Il settore dei Giochi e il suo New Deal

28 Dic 2016

Piano di riforme economiche e sociali. Programma di politica economica. Serie di interventi varati e attuati in seguito alla più grande crisi economica della storia. Sono queste alcune delle più importanti definizioni del New Deal, ossia quell'insieme di provvedimenti messi in atto dal presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt dopo la grande crisi del 1929. Letteralmente l'espressione sta a significare nuovo patto. Esso in realtà però consisteva in una serie di misure sulla spesa pubblica, sulla tassazione e sulle politiche monetarie. Insomma, il tutto serviva per creare delle nuove regole. E non è forse ciò che ci vorrebbe al giorno d'oggi? Ovvio che, detto così, può anche apparire un'iperbole, ma una scossa del genere sarebbe a dir poco utile e fondamentale. E gli esempi che si potrebbero fare sarebbero davvero infiniti. In molti settori infatti c'è la sensazione della necessità di un radicale cambiamento del sistema. Un sistema che, com'è chiaro a tutti, non va più.

Si può pensare al mondo dei giochi pubblici. Da troppi anni si parla di una riorganizzazione e di un riassetto, ma questo non è mai avvenuto. Ogni volta è sembrata quella buona però poi, per un motivo o per l'altro, il progetto non è mai stato portato a termine e a compimento. La strategia che è stata adottata in questi anni è stata quella di provvedimenti emergenziali, ma che non incidevano a lungo termine. Un qualcosa a breve destino e di poca portata, si potrebbe tranquillamente dire. È invece necessaria una riforma vera e propria ed è per questo che non è affatto esagerato e fuori luogo l'espressione New Deal. Ragionandoci un po' su, non c'è nulla di più corretto e giusto. È questo che si è cercato quantomeno di fare con la Legge di Bilancio del 2017. Il tutto è però poi finito nel dimenticatoio a causa della caduta del governo Renzi, dovuta alla vittoria del no al referendum costituzionale del 4 dicembre.

E ora che si può fare? Difficile rispondere così su due piedi. L'Italia non sembra essere nelle condizioni politiche, istituzionali e sociali per un piano di così grande impatto e rilevanza. L'unica cosa certa è che il settore dei giochi necessita di un intervento. Servono regole chiare, precise e dettagliate. Il rischio è quello di una totale anarchia. Di fondamentale importanza sarà la nuova riunione della Conferenza Unificata. Lì si potrebbe decidere buona parte del futuro del comparto in questione. Una delle misure che dovrebbe essere discussa è quella del taglio delle slot machine, di cui aveva già parlato l'ex premier Matteo Renzi. Ovviamente non sarà sufficiente per porre rimedio allo sbando in cui vive il gambling, ma è un primo piccolo passo verso la meta. Perché in qualche modo, d'altronde si dovrà pur iniziare. E, se non si può sviluppare un progetto ampio, tanto vale costruire il palazzo della nuova regolamentazione mattonella dopo mattonella.

Ci vorrà, senza alcun dubbio, molto più tempo. Ma ciò che conta, alla fine, è sempre e solo il risultato. E di questo occorre esserne consapevoli e coscienti.

Gennaro Donnarumma

Da molti anni mi occupo di tutto quanto ruota intorno al settore del gambling. Analizzo attentamente tutti le slot prima di recensirle, e cerco di scoprire tutti i segreti tecnologici di software house e operatori di gioco.

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