Da anni si parla di fornire nuove risorse al calcio italiano. Lo stesso settore richiede un aiuto statale per sostenere un comparto che, soprattutto nelle categorie inferiori, fa fatica a sopravvivere. Per sopperire a questo problema, la proposta dell'Onorevole Marcheschi torna a riprendere, almeno in parte, quella applicata a suo tempo con la Schedina e il Totocalcio. Ciò significa destinare una quota delle risorse generate dalle scommesse allo sviluppo dello sport che alimenta gran parte del mercato delle giocate. Si tratta di un'idea già a suo tempo lanciata dal Ministro dello Sport Andrea Abodi.

La nuova bozza si discosta dalla precedente per le modifiche applicate sui criteri di distribuzione dei diritti televisivi, l'introduzione di limiti alle commissioni degli agenti sportivi, gli incentivi per l'impiego di giovani calciatori italiani Under 23 e la fissazione di un tetto massimo di 80 società professionistiche.

Per quel che concerne la parte economica, è previsto, a partire dal 1° gennaio 2027, un contributo pari al 2% dell'importo giocato per ogni scommessa sportiva raccolta in Italia e riferita a eventi calcistici, da applicarsi sia alla raccolta fisica che a quella online.

Parlando del guadagno concreto che il calcio potrebbe avere da questa riforma, il calcolo è presto fatto. Gli introiti economici inerenti la raccolta sono stati calcolati in circa 16 miliardi di euro annui. Di questa cifra, il 70% sarebbe riconducibile agli eventi calcistici, per un totale di circa 11,2 miliardi di euro. Applicando il contributo del 2%, il gettito potenziale destinato al calcio verrebbe quantificato in circa 224 milioni di euro all'anno. Questi soldi sarebbero versati alla FIGC e redistribuiti secondo criteri già definiti nella proposta normativa.

Come saranno distribuite le entrate derivanti dal gettito delle scommesse sportive?

La bozza del disegno di legge voluto dal senatore Paolo Marcheschi ha definito anche la distribuzione delle risorse derivanti dal gettito delle scommesse. Il 50% dovrebbe essere destinato ai settori giovanili, al calcio femminile, alla formazione dei calciatori italiani, ai centri federali territoriali e agli investimenti negli impianti sportivi pubblici. Il 30% andrebbe ai programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia e del gioco d'azzardo patologico. Il restante 20% sarebbe destinato allo sviluppo del calcio femminile e delle scuole calcio gestite dalle società dilettantistiche. Inoltre, per evitare un incremento della pressione fiscale complessiva sul comparto, è prevista anche una riduzione dell'imposta unica sulle scommesse sportive.

L'ultimo passaggio della bozza prevede anche un sistema di monitoraggio degli effetti della riforma. Il Governo, infatti, entro ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della legge, sarebbe chiamato a trasmettere alle Camere una relazione dedicata all'utilizzo delle risorse raccolte, all'andamento economico dei club, all'incremento dell'impiego di calciatori Under 23 formati in Italia e alla destinazione dei proventi provenienti dalle scommesse.

Si attende ora la nascita di un dibattito pubblico tra chi appoggia la riforma e chi ancora ritiene che il gioco d'azzardo sia un problema. Non va dimenticato, infatti, che nella battaglia tra pro e anti azzardo è sempre aperta la questione Decreto Dignità, che i club calcistici chiedono di abolire. Non è da escludere, dunque, che sarà questa il vero campo su cui combattere e che il destino del DL Marcheschi sia legato alla soluzione di tale questione.

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