La comunicazione sul gioco responsabile si sta rivelando per lo più inefficace. È la conclusione emersa dal webinar della Fondazione FAIR, organizzato per presentare l'indagine La comunicazione sul gioco responsabile. Lo studio, basato su un campione di 1.000 italiani tra i 18 e i 70 anni, fotografa il reale livello di incisività dei messaggi di tutela sul pubblico. 

Cosa emerge dalla ricerca "La comunicazione sul Gioco Responsabile"

Lo studio si è focalizzato su come il pubblico interpreti i messaggi di tutela e sicurezza relazionati al gioco. Tra gli intervistati, spicca un gruppo particolare: un 27% di utenti che possiede un conto attivo e gioca online almeno una volta al mese. Questo segmento rappresenta un campione decisamente più ricettivo agli annunci pubblicitari rispetto alla media

L'analisi si è concentrata prima di tutto sull'impatto che queste comunicazioni hanno sulla memoria del pubblico. I dati generali rivelano che il 37% degli italiani non ricorda alcun contenuto visto nell'ultimo anno, mentre il 34% ne conserva solo un'idea vaga. Di fatto, per ben sette persone su dieci i messaggi di prevenzione rimangono inefficaci. Al contrario, solo il 29% dichiara di averli impressi chiaramente. Isolando però quel target specifico dei giocatori online, la quota di chi ha un ricordo vivido sale al 39%, anche se il livello di approfondimento delle informazioni ricevute resta comunque superficiale.

L'aspetto più critico riguarda l'incapacità degli intervistati di spiegare cosa sia effettivamente il gioco responsabile: molti ricordano la struttura degli spot o i testimonial coinvolti, ma non riescono a coglierne il messaggio reale. Questo dimostra come l'intero concetto venga percepito come una formula generica e poco incisiva. 

A confermare questa superficialità sono le risposte sul claim più noto. Sebbene il 78% del campione identifichi subito lo slogan «Gioca responsabilmente», quasi nessuno ne coglie il richiamo ai rischi per la salute.

Per il 31% degli intervistati si tratta semplicemente di un obbligo di legge o di una formula di rito. Emerge inoltre una diffusa diffidenza: una buona parte del pubblico è convinta che queste campagne servano a ripulire l’immagine delle aziende del settore, piuttosto che a tutelare i consumatori. Solo il 18% considera i messaggi un aiuto concreto per muoversi con prudenza, mentre appena un utente su cinque ritiene che questa comunicazione sia davvero credibile.

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L'intervento di Lanfranconi

Durante il webinar, Marina Lanfranconi – avvocato e Vice Coordinatore del Comitato Scientifico di Fondazione Fair – ha acceso i riflettori sulle linee guida della comunicazione. Lanfranconi ha definito «molto interessante» la raccomandazione di monitorare l'efficacia dei messaggi sul pubblico, verificando «il ricordo e la comprensione» da parte degli utenti. Questo tipo di controllo è considerato uno strumento fondamentale per ottimizzare la ricezione delle campagne di tutela e renderle davvero incisive. 

Lanfranconi ha poi analizzato il quadro normativo, dominato dal divieto totale di pubblicità imposto dal Decreto Dignità. L'avvocato ha ricordato che il successivo decreto di riordino dei giochi ha però introdotto «una ulteriore possibilità di comunicazione informativa», definita come «pubblicità funzionale alla diffusione del tema del gioco responsabile». Una novità che, a suo giudizio, ha finito per generare «un po’ di confusione interpretativa». 

Il focus dell’intervento si è poi spostato sull’articolo 15 del decreto di riordino, che separa chiaramente i due ambiti della comunicazione commerciale. Sul fronte degli obblighi, «i concessionari dovranno investire lo 0,2% dei ricavi netti in campagne su tematiche di interesse sociale e prestabilite». Si tratta di fondi destinati a «tutela, prevenzione e formazione», con un occhio di riguardo per le fasce più vulnerabili come giovani e anziani. Da qui l'invito della Lanfranconi agli operatori a muoversi rapidamente in questa direzione per accrescere la consapevolezza degli utenti. 

L'intervento di Siani

Stefania Siani, CEO e CCO di Serviceplan Italia e presidente di ADCI (Art Directors Club Italiano), è intervenuta al webinar esternando la sua sfiducia nei confronti della comunicazione attuale in tema di gioco responsabile. La ritiene inefficace in quanto veicola messaggi poco credibili e poco rilevanti, poiché non spiegano nel concreto cosa significhi giocare responsabilmente

Secondo Siani la chiave di una comunicazione efficace è saper spiegare quali siano concretamente gli strumenti che consentono di mantenere un approccio equilibrato al gioco«Il cambio da una semplice comunicazione a una comunicazione delle modalità per prevenire le derive problematiche non è ancora in atto», ha ribadito.

Tutto ciò sarebbe possibile, secondo la manager, solo con un cambio di registro e un'assunzione di responsabilità da parte degli operatori. Per questo motivo la comunicazione, dovrebbe essere capace non solo di informare ma anche di emozionare, accompagnando il giocatore verso una maggiore consapevolezza attraverso strumenti concreti, personalizzati e misurabili.

«Questa è una delle più grandi opportunità per trasformare la comunicazione in uno strumento di presidio della salute pubblica», ha affermato, indicando la necessità di una collaborazione più stretta tra istituzioni, operatori e mondo della comunicazione.

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