Il report «Misurare l’invisibile. Il mercato del gioco non regolato in Italia», promosso da Novomatic Italia, evidenzia come il gioco pubblico sia un settore strategico per l'economia nazionale. Lo studio analizza nel dettaglio l'offerta e l'andamento economico del comparto legale. 

Il gioco pubblico in Italia: Pil e impatto sul lavoro

Nel 2024 il consumo di gioco legale ha toccato circa l’1% del PIL nazionale, portando oltre 11 miliardi di euro di entrate dirette nelle casse dello Stato. Anche l'impatto sul lavoro è notevole, con circa 80.000 addetti tra concessionari, punti vendita e fornitori di servizi e tecnologie.

Siamo davanti a una delle industrie più floride del Paese, ma anche a una delle più controllate. Il sistema normativo italiano è infatti tra i più complessi al mondo: l'offerta si divide in otto comparti e più di trenta prodotti diversi tra rete fisica e online, tutti gestiti dallo Stato, che cede l'organizzazione ai privati solo tramite concessione.

Ottenere la licenza per operare in Italia non è semplice, poiché lo Stato impone paletti molto rigidi. Le aziende devono dotarsi di sistemi antiriciclaggio, blocchi per tutelare i minori e devono effettuare monitoraggio continuo delle transazioni. Inoltre, sono obbligatorie regole di gioco trasparenti, certificazioni dei software e piani concreti per il gioco responsabile.

Dati economici del gioco pubblico dal 2005 al 2024

Lo studio ha anche analizzato gli aspetti economici del gioco pubblico dal 2005 al 2024. In questo arco di tempo il mercato è passato da 27,7 miliardi di euro a oltre 157 miliardi di euro di raccolta complessiva, con una progressiva crescita del canale online. Inoltre, a partire dal 2020 il gioco a distanza ha superato quello fisico, arrivando nel 2024 a rappresentare circa il 59% dell’intera raccolta legale, con 92,1 miliardi di euro contro i 65,3 miliardi del retail terrestre. Questo cambiamento è dovuto alle mutate abitudini dei giocatori e allo sviluppo tecnologico degli ultimi anni. Gli apparecchi da intrattenimento sono stati progressivamente superati da casinò online e scommesse online che offrono una maggiore velocità e dinamicità.

A influire è anche il ricambio generazionale che ha portato a una crescita della quota di raccolta restituita in vincite ai giocatori, anche grazie a un aumento del payout medio in quasi tutti i comparti, soprattutto online. Tale aumento ha modificato il costo effettivo dell’intrattenimento per i giocatori e le dinamiche competitive tra i diversi segmenti.

Per quanto riguarda la crescita della spesa, dopo una fase di stabilizzazione tra il 2016 e il 2019 intorno ai 19 miliardi di euro, è arrivata nel 2024 a circa 21,4 miliardi di euro.

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Il sistema fiscale del gioco pubblico italiano

L'ultimo aspetto economico analizzato dalla ricerca «Misurare l’invisibile. Il mercato del gioco non regolato in Italia» è quello relativo al sistema fiscale del gioco pubblico italiano. Quest'ultimo è stato definito fortemente disomogeneo, a causa delle aliquote differenti a cui sarebbero soggetti i diversi comparti. Nel 2024 le imposte dirette generate dal settore hanno raggiunto circa 10,5 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti un miliardo derivante dalla tassazione sulle vincite e circa 440 milioni di euro di canoni concessori. Il rapporto evidenzia come circa l’87,6% delle imposte dirette deriva ancora dal gioco fisico, mentre il contributo dell’online rimane più contenuto nonostante la crescita della raccolta sul canale digitale.

Questo è il maggior problema secondo la ricerca, dato che proprio per le diverse aliquote, in alcuni settori ci sia poco spazio competitivo dell’offerta regolamentata rispetto a quella non autorizzata. Il timore evidenziato dallo studio è che questa situazione possa portare alla migrazione di parte della domanda verso operatori illegali, in particolare sul canale online.

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