fiscale possano aver determinato una riduzione della raccolta dei singoli giochi in questione.

Legge di Bilancio 2016 ed effetti tassazione AWP e VLT

Lo studio ha considerato gli effetti del drastico aumento della tassazione introdotto con la Legge di Bilancio 2016 considerando ancora separatamente AWP e VLT.

La suddetta legge aveva aumentato l’aliquota fiscale del PREU sulle AWP dal 13 al 17,5% e ridotto il payout minimo dal 74 al 70%. L’intervento ha portato ad una lieve diminuzione della raccolta delle AWP nel 2017, ma altre misure di natura non fiscale potrebbero essere state determinanti in tal senso. La Legge di Bilancio aveva inoltre stabilito che il numero di AWP sul territorio nazionale sarebbe dovuto diminuire del 30%. E così è stato: sono passate dalle 407.000 unità del 1° gennaio 2017 alle 259.130 di metà 2018. È ragionevole credere che la riduzione dell’offerta abbia avuto un impatto sulla raccolta del 2017. In secondo luogo, alcune normative locali hanno inserito nuovi vincoli e disincentivi all'installazione delle AWP.

La Legge di Bilancio aveva previsto anche un aumento dell’aliquota del PREU sulle VLT dello 0,5%. L’intervento non ha avuto alcun effetto sulla raccolta specifica delle VLT che, infatti, nel 2017 ha registrato valori più alti rispetto al 2015, ovvero prima dell’aumento dell’aliquota. Nello stesso periodo, la raccolta complessiva misurata in punti di Pil è invece continuata a crescere, passando dai 5,34 punti di Pil del 2015 ai 5,90 del 2017.

Tali dati confermano che l’aumento dell’imposizione fiscale sui giochi non ha necessariamente l’effetto di diminuire la raccolta. Inoltre non essendosi registrata una drastica caduta delle somme giocate in AWP e VLT, nonostante gli aumenti di tassazione, dimostra che la reazione dei giocatori all'aumento dell’imposizione fiscale (e all’abbassamento dei payout) sia alquanto contenuta. Di conseguenza non si può affermare che gli aumenti di tassazione rappresentino uno strumento efficace per contrastare il gioco d’azzardo.

Come gli interventi gravano sui giocatori? L’aumento dell’imposizione fiscale grava principalmente sui giocatori

Gli aumenti di imposizione fiscale sul gioco d’azzardo trovano largo consenso presso l’opinione pubblica anche perché si pensa che gravino sulle aziende del settore. In realtà, nella maggior parte dei casi questi aumenti gravano sui giocatori, alcuni dei quali sono giocatori problematici o affetti da ludopatia”, riferisce lo studio.

Aumenti decisi dal governo pentastellato

I recenti provvedimenti governativi, ovvero Decreto Dignità, Legge di Bilancio e Decreto su Reddito di Cittadinanza e Quota 100, hanno portato ad un aumento delle aliquote del PREU dal 19 al 21,25% per le AWP e dal 6 al 7,5% per le VLT; il payout minimo di legge è stato ridotto dal 70 al 68% per le AWP e dall’85 all’84% per le VLT. Come nel caso della Legge di Bilancio 2016, gli aumenti di aliquota fiscale (rispettivamente del 2,25 e dell’1,5 per cento) sono stati in buona parte compensati da riduzioni del payout (rispettivamente del 2 e dell’1%). Ciò fa sì che le maggiori imposte introdotte dal governo su AWP e VLT gravino principalmente sui giocatori e solo in misura minore sui concessionari.

Come ha affermato l’economista Carlo Valdes, il costo a carico dei consumatori è molto elevato in quanto, stando ai calcoli del governo, il gettito atteso dall'aumento delle imposte sulla raccolta è di un miliardo all'anno per il prossimo triennio (1.005 milioni nel 2019, 1.087 milioni nel 2020 e 1.120 milioni nel 2021).

Questo aspetto merita attenzione più di altri in quanto è proprio su questo tipo di giochi che si registra il maggior grado di dipendenza patologica dei giocatori. I ricercatori fanno riferimento ad un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità dal quale è emerso che “il comportamento problematico di gioco si associa all'uso di Slot e Videolottery. […] La percentuale dei giocatori problematici che giocano alle slot-machine (51,9%), alle Videolottery (33,6%) e alle scommesse virtuali (11,7%) è nettamente superiore rispetto alle percentuali osservate nel gruppo di giocatori sociali, ossia ai giocatori non problematici”.

Il governo è intervenuto in misura minore anche sugli altri due tipi di imposta. Nel caso delle imposte sul margine lordo (calcolate sulla differenza tra raccolta e vincite e attualmente applicate a scommesse e giochi online), sono state aumentate le aliquote dell’Imposta Unica sui Giochi, principale forma di tassazione sul margine lordo. La portata di questo intervento è piuttosto contenuta, garantendo un maggiore gettito per 80 milioni di euro annui per il prossimo triennio. Verosimilmente, anche questo intervento potrebbe essere a carico dei consumatori nel caso in cui i concessionari rispondessero all’aumento delle aliquote con ribassi dei payout.

Nel caso delle imposte sulle vincite, l’aliquota viene applicata direttamente sui montepremi ed è interamente a carico dei giocatori. Il governo è intervenuto su questo tipo di imposta con il Decreto su Reddito di Cittadinanza e Quota 100, aumentando l’aliquota fiscale sulle vincite del gioco 10&Lotto dall’8 all’11% a partire da luglio 2019. Sebbene anche in questo caso il maggiore gettito atteso sia ridotto (66 milioni nel 2019, 131 milioni nel 2020 e 131 milioni nel 2021), il maggior carico fiscale sarà interamente a carico dei giocatori.