Il gioco fisico continua a mancare di una legge ad hoc. Gli addetti ai lavori, dopo il completamento della riforma del gioco online, si auguravano che il settore fisico fosse a sua volta regolamentato, ma, a oggi, il Governo non ha dato seguito alle promesse. Secondo ilSole24Ore, il percorso di revisione delle regole per scommesse, sale bingo e apparecchi da intrattenimento potrebbe non arrivare al traguardo entro la scadenza della delega fiscale.

Il quotidiano rivela, infatti, che il decreto attuativo predisposto dal Ministero dell’Economia non ha ottenuto il via libera politico.

Il principale problema: il distanziometro

Il problema principale legato alla mancata riforma rimane il cosiddetto distanziometro. Il Ministero dell'Economia aveva elaborato un sistema di distanziamento differenziato tra punti vendita specializzati e generalisti. Per i primi si stava pensando a 100 metri in linea d’aria, corrispondenti a circa 150 metri pedonali, mentre per i secondi la distanza sarebbe salita a 200 metri in linea d’aria, equivalenti a circa 250 metri percorribili.

Questa soluzione doveva essere il compromesso per tutelare gli interessi economici degli esercenti e le esigenze sociali, ma ha finito per scontrarsi sui dati. Come rivela ilSole24Ore, infatti, l’impatto sulle attività esistenti sarebbe stato particolarmente significativo, determinando una riduzione del numero di punti di gioco autorizzati con conseguente contrazione del gettito erariale. Parlando di cifre, si è stimata una perdita compresa tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro.

Il problema del gioco terrestre, però, è che la mancata attuazione della riforma comporterebbe effetti immediati sul sistema concessorio. Detto in altri termini, il Governo dovrebbe intervenire nuovamente con proroghe delle concessioni già scadute o in scadenza nel comparto delle scommesse, del bingo e degli apparecchi da intrattenimento. Proprio ciò che non vogliono gli operatori. Secondo il loro giudizio, il continuo ricorso alle proroghe ha come unica conseguenza di rallentare il processo di modernizzazione del settore, favorendo il mercato illegale.

Secondo le stime richiamate nell’articolo, il mercato clandestino del gioco avrebbe ormai raggiunto una raccolta superiore ai 30 miliardi di euro annui. Risorse che sfuggono ai controlli dello Stato, alle norme di tutela dei consumatori e al sistema di prevenzione del riciclaggio. Tale situazione si ripercuoterebbe anche una flessione erariale.

Secondo i dati più recenti del Dipartimento delle Finanze nei primi tre mesi del 2026 ci sarebbe un - 7,4% del gettito, pari a circa 101 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Il dibattito resta aperto

La questione del rinvio del riordino del gioco pubblico ha scatenato un inevitabile dibattito politico. Stefano Vaccari, deputato del Partito Democratico e primo firmatario della mozione parlamentare sul riordino, ha denunciato lo «stallo politico in cui è precipitata la riforma del gioco fisico, ferma da settimane a Palazzo Chigi per le insanabili contraddizioni interne alla maggioranza».

Per il parlamentare l'attuale situazione di paralisi rischia di avere pesanti ripercussioni sia sul piano sociale che economico.

Le prospettive future secondo Morgan Stanley

Il possibile rinvio del riordino del gioco pubblico genera un dibattito anche all'estero. Secondo un report di Morgan Stanley, la scarsa quantità di tempo a disposizione per il riordino del settore rende molto probabile un mancato accordo imminente. Ricordiamo, infatti, che la tempistica programmata per analizzare il nuovo quadro delle concessioni per il gioco fisico era stata fissata ad agosto.
Viste le difficoltà di un accordo, Morgan Stanley ipotizza fino a due anni di proroga dell’attuale assetto normativo. Ciò dovrebbe portare ai pagamenti “bullet” delle nuove licenze al 2028-2029. La situazione non cambierebbe molto nel caso in cui la riforma dovesse invece andare in porto subito, dato che, in quel caso, le nuove concessioni retail entrerebbero in vigore nel 2028, con pagamenti dilazionati su due anni.

Monrgan Stanley ha anche analizzato come si stanno muovendo i principali player del settore, tra cui alcuni dei migliori casinò online italiani. Lottomatica, in particolare, viene ritenuta la più pronta per sfruttare appieno i limiti massimi legati ai tetti di concentrazione. Anche Flutter va verso un rinnovo delle licenze alle condizioni attuali.

In definitiva, secondo Morgan Stanley “il settore del gioco retail in Italia ha una struttura troppo frammentaria che rischia di avvantaggiare esclusivamente i grandi operatori”. Infatti, gli alti costi iniziali per le licenze, unite alle spese per gli investimenti tecnologici e la razionalizzazione delle reti territoriali finirà per svantaggiare i piccoli operatori regionali, incapaci di sostenere i costi elevati.
Morgan Stanley ha anche sviluppato un modello predittivo basato sulle bozze circolate sulla stampa e sui confronti con gli operatori. Gli analisti stimano prudenzialmente un rilancio del 10% in sede d’asta rispetto al prezzo base di ciascun lotto. Cifre che confermano come in Italia, il gioco d'azzardo rischia di essere un affare per pochi.

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